Rc auto, linea dura delle compagnie
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
ROMA. Non c`è spazio per nessuna trattativa con le associazioni dei consumatori sulla questione dei rimborsi Rc Auto. Un`intesa? Neanche per idea: «Sarebbe ingiusto prelevare anche un solo euro dai bilanci», ha detto ieri senza mezzi termini il presidente dell`Ania, Fabio Cerchiai, in un`audizione al Senato. Quindi la via sarà solo quella giudiziale, fino al massimo grado della Cassazione, ma «il danno – avverte Cerchiai – dovrà essere dimostrato davanti ai giudici caso per caso». Le associazioni dei consumatori replicano: «Le compagnie fanno fatica a digerire la sconfitta ma sono anche loro assoggettate alle leggi ordinarie».
Nessun compromesso dunque, nessun possibile accordo e soprattutto, per il momento, nessun incontro tra l`Ania e le associazioni, in «guerra» sulla questione dei rimborsi legati alla vicenda Rc Auto. Secondo i consumatori la multa dell`Antitrust, confermata da Tar e Consiglio di Stato, e la recente sentenza della Cassazione che affida ai giudici di pace la questione, aprono la strada a 18 milioni di possibili richieste di risarcimento. Di qui la proposta di mettersi d`accordo; ma per l`Ania «non ci sono transazioni possibili». Le società sono convinte del fatto loro: «Non ci sentiamo messi all`angolo – ha detto Cerchiai parlando ai senatori – Per noi non c`è il presupposto del danno e su questo non c`è dialogo. Sarebbe ingiusto prelevare a questo titolo anche un solo euro dai bilanci». La transazione, spiega parlando a nome delle compagnie, «è possibile solo se c`e il diritto, non è invece percorribile il dialogo del “vogliamo 200 euro, datecene 50“». La difesa è a trecentosessanta gradi: «Non c`è stato “cartello“, i prezzi estremamente differenziati lo dimostrano, e lo scambio di informazioni ritenuto illecito – rileva Cerchiai – non implica automaticamente un danno che deve essere valutato nel concreto dal giudice competente nella sua sussistenza e nella sua dimensione».
Non piace alle associazioni dei consumatori questo «no» secco delle compagnie. «L`Ania e le Generali, che hanno sempre vinto tutto nel Paese, fanno fatica – commenta Elio Lannutti dell`Adusbef, a nome di tutte le associazioni riunite nell`Intesa dei Consumatori, Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori – a digerire la sconfitta, ma sono anche loro assoggettate alle leggi ordinarie vigenti nel Paese e non possono invocare un ordinamento speciale». Lannutti è duro: «Il signor Cerchiai – dice – dimentica che il “cartello assicurativo“, che ha impoverito milioni di famiglie con aumenti ingiustificati pari al 96,5% negli ultimi 6 anni, è già stato condannato da Antitrust, Tar e Consiglio di Stato e dall`ultima limpida sentenza di Cassazione. Quando le società leggeranno le altre numerose sentenze di condanna dei giudici di pace che non lasciano loro scampo, saranno certamente più ragionevoli ma – aggiunge – temiamo sarà tardi per il dialogo che continuano a rifiutare». Anche Paolo Landi dell`Adiconsum, continua a insistere su «una possibile soluzione negoziata», con l`apertura di un tavolo istituzionale tra governo, consumatori, imprese e sindacati.
Dal Parlamento è unanime la richiesta di dialogo. Se Francesco Pontone(An) si dice «deluso» dalle parole dell`Ania perchè sperava che l`audizione di ieri potesse essere «un passo verso l`intesa», dall`opposizione sono Margherita e Ds a chiedere una posizione meno rigida alle compagnie. Anche la Cgil attacca duramente l`Ania, parla di «strafottente arroccamento» e ricorda che «l`unica strada percorribile è il confronto».
Un dialogo però che al momento sembra impossibile: Cerchiai, resta sulle sue posizioni e rimanda «nel futuro» un eventuale incontro con le associazioni, ma sui problemi del settore. «Abbiamo un nemico comune – dice il numero uno dell`Ania -: i costi». E le compagnie respingono al mittente anche le accuse di arroganza, mosse in questi giorni dal mondo dei consumatori. «Non siamo esenti da difetti – dice Cerchiai – ma non siamo il diavolo personificato. Siamo percepiti con un`immagine molto più negativa di quella che meritiamo».
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