24 Gennaio 2003

«Rimborsi Rc auto, nessuna trattativa»

Salta il tentativo della commissione Industria del Senato di avviare il confronto tra le parti per disinnescare la mina dei tribunali

«Rimborsi Rc auto, nessuna trattativa»

Cerchiai (Ania) chiude la porta in faccia alle associazioni dei consumatori




ROMA ? Nessuna trattativa sulla questione dei rimborsi dell?Rc auto. Fabio Cerchiai, presidente dell?Ania, l?associazione delle assicurazioni ieri è stato categorico. «Non ci sono transazioni possibili. Per noi non c?è il presupposto del danno e sarebbe ingiusto prelevare a questo titolo anche un solo euro dai bilanci delle compagnie». Il presidente della commissione Industria, che aveva convocato al Senato l?Ania per un?audizione, è «deluso». Mi aspettavo un passo verso l?intesa», ha commentato poi. «Ma ci incontreremo ancora».
Sarebbe stato un bel successo contribuire a disinnescare quella mina innescata dalla multa di 700 miliardi di lire, inflitta dall?Antitrust nel 2000 a diciotto compagnie assicurative, accusate di essersi scambiate informazioni sulle tariffe, per quale ragione se non per tenerne alti i prezzi? La violazione della legge sulla concorrenza ha fornito un argomento forte alle associazioni dei consumatori, in guerra da anni contro i rincari Rc auto. Le richieste di rimborso di una parte dei premi pagati tra il ?95 e il ?2000 si accumulano sui tavoli dei giudici di pace, che nella stragrande maggioranza dei casi danno ragione ai consumatori. Ma il senatore Pontone e le associazioni dei consumatori hanno dovuto prendere atto che le compagnie non ci stanno. No al bonus sulle nuove polizze proposto come risarcimento dai consumatori, e a qualsiasi accordo che sottenda una forma di indennizzo agli assicurati. Quindi l?Ania non si presenterà all?appuntamento del 3 febbraio, fissato dai consumatori per trovare un?intesa ed evitare di andare avanti per tribunali.
Cerchiai ha sostenuto di essere disponibile «ad aprire un confronto sul futuro, sui problemi del settore, perchè abbiamo un nemico comune, i costi». Ma di rimborsi non vuole sentire parlare. Snocciola numeri come quell?86% di incremento dei costi sostenuti dalle compagnie per pagare i sinistri negli anni ?95-2000. E? per questo- dice- che sono aumentati i premi. «E l?aumento calcolato in modo omogeneo fra i vari anni è stato del 45%».
«Non ci sono alternative- ha sostenuto ieri al Senato Cerchiai- I numeri sono tali che non permettono nessuna transazione». Secondo i consumatori sono 18 milioni i potenziali ricorsi davanti ai tribunali di pace. E stratosferiche le cifre in ballo per le compagnie (un miliardo e 300 milioni di euro, secondo alcune stime). Tanto ingenti da preoccupare anche l?Isvap per le pesantissime ricadute sui bilanci delle aziende. Cerchiai ha ammesso che questa vicenda «potrebbe avere un impatto drammatico sulle compagnie», ma «non ci sentiamo stretti in un angolo», ha concluso.
Come in ogni guerra di posizione le parti cercano nuovi avamposti. Le associazioni dei consumatori hanno ieri esibito due nuove sentenze dei giudici di pace di Roma che hanno condannato Unipol e Sai a restituire agli assicurati rispettivamente 250 e 507 euro. E hanno fatto sapere che intere categorie, come i tassisti, i noleggiatori, e per il loro parco auto anche gli enti locali e i piccoli comuni, hanno intenzione di andare davanti ai giudici. Insomma, è un fiume in piena. «Il signor Cerchiai dimentica che il cartello assicurativo che ha impoverito milioni di famiglie con aumenti ingiustificati pari al 96,5% negli ultimi sei anni è già stato condannato in tre gradi di giudizio (Antitrust, Tar e Consiglio di Stato)» dice l?Intesa dei consumatori.
Anche l?Ania si sta muovendo. Ha messo a lavorare i suoi avvocati per tentare di cambiare le regole del gioco. «Bisogna stabilire che questo danno non c?è stato, e questo non posso stabilirlo io né il consumatore. Deve farlo un soggetto terzo» ha detto ieri Cerchiai.
La sentenza del 9 dicembre della Cassazione ha stabilito che siano i giudici di pace ad avere competenza su questa questione. Ma fino a 1032 euro la decisione avviene “secondo equità“. E non necessariamente l?assicurato deve dimostrare che l?aumento della polizza che ha pagato è dovuto allo scambio di informazioni che le compagnie si sono passate. Queste sono le riflessioni dell?Ania. Insieme al fatto che le cause davanti al giudice di pace sono cause singole. Questa invece sta diventando nella sostanza una sorta di causa collettiva, e che per di più riguarda un settore di pubblico interesse, regolato da leggi comunitarie. Allora, conclude l?Ania, ci vuole una norma che stabilisca che i giudici di pace in questa materia debbano decidere “secondo diritto“, perché anche la Cassazione ha detto che il fatto che ci sia stato uno scambio di informazioni tra le compagnie non costituisce un motivo valido per dire che c?è stato un danno per l?assicurato. Bisogna insomma cambiare il codice di procedura civile. A questo starebbe puntando l?Ania.
Intanto i Ds spingono perchè «il governo si faccia parte attiva per favorire il dialogo tra le parti». E Lettieri della Margherita chiede a Marzano di «attivare un incontro tra Ania e consumatori per concordare la restituzione automatica agli assicurati». Il ministro per le Attività Produttive gli ha risposto da «Porta a porta» di Vespa. «Il governo non è un giudice, e quello che può fare è chiamare a un tavolo le compagnie e i consumatori».

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