16 Gennaio 2003

“Dov`erano le associazioni dei consumatori nel dicembre 2001?“.




“Dov`erano le associazioni dei consumatori nel dicembre 2001?“. Se lo chiede un esercente padovano, piuttosto arrabbiato alla notizia che Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons propongano di sanzionare penalmente chi aumenta i prezzi “sforando“ di tre volte il tasso d`inflazione. “È una campagna in ritardo di oltre un anno, – continua il padovano, da 15 anni nel commercio – visto che gli aumenti del 20-30\%, per alcuni articoli anche del 50\%, ci sono stati a fine 2001 e non dopo l`introduzione dell`euro. Quella attuale è inflazione del 3\%, è assurdo che si alzi la voce così tardi. È tutto pilotato: si sa benissimo che ormai non si possono far scendere i prezzi del 30\%“. Sono tante le reazioni di commercianti e consumatori in tema di euro-rincari, statistiche Eurispes e Istat, inflazione reale o, per dirla semplice, “andamento del portafoglio“. Molti tra gli esercenti sono d`accordo sull`idea lanciata dall`Intesa consumatori: “È giusto un maggior controllo – dice Raffaella Paolini, titolare di “Su misura“ in piazza Duomo – perché tra la gente, altrimenti, si crea un clima di scetticismo per cui a rimetterci sono i negozianti che non hanno approfittato. Qui, per esempio, abbiamo prezzi fissi dal `99. Una camicia che era a 85mila lire ora costa 43,90 euro, una da 105mila lire è a 54,23 euro“. Anche alla libreria Feltrinelli sono benvenute eventuali misure di precauzione contro i rialzi facili: “Ho notato degli aumenti – così Patrizia Labadini, codirettore – ed è opportuno controllare. Un po` di rialzo c`è stato per i libri, anche la carta che costa di più ha inciso molto. Un tascabile appena uscito è a 8,50 euro mentre 2-3 anni fa costava anche 6,20. Ma alcuni prezzi sono fedeli a quelli in lire: un volume ex-20mila lire ora viene 10,33 euro“. E i consumatori che dicono? “Sono d`accordo, chi alza troppo i prezzi va sanzionato, – è l`avviso di Paolo Rossato – il rincaro eccessivo è reato. Al pub per una “bionda“ media, che a volte media lo è per modo di dire, spendo 3,80 euro. Mi dica lei“. “Sì, a fine mese restano meno soldi – commenta Francesca Barbieri guardando le vetrine -. Per un buon paio di scarpe te la cavavi con 120mila lire, ora come minimo 80 euro“. Qualcuno, come Franco Scarpa della rivendita tabacchi di galleria Zabarella, è più critico all`idea di Intesa consumatori: “Sì, ma chi vuole alzare i prezzi di 2,99 volte è libero di farlo?“. Il parere comune è che i prezzi siano lievitati soprattutto per i prodotti di consumo quotidiano, come le caramelle in tabaccheria, latte e vari generi alimentari, piuttosto che “nel grande“. “Pagavo un kg di mele 2mila lire, ora 1,99 euro – dice Luciana Costante – per non dire di formaggi e carne“. “Gli alimentari non tanto, ma le scarpe hanno i prezzi più sballati, sono sicura“, dice Anna Z. che fa shopping. Torniamo ai negozianti: “Alcune ditte nel passaggio lira-euro hanno persino ridotto i prezzi – dice Daniela Longo dell`omonimo negozio di calzature – solo due su dieci li han fatti salire, magari dopo blocchi che duravano da anni. Gli aumenti spropositati sono stati in ciò che compriamo tutti i giorni“. “Manca un`autorità competente che sorvegli e, se è il caso, tolga la licenza – è il parere di Marco Romani del bar “L`elica“ -. Il solito problema italiano: le leggi ci sono e non si fanno rispettare. Possibile che i pomodori-ciliegina costassero 4 o 5mila lire e ora 5 euro? E le zucchine a 3 euro al kg?“. La palla allora al titolare di una bottega alimentare: “Tutta propaganda, – dice Antonio Mason – il settore alimentare è piatto da anni. Assicurazioni, asporto rifiuti, acqua, gas, luce, bollettini postaliqueste cose sì preoccupano. La verità è che dobbiamo imparare a spendere l`euro“. Per gli elettrodomestici e l`elettronica non ci sono variazioni se non ribassi, dice Giorgio Fattore direttore di Echos, che aggiunge: “il caso eclatante è quello del mercato in Prato, dove avevo letto “Tutto a 10mila lire“ e, poi, “Tutto a 10 euro““. I pareri insomma a volte si contraddicono, ognuno cerca di difendere la propria categoria professionale e qualcuno invidia la risoluzione dei francesi (“tosti, l`anno scorso han fatto 15 giorni di sciopero dell`acquisto, mica come noi italiani“). Su una cosa, tutti concordi: ci vuole chiarezza, e ben vengano le sanzioni per chi fa il furbo.

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