«E ora sui prezzi intervenga il Cipe»
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fonte:
- Il Mattino
Servono 300 superispettori.
Coldiretti-Confcommercio: polemica sugli aumenti
Un?idea. Poi un?altra. E un?altra ancora. Nella guerra al caro-prezzi, la caccia all?untore continua. Dopo i conti in tasca alle famiglie italiane e la classifica dei più tartassati dagli arrotondamenti selvaggi, ora arriva l?Sos al ministro delle Attività produttive perché rispolveri alla svelta i poteri lasciati in eredità dal vecchio Cip (il comitato interministeriale-prezzi) e blocchi attraverso il Cipe i rincari ingiustificati.
La Coalizione degli utenti scrive così ad Antonio Marzano: «I continui aumenti non possono più essere contenuti solo negandoli o esortando al senso di responsabilità produttori e distributori: ci vogliono provvedimenti drastici. Servono trecento ispettori con licenza di frugare tra scaffali e vetrine per stanare chi sui cartellini ha la mano pesante. E un decreto che vieti per il 2003 l?aumento delle tariffe dei servizi oltre il tasso programmato di inflazione». Insomma, la battaglia continua. Anche quella tra le stesse associazioni. «Una gara a chi la dice più grossa suii rincari – commenta la Confesercenti». L?Intesa dei consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) avverte: «Il Cipe da tempo non ha più i poteri per intervenire sui prezzi. L?unica soluzione perciò è adottare riforme strutturali per ridurre le tariffe e punire i furbi». Ed è tiro alla fune anche tra Coldiretti e Confcommercio. Il pomo della discordia è l?origine degli aumenti. La Coldiretti difende gli agricoltori e attribuisce alla catena distributiva la responsabilità dei ritocchi. «Nel 2002 – dice – i prezzi pagati ai nostri imprenditori sono rimasti invariati (+0,05%) rispetto al 2001, a fronte di un aumento dei prezzi al dettaglio degli alimentari del 3,3% rilevato dall?Istat. Non c?è trasparenza nel passaggio dalla produzione al consumo». Immediata la replica della Confcommercio, che, dati alla mano (+8,1% per la frutta all?origine, +9,1% al consumo; +17% per gli ortaggi all?origine, +13,1% al consumo), rispedisce alla produzione la responsabilità «quasi esclusiva» dei rincari maggiori sul cibo.
Dunque, è guerra contro tutti. Tra sondaggi, classifiche e cifre sugli aumenti non sempre consacrate alle regole della statistica, l?unico risultato, per ora, è che se ne parli. Certo, il gioco delle parti è scontato. Da un lato i commercianti: alcuni giurano di rigare diritto sui prezzi, altri si appellano ad eventi incontrollabili. Dall?altro la gente. Quella che fa la spesa ogni giorno. E che ogni giorno è costretta a far quadrare il bilancio di casa. In mezzo, la merce: il cibo, i vestiti, i servizi tutta roba sulla quale ormai il rincaro (o l?incubo del rincaro) c?è da un pezzo. Qualcosa potrebbe anche arrivare a rimettere un po? d?ordine sul mercato. I consumatori (stavolta quelli in carne ed ossa) però potrebbero pensarci pure da soli a risistemare le cose. Come? Iniziando a disertare i posti troppo cari e frequentando quelli più convenienti. Basta cercarli. Senza sottostare, magari per pura comodità, ai ricatti silenziosi dei cartellini. Alla fine chi bara si troverà il negozio vuoto. E capirà che il gioco non vale la candela.
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