La battaglia del caroeuro
-
fonte:
- Panorama
Secondo l`Istat, nel 2002 la vita è aumentata del 2,5 per cento: meno che nel 2001. L`Eurispes, solo nell`alimentare, spara un clamoroso più 29. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Gli italiani la conoscono bene, perché hanno già pagato tanto. E ora tremano per l`anno nuovo
Basta che dopo il primo scalino non ce ne sia un secondo e un terzo… Insomma, che non si tratti di una di quelle scarpinate che quando arrivi su sei senza fiato. Proprio così. Ci mancherebbe solo che gli italiani si trovassero a dovere pagare anche per il 2003, e magari per gli anni prossimi, altri balzi e balzelli, aumenti e rincari di varia natura e specie. A dispetto delle discussioni su vantaggi e svantaggi dell`introduzione dell`euro.
E alla faccia delle infuocate polemiche sul carovita in Italia, con percentuali che ballano di dieci volte, dal 3 al 30 per cento, in relazione agli istituti di ricerca che sfornano i numeri.
Mentre, a detta degli economisti, bontà loro, l`arrivo della moneta unica avrebbe dovuto trascinare un`inflazione fisiologica, al massimo dello 0,2 per cento.
Il risultato è che da Bolzano a Palermo nessuno ci capisce più niente. Ma in fondo le disquisizioni, pur con minacce di denunce e con annesse ripercussioni politiche, lasciano il tempo che trovano. Rimangono accademia o poco più. Quello che gli italiani sanno bene, perché lo hanno misurato giorno dopo giorno, è che il 2002, anno primo dell`era euro, è stato un massacro per il portafoglio.
L`Intesa dei consumatori (che riunisce quattro fra le maggiori organizzazioni: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha calcolato, settore per settore, dagli alimentari alle assicurazioni, dal gas ai servizi bancari, che ogni famiglia ha speso 1.505 euro in più, oltre 125 euro al mese (Panorama numero 1). Una bella botta, considerato che, per l`Istat, la spesa media mensile di un nucleo familiare si aggira sui 2 mila euro, con le consuete oscillazioni fra Nord e Sud.
Per contro, lo stesso Istat ha parlato di uscite straordinarie corrispondenti alla metà, 750 euro. Qualunque sia la cifra in gioco, eccolo qui il famoso scalino nel carovita denunciato persino dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e, alla fine, ammesso anche dal ministro dell`Economia Giulio Tremonti.
Adesso c`è appunto il rischio che di scalino se ne presenti un secondo. L`Intesa ha nuovamente preso la calcolatrice in mano et voilà: 298 euro in vista solamente per i ritocchi delle tariffe già previsti a partire da questo gennaio o bloccati (come per le Ferrovie) ma in agguato nei prossimi mesi (vedere le schede qui sopra). Se, come ha sempre sostenuto il presidente della Confcommercio Sergio Billè, i rincari al dettaglio sono effetto dei balzelli nei servizi, «perché i negozianti sono i primi a esserne vittime», lo scenario 2003 si presenta a tinte fosche.
Una spirale infinita di aumento che rincorre aumento? Il classico cane che si morde la coda, con lo stucchevole corollario della caccia alle responsabilità? «Speriamo proprio di no» allarga le braccia Carlo Rienzi, leader del Codacons.
«Ma questa volta c`è una novità che induce a un certo ottimismo. Siccome i consumi sono fermi, il Natale non è andato affatto bene, i saldi si annunciano magri, i commercianti non potranno ancora una volta scaricare sulla clientela gli aggravi della luce e dei trasporti. Dovranno assorbirli e tenere i prezzi fermi. O addirittura abbassarli, se non vogliono continuare ad avere i magazzini pieni di merce invenduta. In breve, la corsa al rialzo dovrebbe fermarsi. È la vendetta del consumatore, che noi avevamo previsto e che nel 2003 arriverà a compimento. Chi ha fatto il furbo con il pretesto dell`introduzione dell`euro è stato o verrà punito».
Già, i furbi. Ne fa cenno Billè, quasi a considerarli le pecore nere della categoria. Vorrebbe stanarli, ma si dichiara pressoché impotente, il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Che ci siano stati è fuori discussione. Basta prendere le ormai famose zucchine. Bene, sulla piazza di Milano, stando ai dati dell`Associazione nazionale dei mercati ortofrutticoli all`ingrosso, le cosiddette «napoletane» (la qualità più comune) erano schizzate a 3,05 euro al chilo a fine dicembre 2001, causa una stagionalità decisamente sfavorevole (siccità e gelate). Dopo un anno, nel dicembre 2002, erano però scese del 200 per cento, a 1,03 euro al chilo.
Ora, se l`Eurispes, nella sua tanto discussa indagine sulla spesa alimentare che ha indicato rincari medi nel settore del 29 per cento, al di là di ogni discussione sulla scientificità dei metodi utilizzati, ha assegnato alle zucchine il record del 63,7 per cento di aumento, significa che da qualche parte, su qualche bancarella, qualche superfurbo è stato incontrato, eccome. Il loro prezzo finale aveva tutti i presupposti per scendere durante il 2002, certo non per crescere in misura tanto elevata.
Ma tant`è.
Nei prossimi giorni, per combattere i fantomatici furbi, scenderanno pesantemente in campo i movimenti dei consumatori, che proporranno una modifica dell`articolo 501 bis del Codice penale: «Manovre speculative su merci», in poche parole l`aggiotaggio. Obiettivo: punire anche il singolo dettagliante che applichi su un prodotto un aumento triplo rispetto a quello misurato dall`Istat. Con il corollario di potergli pure sospendere la licenza.
Intanto, rimane negli italiani la sensazione che l`euro sia stato una mezza fregatura. Contemporaneamente, cresce la nostalgia per la vecchia, bistrattata liretta. Oltre che l`incredulità per l`assurdo balletto delle cifre sull`inflazione (scheda qui sopra). «Un teatrino» osserva Patrizio Bianchi, preside della facoltà di economia all`università di Ferrara, «che fa unicamente danni: mina la fiducia delle famiglie, mette un ulteriore freno ai consumi». Com`è possibile che l`Istat indichi un`inflazione media 2002 del 2,5 per cento, addirittura scesa rispetto al 2001, quando la percezione è di un carovita almeno doppio? E, per limitarsi solo all`alimentare, dove sta la verità fra il 3,8 dell`Istituto di statistica e il 29 per cento denunciato dall`Eurispes?
«Purtroppo» sostiene Daniele Tirelli, vicepresidente della Ac Nielsen, massima autorità nell`analisi dei comportamenti d`acquisto, «siamo arrivati al punto che chiunque si sente autorizzato a parlare di statistica. Ma come non si può fare il processo in tv per il delitto di Cogne, allo stesso modo dovrebbe essere bandita l`analisi economica sulle impressioni o sui ?secondo me?». Ciò detto, Tirelli getta sul piatto i suoi dati, elaborati su un campione di 6 mila famiglie dotate di uno scanner che, passato sui codici a barre, è in grado di rilevare quale prodotto viene comprato e a che prezzo.
Risultato: «Per quanto riguarda il largo consumo, esclusi cioè i servizi, siamo a un`inflazione del 3,6 per cento, frutto di un 2,5 nella grande distribuzione e di un 6,2 nel commercio al dettaglio. Se si pensa che nei supermercati grandi e piccoli passa il 70 per cento delle vendite alimentari e dei prodotti per l`igiene e la casa, siamo assai vicini ai valori dell`Istat».
Un Istat, peraltro, con un paniere perennemente nel ciclone. Persino il presidente Luigi Biggeri ammette che, sì, qualche miglioramento deve essere apportato. Riguardo ai prodotti da inserire, all`ampliamento delle città dove effettuare le misurazioni, ai metodi, spesso approssimativi, adottati dai comuni, cui spetta il compito di agire sul campo. Senza contare il problema dei «pesi», sul quale i consumatori non sembrano più intenzionati a mandare giù bocconi amari.
Il peso della casa, per esempio, è del 9,5 per cento sul totale delle uscite di una famiglia: qualcosa come 200 euro al mese, tutto compreso. Quasi ridicolo. Idem per le assicurazioni sull`auto, che secondo l`Istat valgono lo 0,52 per cento, quanto la voce piante e fiori.
«Tutto vero» taglia corto Bianchi. «Ma se il costo della vita fosse cresciuto del 30 per cento, le famiglie sarebbero alla bancarotta. Anche così, comunque» continua l`economista «si divarica la forbice fra chi dispone di un reddito fisso e chi opera nei comparti distributivi. La realtà è che in un sistema di cambi fissi, con i salari fermi, milioni di persone stanno perdendo potere d`acquisto».
È quello che sostengono Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil, e gli altri leader sindacali, che minacciano una stagione caldissima se non verrà rimosso l`ostacolo del gap fra inflazione programmata, sulla base della quale nell`ultimo decennio sono stati rinnovati tutti i contratti di lavoro, e inflazione reale.
Peccato che non si riesca nemmeno a mettersi d`accordo su quanto sia davvero questa benedetta «inflazione reale». Marzano ha promesso l`ennesimo osservatorio. Mah…
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: adoc, Adusbef, aumenti, Carlo Rienzi, euro, Federconsumatori, Inflazione, intesa, Prezzi
