Nessuna riduzione neppure agli altri 11 processati
-
fonte:
- Il Giorno
dell`Intendenza di Finanza. Dal `95 mise a
punto il sistema con le palline più lucide
Nessuna riduzione neppure
agli altri 11 processati con rito «abbreviato»
Condanna anche in appello per l`ideatore della truffa miliardaria del lotto, quella con i numeri truccati sulla ruota di Milano. Tre anni e otto mesi confermati, dunque, per Giuseppe Aliberti, il funzionario dell`Intendenza di Finanza che aveva messo a punto un meccanismo di estrazione pilotata con le palline più lucide e i bambini addomesticati per sceglierle, ma poi aveva finito per doversi rivolgere alla polizia raccontando di essere rimasto vittima di estortori che lo minacciavano per avere le sue soffiate.
La Corte d`appello non ha fatto sconti né a lui né ad altri undici imputati – tra cui Francesco Curatoli, vigile urbano ed ex funzionario del casellario giudiziario (3 anni e 4 mesi) – che scelsero il giudizio abbreviato. «Nonostante la mia collaborazione, il premio della lotteria l`ho vinto io», commentò allora amaramente Aliberti. I giudici di secondo grado non hanno modificato nemmeno l`obbligo di risarcimento in sede civile dei danni patrimoniali e morali, stimati in circa 200 miliardi, alle parti civili: il ministero delle Finanze, il Monopolio di Stato, l`Associazione consumatori utenti, la Lega consumatori, il Codacons e alcuni singoli giocatori del lotto.
L`inchiesta «Dea bendata» contò inizialmente 112 indagati, la maggior parte dei quali poi rinviati a giudizio e condannati, alcuni usciti dal processo con patteggiamento e altri ancora assolti. «La prima estrazione pilotata l`abbiamo fatta il 15 aprile `95, me lo ricordo bene perché era il mio compleanno», ammise davanti ai giudici Aliberti, 56 anni, di Cinisello Balsamo. Con la complicità di un paio di colleghi e di bambini appositamente addestrati, copiando un sistema già usato negli anni Ottanta e mai scoperto, era riuscito a raggirare lo Stato per tre anni, regalando «soffiate» a parenti e conoscenti. Finchè la voce non si era sparsa troppo e aveva iniziato a ricevere minacce da pericolosi sconosciuti. Allora Aliberti si presentò alla polizia e iniziò a vuotare il sacco, dando così il via alla maxi-inchiesta coordinata dalla procura di Monza.
«Avevo sospetti che le estrazioni fossero già state pilotate negli anni Ottanta, perché avevo vinto con i numeri avuti da altri funzionari, a cui davo una commissione del 10% sulle vincite – raccontò – e quando sono stato assegnato al lotto, ho provato lo stesso sistema. Alcune delle palline per inserire i numeri erano più lucide delle altre. All`inizio usavo il Sidol dei carrozzieri per lucidarle, poi mi sono accorto che bastava strofinarle con un fazzoletto o sui pantaloni». Poi si era limitato a trovare due colleghi compiacenti e ad addomesticare i bambini, scelti tra figli e nipoti.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
