9 Gennaio 2003

«Si riverniciano i palazzi ma la città resta sporca»

NETTEZZA URBANA Alla fine dell´anno Veltroni ha detto: sogno una città più pulita 3 E´ quello che desiderano tutti i romani che pure un po´ di autocritica devono farla 3 Perché come dice Gigi Proietti «non ci sono spazzini che tengano, alla zozzeria contribuiamo attivamente»

«Si riverniciano i palazzi ma la città resta sporca»






Il sindaco ha un sogno, lo stesso in questo caso dei cittadini: una città più pulita. Perchè una cosa è certa: anche se Roma per molti aspetti è migliorata rispetto agli anni addietro, tutti si lamentano per la nettezza urbana. Vorrebbero non vedere sempre i cassonetti traboccare, e peraltro spesso rotti, non vorrebbero fare gli slalom tra le deiezioni dei cani, non vorrebbero restare con i foglietti in mano o nella borsa perché non c´è un cestino vuoto o sano e vorrebbero però che il senno civico fosse incentivato. Roma è una metropoli, è una capitale difficile da gestire, ma questa non è una scusa.
Non lo è per Gigi Proietti e Renzo Arbore, abituati a girare per lavoro o piacere nelle altre città europee, anche capitali, che nonostante l´estensione mantengono un decoro ambientale altissimo: «Madrid – racconta Arbore – è pulitissima. Roma è migliorata, ma anche quando non si vedono cartacce o sporcizia, mantiene un´idea di sporco che deriva dall´approssimazione. Un vaso diventa subito un cestino. Il tentativo di renderla più vivibile si fa, ma manca il rispetto per la cosa pubblica». Gigi Proietti è ancora più drastico: «Occorrono delle misure urgenti. Torno ora da Praga, città d´arte, resa ancora più bella per l´ordine e la pulizia che vi albergano. Sono stanco di scritte sui muri, di zozzerie alle quali contribuiamo attivamente. Siamo diventati distratti, abbiamo imparato a convivere con uno status quo che però si deve modificare. Non ci sono spazzini che tengono». E se non bastassero i cittadini, ci si mettono anche i turisti, nota l´attore teatrale Massimo Popolizio: «Se in Francia butti una carta per terra hai quaranta occhi puntati, a Roma irreprensibili tedeschi e snob francesi si adeguano. Il Centro di Roma, anche fino a Prati soffre della presenza di tanti ristoranti e attività, la gente che circola per lavoro nella capitale è moltissima, quindi l´amministrazione non può stare dietro a tutto». Chi non giustifica affatto il degrado della città è Leonardo Chanaz, che vive in via dei Cappellari e che è il presidente dell´associazione abitanti del centro storico: «L´Ama pone due problemi seri a noi residenti: il rumore e la sporcizia. Mi spiego. A seconda dei rioni e delle vie, la raccolta dei rifiuti si svolge nelle primissime ore del mattino alle 6 o in mezzo alla notte alle 3 del mattino, per intenderci. Queste attività vengono svolte da mezzi rumorosissimi che ci svegliano ogni notte e ogni mattino. La situazione del “triangolo delle bevute“ è da Terzo mondo. Anche quando la sporcizia viene spazzata via, sui sanpietrini resta uno strato di grasso maleodorante che non va via con colpi di ramazza. Esso si crea con successivi strati di birra, pizza, resti di pasta, purtroppo anche vomito e altri liquidi che vengono depositati per strada in quelle che noi ormai chiamiamo le “vie urinarie“ del Centro».
Che cosa ne pensano i ristoratori, chiamati in causa quasi da tutti? Il proprietario di Giggetto al Ghetto è furioso: «Ha presente dove ci troviamo? Tutti vicoletti, uno più piccolo dell´altro. Beh, qui non si vede uno spazzino da settimane. C´è un sacco dell´immondizia che giace lì da Capodanno. Io pago 5 milioni l´anno all´Ama e in più spendo circa altri 7 milioni di sacchi che compro a mie spese. L´Ama dovrebbe darmene 50 al mese ma non lo fa. Tante volte mi lasciano i sacchi che metto fuori perché dicono che sono troppo pesanti. Ma stanno tutti sotto i 15 chili di peso e per la raccolta non devono superare i 30. Credo sia un problema irrisolvibile ma certo non dipende dalla nostra buona volontà». C´è chi ha trovato un accordo con i condomini come il ristorante Bolognese di piazza del Popolo: «Mettiamo i sacchi nel cortile. L´Ama passa una sola volta al giorno a ritirarli e in effetti il servizio potrebbe essere migliore e più solerte». Altri, come Gastone di piazza Mazzini, il cassonetto invece ce l´hanno fuori: «A parte il fatto che poi lo adoperano tutti, ma noi ci facciamo carico di dare certi rifiuti ad aziende specifiche che paghiamo di tasca nostra». Insomma se c´è chi dice che il Centro risente del passaggio di tanti, c´è chi invece, come Enrico Vaime, sostiene che essendo appunto una vetrina per giapponesi è curato in maniera particolare: «Abito sulla Cassia e ogni volta che mi salta in mente l´idea di fare la raccolta differenziata mi rendo conto di quanto siamo indietro. I cassonetti sono pochi anche se ammetto che dove lavoro, a Prati, la situazione mi sembra migliorata». «Una parte della città che non ricorda nessuno – aggiunge Carmen Di Penta, direttore dell´Associazione Marevivo – è il lungotevere. Fiume e lungo fiume sono a dir poco indecenti. Questa è una città veramente sporca. Sa che in questi giorni mi diverto a contare i Camper posteggiati. Ce n´è uno, uso casa, proprio a Trastevere, senza contare quelli in piazza Adriana di questi giorni! Scaricano liquami quelli, o sbaglio?». Forse si guarda troppo in alto, alle facciate dei palazzi, alla bellezza dei monumenti e verso il basso si mette l´occhio solo quando prima è passato un cane, come fa notare Giuseppe De Rita, direttore del Censis: «La città è migliorata molto di più sulla riverniciatura delle case che non sulla pulizia delle strade. Si preferisce soddisfare il lato scenografico perché soddisfa il romano medio e il turista. E´ anche vero che siamo stati deresponsabilizzati dall´occuparci dei nostri rifiuti. Pensi che un tempo i monnezzari svuotavano i secchi da davanti porta di casa! Abbiamo un ottimo servizio di raccolta, i camion sono puntuali ed efficienti. Il percorso che non funziona non è dal cassonetto alle discariche ma dalla famiglia al cassonetto».
Al Comune le denunce che arrivano sono tante. Molte sono quelle del Codacons, dice Carlo Rienzi, che ne è presidente: «Ne facciamo continuamente per la distruzione dei cassonetti, le gomme da masticare e le deiezioni di cane. Le strade ormai sono depositi di cartacce con cestini traboccanti e le foglie autunnali sono ancora tutte ammucchiate agli angoli marcite dalla pioggia».
Il problema della pulizia di Roma per Clemente Mimun, direttore del Tg1, si potrebbe risolvere se la città avesse uno stato giuridico diverso «perché è la Capitale ed è la vetrina del Paese, oltre a contenere in sé un altro Stato, quello del Vaticano. Tanti sindaci di Parigi hanno lasciato il segno e politicamente è tornato a loro vantaggio. Forse di un ministro non si ricordano, di un sindaco sì, anche se non ha aggiunto monumenti ma ha fornito condizioni per vivere meglio».

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