14 Ottobre 2007

Il bene e il male di pagare a rate

Il bene e il male di pagare a rate. Se l’acquisto non funziona non si può recedere dal finanziamento Il caso che raccontiamo oggi contiene una importante raccomandazione. Un concetto che, per quanto noto, viene spesso sottovalutato da chi fa acquisti e chiede il pagamento a rate: il contratto che si stipula per la restituzione del denaro è tutt’altra cosa rispetto all’acquisto del bene e, dal momento della firma del finanziamento, i destini delle due pratiche sono e restano inesorabilmente separati. Il finanziamento, infatti, al momento della sua erogazione paga completamente il rivenditore, che conclude il proprio affare come se il denaro lo aveste versato voi, in contanti. Il problema è sempre lo stesso: chi acquista a rate, attraverso un finanziamento, non percepisce con chiarezza quanto si tratti di una doppia operazione: l’acquisto di un bene e l’impegno di un prestito. Dal momento in cui il finanziamento viene approvato il negoziante viene saldato per intero e il vostro impegno è e rimane riferito solo e soltanto alla finanziaria che vi ha erogato il prestito e, questo, completamente a prescindere dal buon esito del vostro acquisto. In pratica non si può recedere da un finanziamento perchè il bene acquistato ha qualcosa che non va. Nemmeno in casi estremi, come quello che raccontiamo oggi. "Per evitare inconvenienti nell’acquisto a rate di un bene – spiega Fabio Galli – è necessario non solo controllare attentamente i termini del finanziamento, ma anche le procedure di vendita della merce e la sua qualità. Tutto, assolutamente, prima di accedere al prestito. Nel caso, infatti, per qualsiasi ragione la merce non soddisfi l’acquirente sarà certo possibile intervenire, secondo i termini di legge, per far valere i propri diritti sull’acquisto, ma non sarà, in ogni caso, possibile modificare i termini del finanziamento". La disavventura raccontata oggi, che il Codacons sta affrontando per vie legali, vuole essere rappresentativa dei problemi che possono insorgere nell’ambito dei pagamenti a rate: "Per acquistare l’arredamento della cucina – spiega R.C. giovane modenese – ci siamo rivolti al mobilificio Brenno di San Felice sul Panaro, per i prezzi convenienti che sembrava applicare alla merce. Con la mia fidanzata siamo andati più volte in negozio (presso il quale c’è anche il magazzino) per decidere il nostro acquisto e il titolare, che si mostrava sempre molto amichevole nei nostri confronti, ci ha preparato un progetto con il preventivo. Contemporaneamente lo stesso titolare ci ha proposto di pagare la cucina a rate. Io e la mia fidanzata non avevamo valutato questa possibilità e abbiamo deciso di pensarci un po’ su. Il negoziante, però, che sembrava volerci spingere in quella direzione, ci ha suggerito di avanzare comunque una richiesta alla finanziaria che, a suo dire, avrebbe valutato, senza impegno, la nostra posizione e ci avrebbe, intanto, risposto in merito alla possibilità di accedere poi al prestito. Abbiamo firmato così un modulo di richiesta. Ricordo chiaramente che era un sabato, anzi sabato 24 febbraio. Il lunedì mattina successivo ho ricevuto una telefonata dalla finanziaria in questione, la Prestitempo: mi chiedevano come avrei preferito pagare le rate nel caso, poi, avessi accettato il finanziamento. Io ho risposto che non ero ancora deciso ad accettare la proposta ma che, nel caso, avrei preferito pagare attraverso il rid bancario ed ho lasciato le mie coordinate. Qualche giorno dopo sono passato di nuovo al negozio per comunicare al titolare che avevo scelto di pagare in contanti. A quel punto ho però scoperto, con grande sorpresa, che il finanziamento era già partito a mia insaputa. Il negoziante aveva già ritirato l’assegno dalla Prestitempo che gli aveva saldato il totale costo della cucina e io mi trovavo costretto a pagare le rate. Naturalmente questo mi ha fatto andare su tutte le furie ed ho deciso di non acquistare più la cucina, che peraltro non avevo ancora confermato. Dal finanziamento, però, non è stato possibile recedere e per questo ho chiesto l’interventento del Codacons". Sarà l’avvocato Massimo Grillenzoni, del collegio legale del Codacons, a diffidare la Prestitempo sulla vicenda, in quanto pare che la finanziaria abbia erogato il prestito e versato la somma al negoziante in un momento in cui il cliente, ancora, non ne era a conoscenza. "Questo caso è particolare per gli elementi che contiene – spiega Galli – in generale però, quando si firma un finanziamento bisogna essere consapevoli della differenza che passa tra questo atto e l’acquisto del bene".

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