I consumatori: «Non siamo visionari»
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fonte:
- Brescia Oggi
I consumatori: «Non siamo visionari»
L?associazione: «La realtà è che un terzo delle famiglie non arriva a fine mese»
Roma. L`Istat non si discute ma è anche vero che l`inflazione percepita dai consumatori ha le sue ragioni e non è una teoria di Freud. I consumatori non ci stanno a passare per «visionari» e ribadiscono le loro ragioni all`indomani del duro scontro tra Istat e Eurispes. «Sottoponendo i consumatori italiani a una psicanalisi collettiva, con teorie che lasciano il tempo che trovano – sostiene l`Intesa dei cosumatori – non si arriverà mai da nessuna parte» Adiconsum, da parte sua, dopo aver precisato «che nessuna associazione consumatori intende demolire o sostituirsi all`Istat» si rivolge con una lettera aperta direttamente al presidente dell`Istat Biggeri osservando: «pensa proprio, prof. Biggeri, che la caduta dei consumi che gli stessi commercianti oggi denunciano e che trova conferma nel calo della produzione industriale sia dovuto soltanto agli “aspetti psicologici“ e non a una significativa perdita di potere d`acquisto di almeno un terzo delle famiglie che non raggiunge più la fine del mese?».
Intanto il Parlamento interviene sullo scontro Istat-Eurispes: il presidente delal Commissione Attività Produttive di Palazzo Madama Francesco Pontone ha reso noto che è pronta la convocazione per Istat e Eurispes, per analizzare le cause che hanno determinato la diversità sui dati.
Nel dibattito sull?inflazione intervengono anche i sindacati. Nel 2003 si rischia di ritornare al conflitto per i rinnovi contrattuali, a cominciare dal pubblico impiego dove si profila un intensificarsi dello scontro fino allo sciopero generale. L`aumento dell`inflazione – secondo i sindacati – pone un problema salariale nel Paese.
In particolare, Cisl e Uil chiedono che dopo l`Epifania si svolga un chiarimento a Palazzo Chigi per verificare la tenuta dell`accordo del `93 sulla politica dei redditi. Un tavolo che – secondo il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni – dovrà occuparsi contemporaneamente della riforma del modello contrattuale che potenzi la contrattazione decentrata. Di parere diverso la Cgil secondo cui, invece, va rafforzato il ruolo del contratto nazionale con aumenti legati all`inflazione reale e la distribuzione anche di quote di produttività.
Ad attendere il nuovo contratto – secondo stime sindacali – sono circa 8 milioni di lavoratori delle principali categorie tra cui metalmeccanici, commercio, edili, turismo, pubblico impiego. Ed è proprio a cominciare dalla vertenza per i rinnovi contrattuali pubblici, che interessa oltre tre milioni di dipendenti, che la situazione potrebbe divenire incandescente.
Già il 13 dicembre hanno incrociato le braccia i lavoratori dei ministeri, del parastato, degli enti locali e della sanità. E il segretario generale della Fp-Cgil, Laimer Armuzzi, propone uno sciopero generale del pubblico impiego con manifestazione nazionale a Roma. «È necessaria una riunione immediata delle tre federazioni di categoria – afferma – per stabilire un calendario di iniziative che dovrà concludersi con lo sciopero generale».
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