Inflazione, alle famiglie è costata 750 euro
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fonte:
- Corriere della Sera
L?Istat ha confermato al 2,8% il caro-vita di dicembre, al 2,5 nella media del 2002. Marzano: i sindaci controllino di più
ROMA – Nessun botto di fine anno per l?inflazione. Secondo i dati provvisori giunti ieri all?Istat, a dicembre l?aumento dei prezzi, rispetto a un anno fa, si attesta sul 2,8%: lo stesso tendenziale registrato a novembre. La perdita di potere d?acquisto in dodici mesi, per una famiglia che spende 26 mila euro annui, sarebbe pari a 750 euro. Quanto all?incremento dei prezzi di dicembre su novembre, pari allo 0,1%, questo sarebbe attribuibile soprattutto ai rincari delle bevande alcoliche e dei tabacchi (»0,9%), ma anche degli alimentari (»0,3%). Se il dato di dicembre venisse confermato, l?inflazione media del 2002 si porterebbe al 2,5%. Un livello superiore al 2% indicato dal governo nel Documento di programmazione economica e finanziaria (2%) e all?1,7% dell`inflazione programmata. Ma inferiore al 2,6% comunicato nel programma di stabilità a Bruxelles, a novembre. In pratica si tornerebbe ai livelli del 2000, in calo rispetto alla media del 2001: 2,7%. Un risultato giudicato «non male» dal ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano poiché colloca l`Italia «in una posizione intermedia tra i Paesi dell?Unione europea: al settimo posto».
CARO ALBERGO – Anche a dicembre, su base annua, sono gli alberghi e i pubblici esercizi a segnare l`incremento dei prezzi maggiore (»4,8%), seguiti da prodotti alimentari e bevande analcoliche (»3,2%) ma anche da bevande alcoliche, tabacchi, abbigliamento e calzature (»3,1%). In crescita del 3% i trasporti. Unica variazione negativa, le comunicazioni: -1,1%. I dati definitivi saranno diffusi il 14 gennaio ma, rispetto alle città-campione, è già possibile dire che a dicembre gli incrementi annui più cospicui si registrano a Napoli (»3,8%), Grosseto (»3,7%) e Verona (»3,6%). I rialzi più ampi nel giro di un mese riguardano ancora Verona (»0,4%), e poi Napoli e Pisa (»0,3%).
FURBI E CONFUSI – Il ministro Marzano è tornato ieri a polemizzare contro i commercianti che fanno i «furbi», ma anche contro gli statistici «confusionari». I primi, sostiene Marzano, «esistono»: «Li ho persino sperimentati io», e dovrebbe essere interesse della maggioranza controllarli, perché «sporcano l`immagine di tutta la categoria». Ma il ministro si è scagliato anche contro gli «istituti che appaiono di tanto in tanto, sparano dati sui tassi di inflazione senza che si capisca quali metodi usano, e quindi creano solo confusione». L`ultimo «no» è all?uso politico delle statistiche: «Si fa terrorismo psicologico». Infine un invito ai sindaci: «Il governo centrale può dare degli indirizzi, ma il controllo di quello che accade nei singoli negozi non può farlo il ministro». Starebbe insomma ai sindaci raccogliere i prezzi, renderli noti per permettere i confronti.
SALDI PER SEMPRE – Ma le associazioni dei consumatori insistono: «Nessuna discesa dell`inflazione equivale a nessun ottimismo» commenta l`Intesa (Codacons, Adusbef, Federconsumatori, Adoc), proponendo di liberalizzare i saldi per aumentare la concorrenza. Secondo l?Adiconsum, ridurre i prezzi del 10% per rilanciare i consumi sarebbe una «scelta coraggiosa» da parte dei commercianti. Mentre al governo spetterebbe il controllo su prezzi e tariffe che non dovrebbero superare il tasso di inflazione. Contro gli «omessi controlli sui prezzi e la colpevole inerzia di chi aveva il dovere di vigilanza» punta l`indice l`Intesa dei consumatori. Ma a protestare c?è anche la Confcommercio: «Sulla questione dei prezzi occorre fare chiarezza al più presto nel modo più statisticamente valido». A questo proposito ieri Biggeri ha chiarito che «attualmente è estremamente difficile» costruire un paniere per fasce di reddito. Mentre sarà possibile attribuire ai prezzi della Rc auto «un peso maggiore».
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