A UN ANNO DAL CRAC
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fonte:
- Il Mattino
A un anno dal crac finanziario argentino si apre lo spiraglio per una soluzione: secondo il sottosegretario agli Esteri del governo italiano, Mario Baccini, è imminente un accordo tra il Fondo monetario internazionale e l`Argentina. «Avendo incontrato sia il ministro degli Esteri argentino Ruckhauf sia il rappresentante statunitense per l`America Latina, posso confermare l`imminenza di un accordo tra Fmi e Argentina», ha detto ieri Baccini a Brasilia.
L?accordo potrebbe ridare speranza ai 350 mila investitori italiani che rischiano di non vedere più il denaro che avevano affidato alle banche acquistando bond argentini. Oltre 13 miliardi e mezzo di euro desaparecidos. La battaglia per recuperare i risparmi italiani si sta intensificando in queste settimane. Esattamente un anno fa, il 2 gennnaio 2002, il governo di Buenos Aires annunciò il temuto sganciamento del peso dal dollaro: dal cambio fisso di «uno a uno» si è passati al cambio flessibile e oggi occorrono 3,5 pesos argentini per un dollaro.
In attesa di una soluzione internazionale, sono sostanzialmente tre le strategie messe in cantiere in Italia per recuperare il credito. L?Intesa che raggruppa alcune delle principali associazioni dei consumatori, Adusbef, Federconsumatori, Codacons e Adoc, ha costituito un comitato degli investitori e sta valutando la possibilità di far partire cause pilota contro le banche. Sarebbero colpevoli di non aver informato i clienti dell?alto rischio a cui andavano incontro. Proprio alcuni istituti di credito italiani detengono infatti il 15% dell?intero debito dello Stato sudamericano. Quindi, al momento dell?acquisto dei titoli argentini per i loro clienti avrebbero dovuto segnalare agli stessi l?esistenza di un conflitto di interessi che rendeva appunto la loro intermediazione non disinteressata.
Alcuni risparmiatori hanno già scelto la strada giudiziaria contro le banche. Altri, una decina finora, hanno preferito agire contro lo Stato argentino. E il tribunale di Roma si è schierato al loro fianco. È scattato il sequestro conservativo e poi quello presso terzi per bloccare in via preventiva e cautelativa un prestito del governo italiano allo Stato argentino. Però l?Intesa, ma anche l?avvocato di Mantova Roberto Vassalle, criticano fortemente questa iniziativa. È una vittoria solo teorica – denunciano – in pratica sarà difficile ottenere un risultato.
Esiste infine un?ultima strategia, quella delle banche. 300 istituti di credito hanno costituito un?associazione ad hoc per trattare con il governo argentino. E hanno acquisito dal 40% dei loro clienti che avevano acquistato i bond un mandato a trattare con Buenos Aires. L?intervento è gratuito. Ma l?Intesa anche qui mette in guardia i risparmiatori. È bene fare attenzione – avverte – a non firmare insieme a questa delega altre dichiarazioni che esonerano le banche dalle proprie responsabilità.
Tornando ai dieci risparmiatori che si sono rivolti al tribunale di Roma, avevano investito in media tra il ?98 e il 2001 300-400 milioni di vecchie lire ciascuno. Complessivamente, quindi, avevano acquistato titoli argentini per 4 miliardi di lire. Il giudice ha fatto scattare il sequestro conservativo di linee di credito dell?Italia al governo argentino per altrettanti 4 miliardi di lire e poi un sequestro conservativo presso terzi. In tale modo sono state bloccate le linee di credito che erano nella giuridicità dello stato argentino ma nelle casse della Banca d?Italia. C?è però da considerare che i fondi attribuiti all?Argentina sono limitati e quindi solo pochi risparmiatori potranno recuperare i propri soldi, salvo l?individuazione di altri fondi in Italia e all?estero. Proprio la limitata possibilità di sequestrare beni dello Stato argentino e l?incertezza, se si ottenesse una sentenza favorevole, di poterla mettere in esecuzione ottenendo il recupero del credito, preoccupano il segretario della Federconsumatori Rosario Trefiletti. Infatti si rischia che non tutti gli eventuali vincitori riescano a recuperare i loro crediti. Tale iniziativa giuridica rende scettico anche l?avvocato Vassalle, che da parte sua ha avviato quaranta cause contro le banche. «Per recuperare il denaro bisogna procedere al pignoramento – puntualizza – ma è molto difficile individuare i beni da pignorare. Invece è evidente la responsabilità delle banche».
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