31 Dicembre 2002

«Il paniere va bene così»

ROMA ? Nella «guerra del paniere», l`Istat decide di andare al contrattacco. Alle associazioni dei consumatori, che l`accusano di aver confezionato un nuovo paniere per rilevare il costo della vita, e relativa inflazione, «assolutamente fuori dalla realtà», l`Istituto di statistica replica seccamente: «Critiche fuori luogo». E all`Intesa consumatori che denuncia come non si possa assegnare alle assicurazioni un peso pari allo 0,6% o non accorgersi che la posta ormai è solo prioritaria e dunque costa 1.200 lire non il prezzo del francobollo, l`Istat risponde: «Il peso di ciascun prodotto inserito nel nuovo paniere per misurare i prezzi al consumo verrà determinato solo nel corso di gennaio e verrà comunicato il 28 dello stesso mese». Infine, a riprova che «ogni commento risulta prematuro», l`Istituto ricorda di aver inviato il 13 dicembre alle associazioni dei consumatori una nota per spiegare che «la stima del sistema dei pesi è in elaborazione».Polemica chiusa? Tutt`altro. L`intesa (Aduc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) «diffida» comunque l`Istat a fornire entro 10 giorni tutta una serie di documenti «e di ottemperare alle decisioni del giudice». Le associazioni ricordano infatti che «la lista dei prodotti e i criteri di inserimento delle voci che compongono il paniere devono essere rese note alle associazioni dei consumatori, così come stabilito dal Tar del Lazio». Altrimenti il nuovo paniere non avrà valore.
Sul piede di guerra anche le associazioni riunite nella Coalizione che chiedono che i prezzi vengano abbassati del 10%, «altrimenti abbiamo pochi soldi per comprare», visto che «i rincari subiti dai bilanci familiari oscillano tra il 15 e il 20%». I consumatori chiedono poi il doppio valore (lire-euro) sui prezzi anche per il 2003. Un appello accolto dal governo che però fa storcere il naso alla Confesercenti. Dice il presidente Marco Venturi: «Non credo al miracolo del doppio prezzo come soluzione alle polemiche sull`inflazione. Forse si poteva mantenere nel 2002, ma ora creerebbe problemi e sospetti, non essendo in grado di spiegare origini e cause di alcuni aumenti». Tra le cause difficilmente analizzabili degli aumenti, secondo Venturi, ci sono anzitutto quelli del settore dei servizi che pesano per il 60% nei consumi delle famiglie. «Non potendo denunciare gli incrementi della produzione e della intermediazione si scaricherebbe tutta la responsabilità sull`ultima ruota del carro rappresentata dai commercianti».E tra una polemica e l`altra si inserisce anche l`economista di FI, Renato Brunetta: «Quando un Paese cominci ad avere 10, 15, 20 associazioni evidentemente c`è qualcosa che non va. La rappresentazione degli interessi è cosa seria, queste associazioni chiedono giustamente trasparenza sui prezzi, ma le prime ad essere traparenti dovrebbero essere loro. Non si può giocare su presunti aumenti del 30-50%».

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