Rc auto, con lo shopping sul web si può risparmiare fino a 100 euro
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
ROMA E` fuga dal negozio sotto casa. Nell`acquisto di generi alimentari, quasi il 40% degli italiani sceglie il supermercato. Solo nel 14% dei casi ci si rivolge al negozio o bottega vicino casa. Ma nel 47% dei casi, i supermercati ospitano il prezzo più alto di un bene o di una merce, spesso nascosto tra i numerosi prezzi civetta. Questi i principali dati emersi da un`indagine di Cittadinanzattiva e da un mese di segnalazioni raccolte dall`Osservatorio dei prezzi.
E sul fronte prezzi, tra i generi alimentari di largo consumo, in testa alla classifica dei rincari figurano ai primi posti gli ortofrutticoli, con insalata a pomodori che fanno segnare rincari dell`ordine del 50%. Tra i prodotti tipici delle festività, zampone di marca e champagne registrano incrementi di prezzo superiori al 25% rispetto al dicembre 2001.
Tra i prodotti non alimentari, gli scostamenti maggiori sono stati registrati tra i prodotti farmaceutici e per l`igiene, dove le differenze tra prezzo minimo e prezzo massimo di uno spazzolino da denti o di una confezione di assorbenti può superare il 130%. Meno marcati gli scostamenti di prezzo per le consumazioni e, soprattutto, per il comparto tempo libero, dove più di altri varia il biglietto del cinema.
Sul fronte acquisti, a livello di convenienza, si confermano al primo posto i discount & ipermercati, scelti però solo da un italiano su 5. In questi luoghi, sottolinea Cittadinanzattiva è infatti possibile trovare il prezzo più basso di un prodotto nel 38% dei casi, a fronte di un rischio di prezzo massimo pari al 14%. Trova conferma la scarsa competitività di prezzo di negozi e botteghe: solo nel 6% dei casi, infatti, fanno registrare il prezzo più basso di un prodotto, mentre la percentuale è tripla nei casi di prezzo massimo. Nel mercato, preferito una volta su quattro, la presenza di prezzi minimi e massimi sostanzialmente si equivale, con leggera prevalenza dei primi (25%) sui secondi (19%).
RC AUTO: ADICONSUM, CONTRO AUMENTI FARE SHOPPING SUL WEB –
Contro gli aumenti delle polizza Rc auto si può risparmiare, secondo l`Adiconsum, mediamente fra 50 e 100 euro facendo «shopping, cioè rinunciando ad essere fedeli alla propria compagnia, e ricorrendo ai siti Internet che mettono a confronto le varie tariffe evitando di andare negli uffici delle singole compagnie».
«Anche per il 2003 – rileva il presidente di Adiconsum, Paolo Landi – la Rc Auto guida gli aumenti; non solo, ma la lobby delle assicurazioni ha ottenuto dal Parlamento un altro importante risultato, l`abolizione dell`obbligo della polizza con franchigia, cioè quella formula che può consentire risparmi del 10-20% poichè è l`assicurato a farsi carico dei risarcimenti per importi piccoli (300-500 euro). La polizza risparmio, cioè con franchigia – prosegue Landi in una nota – era stata rivendicata dalla associazioni dei consumatori per mettere in discussione quel meccanismo diabolico che si chiama “malus“ e che prevede una penalizzazione per l`assicurato non soltanto nell`anno in cui avviene il sinistro, ma per tutti gli anni successivi comportando, in molti casi, soprattutto nei piccoli sinistri, recuperi di risorse anche cinque volte superiori a quanto l` assicurazione ha pagato».
RC AUTO: CONSUMATORI CHIEDONO TESTO UNICO E ABOLIZIONE ISVAP –
Un testo unico sulle assicurazioni, una legge che stabilisca non solo i diritti ma anche i doveri per le compagnie assicurative e l`abolizione dell`Isvap. E` la ricetta dell`Intesa dei consumatori (Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori) per calmierare le tariffe della Rc-auto.
Di fronte agli aumenti, il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti si chiede: «Ma la riforma assicurativa non doveva portare alla riduzione delle tariffe?». E aggiunge che la legge ha avvantaggiato soltanto le compagnie assicurative mentre occorre che oltre a diritti siano previsti doveri nei confronti dei consumatori. Lannutti suggerisce anche di «sciogliere l`Isvap che ha assolto alle malefatte delle compagnie assicurative e non serve a nessuno».
PREZZI, CONFCOMMERCIO: AUMENTATI ANCHE QUELLI ALLA PRODUZIONE –
Non sono i commercianti i principali responsabili dell`andamento dell`inflazione, perché i prezzi sono aumentati prima di tutto alla produzione. «L`inflazione – spiega in una nota Carlo Mochi, responsabile del centro studi di Confcommercio – ha riguardato anche i prezzi praticati alla produzione sia industriale che agricola. Gli indici non sono omogenei ed i confronti portano quindi a valutazioni non corrette». Secondo l`associazione dei commercianti i prezzi sono dunque aumentati dell`1,6% alla produzione e del 2,1% al consumo. «Un dato – conclude Confcommercio – che mostra come il fenomeno dell`andamento dei prezzi sia proprio dell`intera filiale produzione-consumo».
Non è l`industria la responsabile dello «scalino» dei prezzi post-changeover: Giampaolo Galli, chief economist di Confindustria, rimanda al mittente (i commercianti) le responsabilità dell`andamento dell`inflazione.
«Va detto che non ci sono motivi interni per un`inflazione più elevata dal lato dell` industria – ha sostenuto Galli – perché i prezzi industriali continuano ad avere un`inflazione intorno allo zero». Secondo Galli «c`è stato un effetto arrotondamento. Ma questa cosa non si è verificata nei rapporti tra industria e grossista. E` più facile che si distragga il consumatore o che abbia meno possibilità di cambiare negozio o cambiare prodotto».
TARIFFE: INTESA CONSUMATORI CHIEDE INCONTRO CON BERLUSCONI –
Sulle tariffe, le polizze assicurative, i prezzi e gli accordi interprofessionali «è necessario assumere importanti decisioni di carattere congiunturale e strutturale». E` quanto sostiene l`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che per questo chiede un incontro urgente con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Le associazioni si dicono «estremamente preoccupate, a differenza delle incredibili dichiarazioni di Marzano, per la situazione inflattiva che sta depauperando fortemente il potere d`acquisto delle famiglie». La perdita, calcola l`Intesa, è stata di oltre 1.500 euro nel 2002 e «si sta profilando ancora più elevata nel 2003, visto che già dal primo gennaio un primo aumento delle tariffe costerà alle famiglie ulteriori 300 euro». Di fronte all`andamento negativo dei consumi, i consumatori chiedono infine che in tutte le città italiane si apra immediatamente la stagione dei saldi invernali.
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