Polemica sui prezzi, il Tesoro blocca gli aumenti Fs
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fonte:
- La Stampa
Controlli stretti per i commercianti
ROMA.
Le tariffe ferroviarie non aumenteranno, mentre quelle autostradali restano confermate all´1,52 per cento, anche se il Cipe ha congelato il nuovo criterio di definizione dei prezzi messo in cantiere dalla società di gestione. Confermati dall´Authority per l´Energia i rincari di luce e gas che, nel primo trimestre saliranno, rispettivamente, del 2,5% e del 2,2%, con un impatto sulla spesa delle famiglie tipo di ben 18 euro all`anno. I commercianti – infine – verranno rigorosamente monitorati e, se qualcuno farà il furbo e alzerà troppo i prezzi, verrà sanzionato. Dopo l´ammissione del presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg – riguardo all´effetto-euro sulla dinamica inflazionistica – gli aumenti tariffari decisi per il nuovo anno, avevano innescato una polemica rovente dell´opposizione e dei sindacati contro il governo, ritenuto responsabile di una scarsa vigilanza sul caro-vita. Il «congelamento» dei biglietti delle ferrovie è stato quindi la prima risposta concreta del Tesoro per frenare sul nascere una conflittualità, tanto più che tutti i fattori capaci di incidere sull´inflazione hanno una immediata eco nelle trattative sindacali in corso, a cominciare da quella del pubblico impiego. Per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato, il ministero dell`Economia osserva che «i ventilati aumenti» di cui si è parlato in questi giorni rappresentano soltanto «ipotesi di lavoro formulate dalle società», peraltro «non condivise» dal governo «che le giudica eccessive». In merito alle tariffe delle autostrade, invece, il Cipe fa sapere che «ogni eventuale aggiornamento del sistema deve essere soggetto ad approfondimenti tecnici sia per gli aspetti economici sia per quelli giuridici» e che la «competenza diretta» è comunque del ministero delle Infrastrutture. Quanto al giro di vite sui commercianti, è il sottosegretario alle Attività produttive Mario Valducci ad annunciarlo: «Quest`anno ci sono state troppe anomalie sui prezzi e alcuni commercianti, fortunatamente pochi, sono stati disonesti. Il governo è pronto a punire pesantemente i casi più eclatanti». «Già da gennaio – dice ancora Valducci – potrebbe esserci un incontro con le regioni per studiare un progetto di riforma della legge 114 sul commercio che deve essere aggiornata» e, in parallelo, una trattativa con le Camere di commercio e le associazioni di categoria per avviare un monitoraggio più stringente dei prezzi. Fin qui la risposta che l´esecutivo ha provato a dare a chi già si disponeva ad una dura controversia. In particolare ieri è scesa nell´agone l´Intesa dei consumatori (che raccoglie Adoc, Federconsumatori, Codacons e Adusbef) per ricordare come, secondo i loro studi, l´inflazione vera starebbe al 6,6%, più del doppio di quella reale e oltre il triplo di quella programmata. Detto in soldoni, il risultato combinato di effetto-euro e aumento tariffario, infierirà sugli italiani con una stangatina da 298 euro l´anno, che non metterebbe nessuno alla fame se non fosse associata ad una caduta del potere di acquisto dei salari stimato – dalle medesime associazioni dei consumatori – in 1.505 euro in meno. Da qui le dispute, e soprattutto le recriminazioni: i sindacati che si trovano a parlare di contratti, non possono non tener conto di questa infiammata. «Smettiamo di fingere che va tutto bene – osserva il segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta -. Il governo affronti con i sindacati il tema del controllo delle tariffe e la nuova politica dei redditi». «Se la scelta politica è stata quella di non considerare il controllo dell`inflazione come oggetto di verifica tra le parti sociali – commenta il segretario confederale della Uil Adriano Musi – nessuno ci venga a chiedere di seguire una politica salariale responsabile, basata sull`inflazione programmata che è sbagliata e irrealistica». Ma la polemica rischia di sfociare presto in agitazioni e scioperi, considerando il contratto del pubblico impiego ancora aperto. «L`inflazione giunta al 2,8% e gli annunciati aumenti delle tariffe – afferma Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil – fanno ritenere totalmente infondata, per il 2003, l`inflazione all`1,4%. Gli effetti delle riduzioni Irpef sono stati ampiamente rimangiati e si attendono aumenti di tasse e tariffe locali causate dai tagli dei trasferimenti agli enti locali». Il governo, ricorda ancora Patta «si è rifiutato di riconoscere, per i dipendenti pubblici, aumenti contrattuali che tenessero conto di questo quadro. Lo scontro si sposta così al mese di gennaio sapendo che le confederazioni hanno avanzato richieste non adeguatamente coperte dagli stanziamenti in finanziaria».
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