Inflazione verso il 2,9%. I consumatori: è il doppio
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fonte:
- La Stampa
Inflazione verso il 2,9%. I consumatori: è il doppio
Si amplia la forbice col resto d´Europa. Sale a 97,10 euro il canone Rai
ROMA.
I prezzi tendono a salire ancora: a dicembre, secondo i dati delle città campione, l`inflazione punta a livelli tra il 2,8 e il 2,9 per cento, in ascesa rispetto al 2,8 del mese precedente. Il picco massimo è registrato a Napoli, con il 3,8 per cento e i minimi a Firenze ed Ancona, entrambe con il 2,1 per cento. Questo mentre, nel confronto con novembre l`incremento medio dei prezzi al consumo è dello 0,1. Ma le cifre non sono prese per buone dai consumatori i cui rappresentanti parlano di prezzi che nella realtà sarebbero cresciuti più del doppio e si posizionerebbero ad un +6,6 per cento, con una spesa per le famiglie di 1505 euro rispetto ad un anno fa. E l´Isae sottolinea: «L`aspetto più allarmante della recente dinamica dei prezzi è la riapertura del divario inflazionistico con i partner europei. Nell`area dell`euro, la crescita del tasso di inflazione della seconda parte dell`anno è stata, infatti, di entità molto più contenuta rispetto a quella dell`Italia». Secondo altre fonti, invece, se i dati preliminari delle città campione dovesse essere confermati dall`Istat, l´aumento dello 0,1 per cento rispetto a novembre costituirebbe la crescita più bassa degli ultimi sei mesi. Di questo parere è anche la Confesercenti, il cui presidente, Marco Venturi, definisce l´incremento dello 0,1 per cento su novembre «un risultato moderatamente positivo a cui i titolari di esercizi commerciali hanno contribuito, pur scontando la preoccupante situazione dei consumi, in questi giorni al suo punto più critico nonostante le tredicesime più ricche, che ha fatto da freno ad ulteriori aumenti». Ma l`Intesa dei Consumatori – a cui aderiscono Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori – punta il dito contro il caro-euro e indica come principali cause delle maggiori spese per le famiglie italiane i servizi bancari, aumentati del 14,7 per cento, seguiti dalle spese per l`abitazione, quelle per i mobili e i servizi della casa. Forte anche il peso di abbigliamento e le calzature che segnano una crescita dell`8,8 per cento rispetto al 2001. «Inoltre – accusa l`Intesa dei Consumatori – il governo è colpevole di inerzia, se non di non complicità, di questa tendenza ai rialzi, visto che si accinge a dare il nulla osta ad aumenti delle tariffe autostradali (+2,4%), ferroviarie (+4,5%) del canone Rai (+4,7%), delle spese per i bollettini di conto corrente postali, che passano da 0,77 ad 1 euro(+29%) e di una serie infinita di altri balzelli, diretti o indiretti». E proprio ieri il ministero delle Comunicazioni ha dato notizia che il canone Rai per il 2003 ammonterà a 97,10 euro in seguito ad un adeguamento di 3,30 euro. Gli analisti più ottimisti però, insistono: il conto dell´inflazione 2002 potrebbe chiudere al 2,5 per cento, quindi sotto le attese stesse del governo, che nella previsione contenuta nel programma di stabilità del novembre scorso, aveva ipotizzato per quest`anno una crescita del costo della vita al 2,6 per cento, dopo la precedente revisione rispetto all´1,7 della relazione previsionale e programmatica. E, se non vi saranno eventi straordinari, è possibile cominciare a prevedere per il 2003 un tasso di inflazione intorno al 2 per cento, a fronte dell´1,9 indicato dall´ultima stima del Governo. Niente di tutto questo, sostiene l´Isae, che delinea un´altra realtà: al netto della componente stagionale l`inflazione negli ultimi tre mesi si è stabilizzata intorno al 3 per cento, poco al di sopra della variazione sui dodici mesi. E rispetto all`area dell`euro, si è allargato il differenziale inflazionistico: a novembre, in base ai dati dell`Eurostat, in Italia l`inflazione ha superato di sette decimi di punto quella media europea, che , a differenza di quanto avvenuto nel nostro paese, si è confermata in calo al 2,2 per cento dal 2,3 di ottobre. Particolarmente ampia è la distanza che ci separa dai principali partner commerciali, Germania e Francia, nei confronti dei quali il divario è salito rispettivamente a poco meno di due punti e di un punto percentuale. Questo risultato, precisa l´Istituto, risente anche della sensibile caduta della produttività accusata dalle imprese italiane, inoltre la maggiore rigidità strutturale e la minore esposizione alla concorrenza internazionale che continuano a caratterizzare taluni mercati in Italia, come quello dei servizi, hanno probabilmente permesso agli operatori di praticare aumenti di prezzi per sostenere i margini di redditività.
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