20 Dicembre 2002

Gli ammutinati della polizza

Gli ammutinati della polizza
Scatta la corsa al rimborso
L`Antitrust ha condannato 17 compagnie per accordi contrari alla concorrenza. I consumatori si mobilitano. E arrivano i primi rimborsi

Effetto valanga per i ricorsi al giudice di pace contro le assicurazioni. Molti cittadini hanno chiesto di avere indietro un quinto dei premi pagati per le polizze auto degli ultimi anni. E buona parte, spalleggiata dalle più attive organizzazioni dei consumatori, ha già ottenuto un risultato positivo. Il ricavo? La media, sostengono gli interessati, è pari a un milione di lire per ogni automobile assicurata dal 1995 al 2000 compreso.
Dice Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef, l`Associazione di difesa degli utenti bancari e delle assicurazioni, protagonista dell`iniziativa: «A volte siamo costretti a staccare il telefono. Non riusciamo più a star dietro a tutte le richieste».

Come è scattata la corsa al rimborso? E come vi si può partecipare?
Le pratiche da fare sono semplicissime, i costi per ora irrisori e i tempi di attesa ridotti. Ma vale la pena di andare per ordine, riassumere come si è arrivati a questo punto e anche consigliare un briciolo di prudenza prima di spiegare le procedure da seguire.

Tutto è cominciato con una condanna inflitta dall`Antitrust a 39 compagnie. La decisione, che aveva avviato l`istruttoria nel settembre del 1999, fu presa il 28 luglio del 2000, giorno in cui il presidente Giuseppe Tesauro firmò una delibera con una multa alle assicurazioni di quasi 700 miliardi di lire. I capi di imputazione erano numerosi, a cominciare dall`abitudine delle compagnie di scambiarsi dati che tra concorrenti dovrebbero essere segreti, come prezzi e stime di rischio delle province.
La notizia fece scalpore per l`entità della multa e l`importanza delle società coinvolte. Ma la decisione dell`Antitrust non aprì un`immediata possibilità di recupero per i consumatori, perché le compagnie avanzarono ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio. Il 28 marzo del 2001 il Tar respinse il ricorso e confermò quindi la decisione dell`Antitrust, a partire dalla multa di quasi 700 miliardi. Ma nemmeno questa volta la condanna divenne esecutiva, perché le assicurazioni fecero di nuovo ricorso al Consiglio di Stato.
E ci è voluto quasi un altro anno per arrivare al pronunciamento del più importante organo della giustizia amministrativa. Solo il 27 febbraio del 2002 il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza dell`Antitrust e le sanzioni comminate da Tesauro per 17 delle compagnie di assicurazione coinvolte: Sai, Generali, Helvetia, Lloyd Adriatico, Azuritalia, Milano, Ras, Reale Mutua, Zurigo, Allianz Subalpina, Assitalia, Toro, Unipol, Winthertur, Axa, Fondiaria, Gan.

Da quel momento è potuta scattare l`operazione rimborso. Adusbef e Codacons hanno lanciato per primi la campagna, fornendo i modelli di lettera da spedire e suggerendo tutte le mosse, a cominciare dalla scelta del giudice di pace. E dopo le prime sentenze alla fine dell`estate, con la condanna delle compagnie a restituire parte dei premi versati e anche al pagamento delle spese degli avvocati, è scattato l`effetto valanga. Le decisioni del giudice di pace, infatti, sono immediatamente esecutive. Anche se poi la parte che soccombe può tentare un ricorso in Cassazione.

Tutto semplice, dunque? Basta allungare la mano per riprendersi i soldi? Piano, bisogna fare attenzione. Non tutti i giudici di pace si sono dichiarati legittimati a intervenire. E non in tutte le sentenze è previsto che le spese dell`avvocato siano pagate dalla compagnia soccombente. Non solo. Axa, gigante francese delle polizze, Toro, Unipol e Winthertur hanno presentato un superricorso presso le sezioni unite della Cassazione, mettendo nel mirino la stessa legittimità di intervento dell`Antitrust. Consigliata la prudenza, va anche detto che ormai le sentenze positive sono decine in tutta l`Italia. «Sta arrivando una grande quantità di ricorsi fatti con il cliché» conferma Francesco Nanni, responsabile legale dell`Ania, la Confindustria delle assicurazioni. «Sotto al milione di lire il giudice di pace decide secondo equità e non è tenuto a fornire le motivazioni».

C`è una grande corsa insomma. E con il sostegno delle associazioni degli utenti, come l`Adusbef, è possibile anche abbattere al minimo le spese.
Come ci si muove, allora?
La procedura è semplice.
Primo passo: un`attenta verifica dei documenti. Bisogna avere tutte le ricevute di versamento e i contratti di assicurazione relativi agli anni sotto osservazione, cioè quelli che vanno dal 1995 al 2000 compresi. Secondo passo: un rapido calcolo delle cifre da ottenere (il 20 per cento di tutti i premi pagati nel periodo). E si verifica se la somma in gioco vale il disturbo.
Terzo: si spedisce alla propria assicurazione (se rientra tra le 17 che hanno perso davanti al Consiglio di Stato) una lettera per chiedere il rimborso di una quota standard di premio. Si chiede il 20 per cento l`anno perché secondo le associazioni degli utenti questa è la parte di premio ingiustificata. Non c`è da inventarsi nulla: il modello di lettera può essere scaricato direttamente dal sito delle associazioni dei consumatori.

Se la compagnia non risponde entro 15 giorni, si fa il quarto passo: ci si presenta dal giudice di pace per citare la propria assicurazione (il modello dell`atto lo si può scaricare sempre dai siti delle associazioni dei consumatori, come www.adusbef.it). E bisogna assicurarsi che l`ufficiale giudiziario prepari la notifica secondo il modello che si può trovare sempre presso le associazioni degli utenti. Alla fine non resta che aspettare qualche decina di giorni per la sentenza.
Di avvocati non c`è bisogno, se le cifre in gioco sono al di sotto del milione di lire. Si può chiedere di farne a meno anche per somme superiori o ci si può rivolgere agli studi convenzionati con le associazioni dei consumatori. Per essere assistiti non è obbligatorio iscriversi a queste ultime. Ma negli ultimi mesi le tessere fioccano lo stesso.

«Abbiamo dimostrato di poter vincere anche in cause difficilissime, arrivate fino alla Corte costituzionale» ricorda con orgoglio l`avvocato Massimo Cerniglia dell`Adusbef. E già sono in molti a sognare addirittura una Class action all`italiana, sull`esempio degli Usa: una norma che permetta agli utenti di uno stesso settore di evitare uno stillicidio di cause individuali per accodarsi invece tutti insieme non appena un`impresa sia stata condannata per la prima volta a rimborsare un consumatore.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this