8 Dicembre 2002

Primo Natale con l?euro, prezzi stellari

Confcommercio: entro il 10% aumenti fisiologici

Primo Natale con l?euro, prezzi stellari

Costeranno cari i dolci e il cenone

Gli accordi fra negozianti, Comune e consumatori per bloccare i prezzi non sono serviti. E il pranzo di Natale per i romani è sempre più salato, i prodotti tipici delle feste sono sempre più cari. In un anno gli aumenti sono stati del 30, 40, 50 anche del 60 per cento. Numeri che sono molto lontani dal tasso d`inflazione dell`Istat, ancorato al 2,8% delle ultime rilevazioni. La fiammata dei prezzi ha colpito piccola e grande distribuzione, banchi rionali e supermarket. Qualche esempio? I panettoni nelle scorse feste venivano venduti fra le 8 e le 12 mila vecchie lire al pezzo, mentre quest`anno costano fra i 6 e gli 8 euro, ma in alcuni casi addirittura 10 euro. E nei discount i rincari sono della stessa percentuale, anche se il prezzo di partenza è più basso. Ma Confcommercio smorza l`allarme: «É vero, su alcuni prodotti ci sono stati rincari sostanziosi – ammette Cesare Pambianchi, presidente dei negozianti romani – Ma allora i consumatori devono saper scegliere. Non tutti i prodotti sono aumentati. Le iniziative per calmierare i prezzi, come RomaSpendiBene, in generale funzionano. Ma il mercato è libero». Districarsi fra gli aumenti è però un?impresa. Quasi ovunque sono volati i costi di torroni, spumante, lenticchie di Castelluccio, zampone, frutta secca. E per risparmiare non basta fare qualche rinuncia a tavola: gli addobbi natalizi hanno subìto rincari ancora più pesanti. I prezzi per palle per gli alberi sono quasi raddoppiati (da 2-4 mila lire a 2-4 euro a pezzo). Secondo il Codacons, l`aumento medio per i decori è del 30%.
Offerte speciali e promozioni permettono comunque di trovare qua e là un dolce o un cotechino meno costoso, ma ormai anche i prodotti non griffati o comunque alternativi sono sempre più cari. Emblematico è il caso dell`abbacchio slavo: questo tipo di carne a Pasqua aveva registrato un boom di vendite nella capitale, perché era considerata di buona qualità ma costava meno dell`agnello italiano. Ma rispetto a un anno fa – e soprattutto negli ultimi mesi – il prezzo dell`abbacchio che arriva dell`est è aumentato del 61%, mentre quello nostrano «solamente» del 29%. E nell`immediato futuro ci sono nuovi rincari in vista. «I prezzi della carne saliranno ancora nelle prossime settimane», dicono gli operatori del settore di via Togliatti.
L`onda lunga dei rincari partita con l`arrivo dell`euro chiude dunque l`anno travolgendo i prodotti delle feste. Confesercenti e Consumatori hanno inserito a fine novembre panettoni, cotechini e torroni nel paniere dei prodotti a prezzo bloccato fino a marzo. Tutto inutile. «I costi all`ingrosso sono aumentati, dobbiamo adeguarci», dicono in coro dal mercato del Tufello. Stessa risposta rimbalza dai banchi dell`Esquilino. Ma anche i grossisti scaricano le colpe a monte: «Noi, come tutti i cittadini, paghiamo prezzi più alti, sia per acquistare i prodotti, sia per i servizi necessari per le nostre attività».
Secondo Confcommercio, comunque, «sui prodotti alimentari sono fisiologici aumenti contenuti entro il 5-10% rispetto allo scorso anno – spiega Pambianchi – Se i rincari sono maggiori, possiamo trovarci di fronte a fenomeni speculativi. E allora il consiglio è cambiare negozio». L`importante è però sbrigarsi: «Dopo la crisi dell`anno scorso – aggiunge la Confcommercio romana – molti esercenti hanno fatto scorte ridotte per non trovarsi a fare i conti con l`invenduto. Chi arriva tardi rischia di trovare poca scelta». Oppure prezzi ancora più alti.

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