1 Dicembre 2002

Italia divisa dalle «soglie» Ogm nei cibi

Ha sollevato polemiche, prese di posizione e pareri diversi da parte delle organizzazioni agricole l´accordo raggiunto dai ministri dell´agricoltura dell´Unione europea sulle «soglie» di Ogm nei cibi e nei mangimi. A chiarire la presenza o meno di organismi geneticamente modificati sarà l´etichetta del prodotto. Dovrà essere applicata su tutti gli alimenti e i mangimi che derivano o in cui sono presenti Ogm oltre ad una soglia dello 0,9%. «Se c´è la consapevolezza della necessità di garantire un´etichettatura trasparente e una rintracciabilità completa sulla presenza di organismi geneticamente modificati in tutti i prodotti – dice il presidente Coldiretti, Paolo Bedoni – non si può accettare la legittimazione di ingiustificati livelli di contaminazione da biotech. L´Unione Europea deve candidarsi ad essere un riferimento a livello internazionale per la sicurezza alimentare. Dall´Europarlamento attendiamo linee di indirizzo rigorose a garanzia delle imprese e dei consumatori». La Confagricoltura valuta, invece, positivamente l´accordo: «Attua la volontà delle istituzioni comunitarie d´informare i consumatori in modo chiaro e con regole applicabili, respingendo logiche oltranziste. È ora assolutamente necessario – afferma il presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchini – che il quadro venga completato con l`approvazione della proposta della Commissione in materia di sementi, in modo che l´imminente campagna di coltivazione italiana sia l´ultima ad essere gestita senza regole». La Cia ritiene che l´intesa sia «un ulteriore passo per una gestione trasparente, basata sulla conoscenza della materia, con criteri, limiti e soglie molto più restrittive di quelle in uso in altri Paesi. La normativa non riguarda tuttavia le sementi che restano ancora escluse da qualsiasi regolamentazione comunitaria su soglie e parametri tecnici». «Nettamente contrarie» all´accordo Federconsumatori, Codacons e Adusbef, che accusano l´Europa di «tentare di salvare le multinazionali dei prodotti per lattanti», e invocano il ritorno al principio di «tolleranza zero. Nell´accordo risultano prevalenti le ragioni delle transazioni commerciali rispetto alle esigenze dei consumatori».

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