PIù POTERE ALLE ASSOCIAZIONI PER TUTELARE I TELESPETTATORI
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fonte:
- Lumsa news
PIù POTERE ALLE ASSOCIAZIONI
PER TUTELARE I TELESPETTATORI
(lumsa newS) – Roma, 19 novembre –
Sabato 26 ottobre 2002. Le forze speciali russe liberano gli ostaggi dal teatro occupato da un commando di terroristi ceceni. Per l?assalto viene usato un gas, una ?sostanza segreta?. A chi entra nel teatro dopo l` irruzione si presenta una scena surreale: guerriglieri e donne del commando accasciati e come addormentati in platea e in altri punti del teatro. Il tutto viene ripreso dalla tv di Mosca. E le immagini fanno il giro dei tg di tutto il mondo: le stesse sequenze entrano nelle case all?ora di pranzo e di cena, di mattina e di pomeriggio, senza distinzione. Al Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell?ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) arrivano le proteste di molti telespettatori allibiti per la crudezza delle immagini trasmesse. Il Codacons richiama ?i direttori dei vari tg al rispetto della sensibilità degli utenti e li invita a valutare bene quali immagini sia giusto trasmettere, e quali invece possano essere evitate, in relazione anche all?orario di messa in onda dei servizi e alla eterogeneità di pubblico dinanzi le tv?. Rivolgersi alle associazioni degli utenti è una delle poche ?armi? a disposizione dei telespettatori per difendersi dalla quantità di trasmissioni, immagini e informazioni che ogni giorno la televisione somministra incontrollatamente: agli adulti, così come a bambini di ogni età e a soggetti sensibili. In realtà il controllo è previsto dalla legge. La 223 del 1990, la famosa legge Mammì, riprende fedelmente il testo della direttiva Cee del 1989 in cui si prevede una tutela particolare per le fasce più sensibili, prime fra tutti i minori. La norma europea, infatti, impone di usare tutti gli accorgimenti tecnici, come ad esempio la scelta dell?ora di trasmissione, per escludere che ?i minorenni trovantisi nell?area di diffusione normalmente seguano tali programmi?.
In più rispetto alla regolamentazione Cee, la legge Mammì recupera la divisione in categorie dei film da trasmettere in tv e, per la prima volta, riconosce rilevanza giuridica al soggetto collettivo di ?utenza?, istituendo il Consiglio Nazionale degli Utenti. Del quale, però, pochi sono i poteri: è un organo rappresentativo di chi guarda la tv e può solo esprimere pareri presso l?Autorità Garante per le telecomunicazioni. La norma c?è, quindi.
Ma la sua genericità fa sì che risulti ?normalmente? inapplicata.
Con tutte le violazioni che ne conseguono: gli operatori della comunicazione confezionano il prodotto in modo da renderlo appetibile al telespettatore con poca attenzione ai contenuti, purché ?venda?. La uguaglianza telespettatore-consumatore è confermata anche dalla legge 281 del 1998 (Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti), unico strumento giuridico nelle mani dei destinatari del messaggio televisivo, lo stesso che regolamenta le violazioni nell?ambito dell?alimentazione, dei viaggi ecc., senza considerare la diversa natura e la maggiore pervasività della tv. Comunque, in base alla 281 del ?98, le associazioni dei consumatori e degli utenti, inserite nell`elenco del ministero delle Attività Produttive, ?sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi?.
Che fare allora quando si è ?vittima? di una trasmissione violenta o un?immagine scandalizza? ?Ci si può rivolgere al nostro Osservatorio Tv – dice Stefano Zerbi, responsabile dell?ufficio stampa del Codacons – per segnalare le ?violazioni?. Noi interveniamo sia con un comunicato stampa che con altri strumenti giuridici rivolgendoci al giudice competente ai sensi della 281 del ?98?. E molti lo fanno soprattutto a difesa dei più piccoli.
Le richieste maggiori vengono proprio dalle associazioni di genitori. Ma non ci si muove solo su segnalazione dei telespettatori. ?Quando ci fu il deragliamento del treno Palermo-Messina – dice Zerbi – le emittenti trasmettevano lo spot delle ferrovie in cui si vede una colomba bianca che preferiva viaggiare con le Fs piuttosto che con le sue ali, decantando quindi la sicurezza e la comodità della rete ferroviaria italiana. Pubblicità decisamente inopportuna dato l?accaduto. In seguito alla nostra denuncia, lo spot è stato sospeso per un periodo?.La questione più dibattuta rimane comunque quella della tutela dei minori che – le indagini lo confermano – sono i più grandi consumatori di televisione. ?Per quanto riguarda la tv – dicono alla Legaconsumatori, associazione di utenti promossa dalle Acli – le segnalazioni che riceviamo sono principalmente di genitori che si lamentano dei cartoni animati o dei trailer troppo violenti. Ad ogni modo noi non agiamo giuridicamente.
Facciamo solo segnalazioni all?Autorità per le comunicazioni o alla Rai?. La Legaconsumatori è una delle associazioni che ha contribuito a compilare un ?Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori?, sottoscritto proprio lo scorso 25 ottobre dal ministero delle Comunicazioni e da Rai, Mediaset e La7. Le associazioni di utenti si sono battute perché il Codice prevedesse un sistema sanzionatorio per ogni violazione. ?Ci sarà un Comitato di gestione – dice il presidente di Legaconsumatori, Pietro Praderi – composto da 15 persone: 5 in rappresentanza delle istituzioni, 5 delle reti televisive e 5 delle associazioni di utenti che effettuerà un monitoraggio dei programmi televisivi e denuncerà i responsabili di eventuali violazioni. Le sanzioni saranno comunque comminate dall?Autorità per la Garanzia delle Telecomunicazioni?. Un passo avanti nella difesa dei mini-utenti. Ma ancora troppo poco rispetto ai numerosi episodi di violazione della legge. La grande imputata è comunque la pubblicità. La legge Mammì, per esempio, vieta l?inserimento di spot nei cartoni animati. ?C?è una vera e propria contraddizione – dice Zerbi del Codacons -. Su Italia 1, i cartoni animati che vanno in onda di pomeriggio sono interrotti da lunghe pause pubblicitarie?. Le cose non vanno meglio in Europa. La Francia, per esempio, ha recepito la Direttiva Cee in materia di pubblicità. ?Esiste un Bureau Vérification Publicité che dovrebbe far rispettare la norma – dice Monique Dagnaud, del Centre d?Etude des Movements Sociaux (Cnrs) – ma il 60% dei prodotti per bambini viene pubblicizzato con i bambini. E la norma dice che non bisogna utilizzare i minori negli spot. In parecchi annunci di automobili, invece, compaiono i bambini?. È pur vero che la Francia, però, ha sviluppato un sistema di segnaletica dei programmi televisivi che si sta rivelando tra i più efficaci insieme a quello olandese. Nei Paesi Bassi, infatti, esiste un sistema di classificazione delle produzioni audiovisive che si fonda sulla valutazione dei contenuti dei programmi (violenza, sesso, discriminazioni, droghe ecc.). E? quello che auspica il presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti, Cesare Mirabelli, ?di sapere cos?è che sto per vedere, qual è il prodotto che sto per consumare, non solo a chi è vietato?. Sembra dunque che la strada perché la tv offra i suoi prodotti nel rispetto degli utenti sia molto lunga e forse, viste le potenzialità del mezzo, neanche pienamente realizzabile. ?L?alta consapevolezza delle proprie responsabilità? che, in occasione del convegno Cei sulle ?Parabole medfiatiche?, Giovanni Paolo II ha chiesto a coloro che operano nei media, questi ultimi sembrano averla.
Sia il codice di autoregolamentazione pubblicitaria che quello appena redatto a tutela dei minori sono un esempio della presa di coscienza della potenza del mezzo che hanno tra le mani. Il problema forse si chiama Auditel. E la corsa per stare al primo posto supera ogni decenza. La soluzione sta dalla parte di chi guarda la tv. Le associazioni degli utenti dovrebbero avere più potere di intervento pubblico ?affinché – come ha detto il Papa – i media conservino alta la loro finalità primaria di servizio alle persone e alla società
?.
?Le autorità pubbliche e le associazioni per la tutela degli spettatori sono chiamati ad operare, secondo le proprie competenze e responsabilità, affinché i media conservino alta la loro finalità primaria di servizio alle persone e alla società?.
(Giovanni Paolo II, discorso al convegno nazionale Cei)
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