Frutta e verdura, quanto pesa il «caro insalata»
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fonte:
- Corriere della Sera
Frutta e verdura, quanto pesa il «caro insalata»
Quando nei dati dell?inflazione scatta il «caro frutta e verdura» bisogna cominciare a preoccuparsi, soprattutto se questi aumenti sono superiori in Italia rispetto ad altri paesi della UE e se appartengono non alle primizie, ma ai prodotti di stagione. Il caro frutta ha contribuito molto ad alzare al »2,8 per cento l?indice dei prezzi al consumo per novembre. Lo ha confermato l?Istat nei dati diffusi in questi giorni. «Non riesco proprio a farmene una ragione – ci scrive Valeria di Roma -. La mia pausa pranzo consiste, anche in pieno inverno, in un?insalata mista e non con gamberetti o granchio, ma di un piatto semplice, quello che si consuma da una vita. Il costo è di 6,59 euro con l?aggiunta di mezza minerale. Di questo passo alla fine del mese gran parte del mio stipendio se ne va in insalate…». E ha ragione Valeria, perché da un ultimo sondaggio di «Altroconsumo» sulla variazione dei prezzi dei prodotti freschi in 12 mesi (novembre 2001- su novembre 2002 ) in 180 supermercati (14 a Roma) di 34 città, emerge che la lattuga è aumentata del 18%, ma meno del vecchio e tipico cavolo che sfiora un più 28,9%. Tra la frutta, il primato spetta ai kiwi (23,1 per cento), alle arance (18,5%) e anche alle mele golden (5,5%).
Se entriamo nei dettagli dei primati di aumenti nei supermercati (sono ovviamente variazioni annue), al Di Meglio di via Pisino, le mele golden sono cresciute del 32,9 per cento in un anno; i kiwi spuntano il massimo al Pim di via Trionfale con un picco del 69,2% e il cavolfiore bianco al Tigre di Via Boetti-Valvassura ha un picco del 40,8%, sempre in un anno.
Anche la relazione di Bankitalia sul suo ultimo bollettino economico, evidenzia nel primo semestre di quest?anno un aumento del 10,5% del comparto di frutta e verdura. Su questo dato è intervenuta l?Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) preoccupata degli effetti che questi aumenti hanno soprattutto nelle famiglie monoreddito, che rappresentano il 47,5 per cento delle famiglie italiane e che guadagnano poco più di 10.000 euro l?anno.
Questi aumenti sono davvero gravissimi perché vanno a colpire prodotti di prima necessità che fanno riferimento a una dieta sana ed equilibrata invocata da tutti gli organismi scientifici del mondo (come l?Oms) e che dovrebbe anche consentire di contenere la spesa. Ma se il cavolfiore aumenta in un anno più della carne e le arance, che sono una tipica produzione italiana, aumentano così tanto, cosa devono consumare le famiglie nel nostro paese? L?Intesa ha anche denunciato che è saltato il «patto» nazionale con il consumatore che doveva mettere intorno a un tavolo tutti i protagonisti, dai produttori a tutti i distributori e ai consumatori e ottenere la trasparenza dei prezzi. Perché nessuno ne parla più?
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