27 Novembre 2002

Annunci e truffe telefoniche

Annunci e truffe telefoniche
Un`inserzione per farsi chiamare, poi se volevi contattare la “bella“ ecco un numero a valore aggiunto. La polizia scopre tutto, sequestra il call center e denuncia la titolare e le operatrici.

ROMA – “Separata ventitreenne incontrerebbe uomo non libero. No 166. Chiamare il cellulare, al numero…“. L`annuncio promette incontri furtivi e giochi romantici. Basta, quindi, appartarsi al telefono per qualche minuto e il sogno diventa realtà. Ma il risveglio è un vicolo cieco di “non c`è richiami al 70 9“ e “ancora non è tornata? allora provi allo 89 9…“. E in meno di un quarto d`ora, se si chiama da un cellulare con card ricaricabile si scopre che si è svuotata d`incanto. E in più non c`è traccia dell`agognata sirena che occhieggia dalle pagine del giornale o si idealizza nella lettura di quelle poche righe di richiamo che hanno tanto attirato.

Nella vecchia truffa – che fruttava migliaia di euro al giorno, ordita dalla signora F.L., di 49 anni, e da sua figlia, G. F. di 24 anni che erano ai vertici di una piccola società di service provider o “fornitori di contenuti“ – è caduto un impiegato di un ministero che provando a incontrare la 23enne di cui sopra ha speso oltre 50 ? in telefonate. Il travet però, capito l`inghippo, non c`è stato ad abbozzare e ha denunciato quanto gli era accaduto al commissariato Trevi Campo Marzio. Qui il dirigente, Antonio Del Greco, ha disposto alcuni accertamenti. E non è stato difficile, atraverso la Telcom, scoprire chi si celava dietro quei numeri.

Ognuna delle numerazioni corrisponde, infatti, a “codici telefonici a valore aggiunto“ uguali in tutto e per tutto al 144 e al 166 di pochi anni fa. Forniti ad alcuni gestori a carattere internazionale, questi li cedono a loro volta a a provider con sedi all`estero. “Il giro oltre frontiera evita di per sé troppi controlli“. In questo caso, l`azienda estera, americana, con un accordo li aveva ceduti ad una azienda italiana. “Con la lettura furba delle operatrici che non dicevano 899, ma 89 e poi 9“ il cliente veniva confuso e non si poteva accorgere, se non alla fine della telefonata, che stava usufruendo di un “servizio aggiuntivo“, al costo di 5 euro a risposta e 5 euro a scatto ogni 50 secondi.

Per incastrare i truffatori gli stessi poliziotti si sono finti, al telefono, uomini sposati in cerca di un po` di distrazione e le giovani hanno finito per cadere nella trappola. Seguendo poi la catena a ritroso gli investigatori sono arrivati fino a un piccolo appartamento che fungeva da call center, in via Marco de Cumio, 33, al Tuscolano. Qui hanno trovato sette ragazze, non tutte bellissime, che servendosi di una serie di telefoni cellulari dirottavano gli sprovveduti su quelli che loro dovevano far sembrare come semplici numeri di casa.

Gli agenti, constatato i fatti e disposto il sequestro dell`appartamento, hanno denunciato a piede libero, per truffa aggravata e continuata, oltre alla titolare e a sua figlia, anche le 7 “call girls“. Secondo un rapporto del Codacons, associazione per i diritti dei consumatori, il giro d`affari che si cela dietro i numeri a valore aggiunto è enorme. “Spesse volte – spiegano – le società che sono autorizzate dal ministero a operare come service provider sono vere e proprie scatole vuote gestite da personaggi poco chiari“.

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