20 Novembre 2002

Non mi lasciare da solo con la tv

I giovani e il mondo degli adulti
Non mi lasciare da solo con la tv

I bambini ci guardano, si diceva un tempo, per sottolineare la particolare responsabilità – in termini di esempio – che il mondo degli adulti ha verso il mondo dell`infanzia, dell`adolescenza, della giovinezza. Oggi, invece, non è più così, o almeno non è solo così: oggi, infatti, i bambini, i ragazzini, i giovani, guardano la televisione. E la guardano molto. Il 70% di loro, secondo l`indagine dell`Eurispes, trascorre almeno due ore al giorno davanti al teleschermo, e il 25% raggiunge o supera le cinque. Non solo: quello che vedono non è particolarmente piacevole, se è vero – come ci assicura lo stesso sondaggio – che il 70% ammette di essere stato impressionato, almeno una volta, da una scena di violenza. Il 13%, poi, la violenza la va a cercare appositamente nei siti Internet.
Il mondo degli adulti continua dunque a non offrire ai giovani uno spettacolo molto bello, né convincente. Se non ci sentiamo più di essere all`altezza di costituire un esempio per i più piccoli, se ci facciamo sostituire dalla scuola (ben poco) e ben di più dalla televisione come baby sitter elettronica, non siamo tuttavia nemmeno in grado di proteggere i nostri figli dal peggio di noi stessi. In barba alla legge Mammì e al «codice Prodi», alle «fasce protette» e alla «tv per tutti», ammanniamo loro pubblicità volgare, programmi insulsi, violenti, demenziali. Pubblico e privato, Rai e Mediaset, si equivalgono, da questo punto di vista: entrambe, non a caso, sono state denunciate dal Codacons (un sindacato dei consumatori) per la mancata tutela dei minori e dei loro diritti. Sì, perché di questo si tratta: di una violazione di diritti della gioventù, di una serie di abusi – perpetrati attraverso la tv – contro le potenzialità della giovinezza.
E qui ci si deve intendere. I giovani non sono naturalmente «buoni», neppure i bambini: conoscono anch`essi violenza e peccato, cupidigia e invidia. Ma sono fragili, bisognosi di essere educati a gestire il bene e il male che abitano in ciascun essere umano; hanno bisogno di essere accompagnati nella scoperta delle relazioni interpersonali, nella definizione del posto che occupano nel mondo. Devono conoscere attenzione e fermezza, senza che ciò implichi alcuna nostalgia di altri tempi.
Insomma, i bambini e i giovani devono avere la percezione che esiste l`autorità che li guida, che li aiuta, che li protegge, che li orienta, che si cura di loro, che li ascolta: cosa difficilissima, perché i bambini e i giovani non sono dei piccoli adulti, ma hanno individualità e modalità espressive diverse, peculiari, che gli adulti non ricordano e non riconoscono più, e che dovrebbero ogni volta decifrare. Per questo, dunque, che gli adulti si facciano sostituire dalla televisione è una violazione dei diritti dei minori; e che la televisione sia violenta e stupida ne è un`altra.

Ora, è chiaro che queste colpe degli adulti non derivano, di solito, da malvagità; conosciamo tutti la fatica del lavorare (o del perdere il lavoro), i crucci della quotidianità, l`angoscia del vivere, e del morire; in una parola, la somma dei dolori grandi e piccoli che ci ottundono la sensibilità, che ci fiaccano volontà ed entusiasmo. E che spesso ci fanno vedere nella cura dei più piccoli non una splendida occasione di speranza, non un impegno rasserenante, ma solo un peso, una fatica, una noia. È questa tribolazione a cui nessuno sfugge – e che i giovani, beati loro, non conoscono e non sospettano neppure – che ci fa apparire sbrigativi, superficiali, deludenti e insoddisfacenti ai loro occhi attenti, alle loro richieste di ascolto, difficili da capire ma perentorie.
Il punto è che la società di oggi fa soccombere noi adulti troppo in fretta alla fatica, ci fa svelare troppo presto i nostri limiti: infatti il 70% dei giovani ci dice che non li ascoltiamo, che non diamo loro retta; e per il 30% di loro questo silenzio avvolge anche la famiglia, questo gelo si insinua fra le mura domestiche. Non stupiamoci quindi se adolescenti e ragazzi vivono in branco tra di loro, senza in realtà avere mai imparato a rapportarsi col mondo. Non stupiamoci se sono vuoti e ignoranti e hanno scarsa consapevolezza del passato e del futuro. E non stupiamoci se ogni tanto nasce tra loro qualche efferato episodio di violenza. Siamo noi che – lasciandoli soli davanti alla tv, o non trovando il tempo per mandare loro un messaggio positivo – glielo abbiamo insegnato.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this