«Salvare la Cirio? Cragnotti vada via»
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fonte:
- Il Manifesto
I due possibili advisor pongono le condizioni per il risanamento. E si parla degli acquirenti della Lazio
«Una delle condizioni per tentare di salvare il gruppo Cirio dalla bancarotta? Le dimissioni di Sergio Cragnotti». Anche per lui, per lo spericolato finanziere e patron della Lazio, per l`uomo che ha costruito indisturbato un opaco arcipelago societario, è arrivato dunque il momento della verità. Il banchiere Guido Roberto Vitale e la banca Rothschild non potevano essere più chiari: se si vuole aprire la difficilissima trattativa con il sistema bancario, nel disperato tentativo di riempire la voragine debitoria che rischia di far saltare la Cirio, è bene che il dottor Cragnotti si faccia da parte. In verità, par di capire, questa non è soltanto una condizione per l`apertura di una trattativa con le banche ma prima ancora è la condizione che Vitale e Rotshschild mettono sul piatto per vestire i panni degli advisor. Guido Roberto Vitale non è uno di primo pelo, ha navigato nei meandri del sistema bancario per decenni. Se ha posto, assieme alla banca Rothschild, una condizione così pesante significa che l`intero sistema bancario intravvede nei due advisor l`unica garanzia possibile per sedersi a un tavolo a fare i conti. L`uscita di scena di Sergio Cragnotti, ovviamente, non basta: dalle carte che Cragnotti dovrà mettere nelle mani degli advisor prima di farsi da parte dovranno emergere i principali asset da vendere per raccogliere le risorse necessarie a portare avanti il progetto di salvataggio e valutare la reale situazione di liquidità del gruppo. Dunque, tutta la situazione è legata a un filo sottilissimo, a un uomo, piuttosto spregiudicato, che ha costruito un piccolo impero a sua immagine e somiglianza e che, dice chi lo conosce, lascerebbe la scena soltanto davanti ai giudici. Resta comunque da fare un inventario delle cose da cedere per recuperare liquidità e onorare il debito con gli obbligazionisti di 150 milioni di euro.
La cosa più vendibile al momento è proprio la Lazio e i rumors si sono già messi in moto a questo proposito: mentre le azioni Cirio restano sospese per il quinto giorno, spuntano i primi nomi di pretendenti della squadra bianco-celeste. Uno dei nomi che si fa nella comunità degli affari è quello dell`imprenditore italo-svizzero Ernesto Bertarelli che, tra l`altro, qualcuno indica come tifoso di fede laziale. L`industriale, attualmente impegnato ad Auckland per la Coppa America con la sua «Alinghi» (avversaria diretta di Luna Rossa nei quarti) sarebbe interessato all`acquisto non solo della Lazio ma anche della Cirio.
Si sviluppa intanto una durissima polemica tra il direttore generale dell`Abi e le associazioni dei consumatori. Giuseppe Zadra afferma che le regole di vigilanza da parte delle autorità preposte sono «in linea» con la legislazione vigente negli altri Paesi ad economia avanzata. Zadra definisce quindi «incauta» l`accusa di scarsa vigilanza. «I cittadini – ha detto il direttore generale dell`associazione bancaria – quando comprano titoli di società molto note sono perfettamente coscienti». Le società e i loro prodotti finanziari, ha tuttavia aggiunto Zadra, «evolvono in modi non sempre prevedibili. E` troppo facile parlare col senno di poi».
Adusbef, Codacons e Federconsumatori replicano a Zadra con toni ancora più accesi: «Quali prospetti informativi – si legge in una nota congiunta – hanno accompagnato le obbligazioni Cirio appioppate dalle banche a decine di migliaia di risparmiatori che rischiano, qualora le banche non intervengano tempestivamente per salvare la società, di perdere il sudato risparmio?». Le condanne «che cominciano a piovere sulle disinvolte gestioni del risparmio – affermano le associazioni dei consumatori – dimostrano che non siamo di fronte ad un sistema bancario trasparente ed efficiente».
La vicenda della Cirio cade in un brutto momento per le banche italiane. Si chiuderà infatti peggio del previsto il 2002: un altro «annus horribilis» dopo il brusco ridimensionamento degli utili registrato nel 2001. «Per il 2002 – spiega il direttore generale dell`Abi – non ci aspettiamo risultati molto buoni. Ma era scontato, considerato il difficile contesto economico in cui le banche si sono trovate a operare. C`è però una speranza di ripresa per il 2003. E comunque non c`è nessun allarme sul sistema bancario».
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