Il Codacons accusa: la proposta Sirchia nno tutela i lavoratori
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fonte:
- il Tirreno
Una giungla di decreti e molte carenze
ROMA. Non sono bastati settanta anni per insegnare agli italiani a smettere di fumare. Il primo tentativo di limitare la diffusione del tabagismo si deve infatti al fascismo che con il regio decreto del 24 dicembre 1934 introdusse, all`articolo 25, il divieto di «vendita di sigarette e tabacco ai minori di 16 anni». Da allora, però, sono serviti altri 41 anni perché lo Stato si decidesse a varare i primi limiti ai fumatori. E` datata 11 novembre 1975 la legge (n.584) che introduce il divieto di fumare in determinati locali dei quali viene fornito un dettagliato elenco. Gradualmente, i fumatori cominciano a limitarsi in cinema, teatri e treni, ma le difficoltà sono enormi e spesso la legge resta lettera morta. Per quanto possa sembrare strano, ancora oggi la legge in vigore è quella del 1975, anche se nel corso degli anni una serie di decreti legislativi – tra cui uno nel `95 – hanno ampliato l`elenco dei locali in cui il fumo è off limits. Nella primavera del 2001 l`allora ministro della sanità Umberto Veronesi emise una circolare in cui si ricordavano tutti i divieti. Stando a quel documento, il fumo è vietato nelle corsie degli ospedali, nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado, negli autoveicoli di proprietà dello Stato, di enti pubblici e di concessionari di pubblici servizi per trasporto collettivo di persone, in metropolitana, nelle sale di attesa delle stazioni, nei compartimenti ferroviari per non fumatori nei locali adibiti a pubblica riunione, in cinema e teatri, sale chiuse da ballo, sale corse, musei, biblioteche.
Come si vede si tratta di un elenco lungo, lontano però dall`essere completo. Come ha ricordato anche ieri l`associazione di consumatori Codacons, infatti, dalla vecchia 584 sono esclusi i luoghi di lavoro privati, mancanza che si ripete pari pari anche nella nuova legge in discussione al Parlamento. «Anzi, se possibile le nuove norme sono peggiori delle vecchie» spiega Simona Putzu, dell`ufficio legale del Codacons. «I lavoratori impiegati in aziende private non possono infatti difendersi dal fumo passivo, ma se prima si poteva aggirare il problema facendo ricorso alla legge 626 sulla sicurezza nei posti di lavoro, con la legge proposta da Sirchia non sarà più possibile».
Bar e ristoranti, in base alle norme oggi in vigore non sono obbligati a far rispettare il divieto di fumo. Secondo la legge, infatti, gli unici nei quali non si può fumare sono i bar-tabacchi, visto che la vendita di tabacchi è considerata un servizio pubblico e quindi sottoposta a divieto.
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