25 Ottobre 2002

Può passare dal carrello formaggi la salvezza del settore caseario

Può passare dal carrello formaggi
la salvezza del settore caseario

CREMONA E Vissani fa il testimonial

CREMONA. I produttori e trasformatori di latte stanno cercando in ogni modo di uscire dall`attuale situazione di mercato depresso. E per alzare i prezzi, una delle vie da seguire è quella di incrementare i consumi. Si inserisce in questo contesto la proposta che verrà lanciata domani alle 15, nell`ambito della Fiera di Cremona (sala Stradivari), dalla Confcooperative locale e da Unalat. L`idea è qualla di spingere i ristoranti a introdurre il carrello dei formaggi. Iniziativa, quest`ultima, che è già stata presa da numerosi ristoratori mantovani: il pioniere, in questo senso, è Al Bersagliere di Goito, ultimo e qualitativo ingresso, in ordine di tempo, l`Aquila Nigra di Mantova.
All`incontro prendono parte Giacomo De Ghislanzoni Cardoli, presidente della Commissione agricoltura della Camera, Carlo Rienzi, presidente del Codacons, Tommaso Mario Abrate, presidente Federlatte, Alberto Camandona, docente di Hospitality mangement, Antonio Piva, vicepresidente Unalat e presidente della Confcooperative di Cremona e i rappresentanti delle cooperative.
Al termine della manifestazione, un ospite d`eccezione, il cuoco Gianfranco Vissani (appena confermato leader nazionale dalla guida de L`Espresso), presenterà il carrello dei formaggi Unalat, soffermandosi sulla qualità di alcuni di essi, sul loro consumo migliore e sugli abbinamenti culinari più adatti. Vissani presenterà in particolare la Fontina della Val d`Aosta, il Castelmagno e il Gorgonzola piemontesi, il Grana Padano e il Provolone della Lombardia, l`Asiago, del Veneto, il Montasio del Friuli, la Caciotta di Urbino per l`Umbria e le Marche, il Caciocavallo silano per la Calabria, e il Ragusano per la Sicilia.
«E` una promozione – spiega Antonio Piva, presidente di Confcooperative Cremona e vice presidente Unalat – che punta non tanto sull`alta ristorazione, quanto su quella veloce, che offre le colazioni di lavoro a mezzogiorno. I formaggi Dop italiani sono più di 30 e possono essere un`ottima alternativa ad altri cibi». L`Italia sulle orme dei francesi? «Non vogliamo scimmiottarli – sottolinea Piva -, ma loro sono riusciti a fare del formaggio un prodotto primario, protagonista del pasto».
L`urgenza di trovare una formula magica che aumenti la remuneratività della produzione e trasformazione del latte non è nascosta da Piva: «Crediamo di avere toccato il fondo del barile – lamenta -, anche se pare che nel mondo dell`industria già si parli di una possibile futura diminuzione dei prezzi: sarebbe il modo per far chiudere migliaia di piccole aziende, proprio quelle che, lavorando in prima persona, servono per tutelare il territorio e le tradizioni».

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