Un masso sul treno, sfiorata la strage
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fonte:
- La Stampa
Un masso sul treno, sfiorata la strage
Pesante 8 tonnellate, è caduto da un camion. Morto il macchinista
CHIETI.
L´orrore di colpo s´infila sui binari e per un po´ semina morte e paura. E´ una notte da incubo quella che si consuma, tra domenica e lunedì, sull´Intercity 776, che, nel pomeriggio, è partito da Lecce, diretto a Trieste. Sta per scoccare l´una e il convoglio corre senza troppa fatica sulla tratta ferroviaria Pescara-Termoli. E´ a un chilometro dalla stazione di San Vito Chietino. Nei vagoni, mezzi spenti, sono in 550 e dormono quasi tutti. Ma il loro viaggio, di colpo, rischia di finire troppo presto senza che neppure se ne accorgano. Non distante dalla ferrovia si stende la statale 16, con la sua collezione di curve che non danno tregua. Sulla strada, in quel momento, c´è Nicola Mastrodomenico, 38 anni, di Apricena, in provincia di Foggia, alla guida del suo tir. Il camionista trasporta cinque macigni, di otto tonnellate ciascuno, che sono destinati al porto di Fano, nelle Marche, dove saranno utilizzati per il «ripascimento» delle scogliere. L´uomo, all´improvviso, forse a causa del sonno, non riesce più a controllare il mezzo e gli enormi massi cadono sul nastro d´asfalto. Uno di essi raggiunge la scarpata e rotola, distruggendo macchie di verde. Si fa spazio e va giù, in picchiata, per circa trenta metri. In basso c´è il treno, che transita nella zona dell´Eremo d´Annunziano, in località San Fino. Il macigno urta e squarcia la motrice, che si apre dilaniata e uccide il macchinista: Francesco Palladino, 43 anni di San Giovanni Rotondo, ci rimette la vita. Viene colpito e maciullato e muore subito. Accanto a lui c´è Michele Biancofiore, 42 anni, anch´egli di San Giovanni Rotondo, che neppure riesce a capire quello che gli sta succedendo. Viene travolto e schiacciato e le sue condizioni sono gravissime: è ricoverato all´ospedale di Lanciano, poi trasferito a Pescara, dove lotta tra la vita e la morte. I medici della Rianimazione, che lo hanno sottoposto a ventilazione meccanica, lo tengono in coma farmacologico. I vagoni vengono scossi dall´impatto, violentissimo, e, proseguono nella propria corsa, fermandosi, per miracolo, ottocento metri più avanti dentro la galleria «Turchino», in un tratto dove la ferrovia corre di lato alla scogliera, a picco sul mare. Il tunnel – quasi un cunicolo e che sembra ancora più stretto nel buio – evita che il treno deragli completamente precipitando nella spiaggia sottostante. Con le sue pareti evita la sciagura mentre il panico, che ha già risvegliato la gente, entra nei vagoni dov´è baraonda. Pianti, urla, tutti che cercano di fuggire, di riprendersi speranze e sogni e mettersi in salvo. Tra grida e lacrime e le domande che si accavallano arrivano i soccorritori: le forze dell´ordine, le ambulanze e i vigili del fuoco che, in fretta, portano i superstiti lontano. Li mettono su un pullman per fargli riprendere la strada di casa, mentre si tenta di riaprire il tracciato ferroviario bloccato dall´incidente. Ci sono, comunque, altri quattro feriti, seppure in maniera lieve, tra cui una giovane incinta di cinque mesi. Addolorata Lorenzo, di Vicenza. «All´improvviso – racconta – ho temuto per il mio piccino. Ma ce l´abbiamo fatta». C´è un´inchiesta della magistratura: per il conducente dell´autoarticolato, dopo i primi accertamenti, scattano le accuse di omicidio colposo, danneggiamento, lesioni plurime e disastro ferroviario. Il tir era stato caricato in maniera eccessiva: questo balza subito agli occhi degli investigatori e della Procura della Repubblica. Si parla di un sovraccarico di circa 50 quintali, dei 300 consentiti per legge, ma l´ufficialità verrà solo dalle perizie. Il conducente del camion, intanto si difende: «Mi sono perfettamente reso conto di quel che accadeva, ma non ho potuto far nulla. Una delle sponde del cassone ha ceduto perché un masso si è spaccato, forse perché incrinato, sfuggendo così agli ancoraggi». Per l´assessore regionale ai Trasporti, Mario Amicone, si è trattato di «una vera e propria fatalità». Ma il Codacons non ci sta e alla Procura di Lanciano chiede di indagare sulle strutture di protezione presenti sulla linea ferroviaria dove e´ accaduto l´incidente.
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