La crescita dei prezzi a settembre
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fonte:
- Giornale di Brescia
Inflazione trainata da bar, ristoranti e rette scolastiche
Rincari anche negli alimentari
Inflazione in crescita a settembre. Secondo i dati provvisori diffusi ieri dall?Istat, il dato tendenziale del carovita si è attestato al 2,6% in settembre, contro il 2,4% registrato definitivamente in agosto. In termini congiunturali, ovvero su base mensile, la variazione è stata dello 0,2%. Dal settembre 2001 è il dato più alto registrato finora. Le elaborazioni dell?Istituto centrale di statistica hanno messo in evidenza i forti rincari nel settore delle iscrizioni scolastiche, il cui dato annuale è del 3,7% in più mentre quello mensile si è assestato sull?1,9%. C?è da rilevare che in questa voce non è presente la spesa che le famiglie sostengono per i libri e i corredi scolastici, ma esclusivamente il pagamento di tasse e rette annuali per i figli nelle scuole. Anche il dato relativo ad alberghi, ristoranti e pubblici esercizi ha fatto registrare un aumento consistente. Rispetto al settembre del 2001, ad esempio, andare al ristorante o prenotare una camera d?albergo è costato il 4,8% in più. Per quanto riguarda i beni di largo consumo, invece, rispetto ad agosto i rincari maggiori si sono registrati per gli acquisti di abbigliamento e calzature (+0,5%) e per la spesa alimentare (+0,3%, escluse le bevande alcoliche). In aumento anche i prezzi di mobili, articoli e servizi per la casa, che rispetto al settembre 2001 si sono alzati mediamente dell?1,8%. Interrogato sull?argomento inflazione, il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ha seccamente replicato che «il tasso d?inflazione se è confrontato con i due anni precedenti è inferiore». Il presidente della Commissione Attività produttive, Bruno Tabacci, ha invece prospettato «un aggiornamento del paniere per il calcolo dell?inflazione». Se il Governo tenta di minimizzare ed esorcizzare il rialzo del carovita, sindacati ed associazioni dei consumatori lanciano violente frecciate sull?argomento. Per Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil, nel 2002 i salari dei lavoratori italiani hanno perso 4 miliardi di euro di potere d?acquisto a causa dello scarto tra l?inflazione programmata all?1,7% e quella reale che si avvicina al 2,5%. Patta ha ricordato che ogni punto di scarto tra i due dati, corrisponde a un minore potere d?acquisto di circa 5 miliardi. E il suo segretario generale, Guglielmo Epifani, intervenendo alla Festa dei diritti a Roma, ha rincarato la dose: «Nella Finanziaria non c?è nulla in grado di contrastare l?ascesa dei prezzi». «Il Governo – ha detto Epifani – non fa nulla contro l?inflazione, la più iniqua delle tasse, e pensa che in fondo se i prezzi aumentano dello 0,2% ogni mese non è un problema. In realtà così si colpiscono i giovani e i più deboli». Il segretario generale dell?Ugl, Stefano Cetica, ha invitato i commercianti «a fare autocritica» sul carovita: «Non è più giustificabile addebitare – ha detto Cetica – la crescita del costo della vita soltanto all?impatto dell?euro». Infine, commenti sono giunti anche da parte delle associazioni di consumatori. In particolare Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc hanno ironizzato affermando che anche il prezzo del biglietto della Lotteria Italia è rincarato del 16%, da 5mila lire di un anno fa a 3 euro (pari a 5.809 vecchie lire).
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