19 Settembre 2002

Titoli argentini, l?Abi in campo

Gli istituti di credito si impegnano a tutelare gli interessi dei 350 mila italiani che hanno sottoscritto i bond

Titoli argentini, l?Abi in campo

Le banche si associano per rappresentare i clienti nel recupero dei crediti

ROMA ? Le banche italiane costituiscono un?associazione per tutelare gli interessi dei loro clienti che hanno investito in titoli argentini. Dopo il collasso finanziario del paese sudamericano trecentocinquantamila risparmiatori hanno in mano obbligazioni per 14 miliardi di euro emesse dallo Stato, dalle Province e da grandi città come Buenos Aires, che valgono carta straccia. Da gennaio non vengono pagati gli interessi e rimborsati i titoli in scadenza. «Le banche italiane lavoreranno perché sia assicurata ai cittadini italiani la parità di trattamento rispetto ai risparmiatori e agli investitori istituzionali», ha spiegato il presidente dell?Abi Maurizio Sella nel presentare l?iniziativa.
Chiederanno ai loro clienti una delega a rappresentarli nelle trattative per la rinegoziazione dei prestiti, e si siederanno al tavolo come soggetto unico, in modo da rappresentare una “massa d?urto“. Informeranno i risparmiatori sull?evoluzione della situazione, e quando avranno in mano delle proposte della controparte chiederanno ai risparmiatori se intendono accettarle, prima dell?approvazione finale. «Nessun costo è previsto a carico dei risparmiatori», informa una nota dell?Abi.
E? un cambiamento di rotta rispetto al modo in cui le banche si sono comportate in questa partita. In un primo momento si sono tenute defilate, alla larga da coinvolgimenti diretti, per sfuggire alla polemica montante che le chiamava in causa. Quei titoli sono stati comprati attraverso i loro sportelli, e in troppi casi i clienti meno avveduti non sono stati messi in guardia dal rischio che si celava dietro a quei titoli apparentemente tanto appetibili perchè offrivano interessi da capogiro. Poi, in primavera, è stato fatto un primo passo. Le banche hanno costituito una task force con il compito di monitorare la situazione, raccogliere i dati per avere l?esatta dimensione dell?esposizione dei risparmiatori italiani verso quel paese, seguirne gli sviluppi. L?ex ambasciatore in Argentina, Giovanni Jannuzzi ha svolto il ruolo di “inviato speciale“ nei rapporti con Buenos Aires.
Entro cinque-dieci giorni l?associazione sarà formalmente costituita, e i clienti cominceranno a ricevere la richiesta di delega a rappresentarli. Otto istituti “fondatori“ (Banca Intesa, Bnl, Unicredito, Banca Sella, Montepaschi, SanPaolo, Antonveneta e Iccrea) hanno già ratificato l?accordo.
Dieci associazioni dei consumatori che partecipano ad un tavolo permanente di consultazione con l?Abi sono state informate del progetto «e lo hanno accolto positivamente», spiega l?Abi. Ma Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc, che subito dopo il crack hanno costituito la Cita, che ha raccolto 6 mila deleghe di risparmiatori rimasti impantanati con i titoli argentini, vanno avanti per la loro strada. E il primo ottobre incontreranno il sottosegretario agli Esteri, Baccini, che ha avuto dal governo l?incarico di seguire la vicenda.

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