Cagliari, un`estate con i prezzi bollenti
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fonte:
- La Nuova Sardegna
Nel mese di agosto è stata la città piu cara d`Italia
L`escalation rischia di continuare in autunno
I settori con i maggiori incrementi sono alcolici, tabacchi, trasporti, ristoranti e pubblici esercizi
CAGLIARI. Cagliari è la città più cara d`Italia. Chi diceva che gli aumenti erano solo un fatto psicologico adesso, di fronte ai dati ufficiali, dovrà ricredersi. «Avevamo ragione noi a denunciare aumenti e arrotondamenti dei prezzi non rilevati o scarsamente rappresentati nel paniere ufficiale», ha commentato l`Intesa dei consumatori sui dati sull`inflazione di agosto pari al 2,4 per cento, un punto in più rispetto a quanto programmato dal governo (1,4%). L`Intesa dei consumatori sottolinea che oltre alla propria battaglia, c`è stata anche la mobilitazione spontanea dei cittadini.
Quello che meraviglia di più, però, non è tanto l`aumento dei prezzi – che molti, in verità, si aspettavano – quanto che il capoluogo isolano sia risultato il primo, superando di gran lunga città come Milano e Torino, dove si pensa che il carovita sia di gran lunga superiore a Cagliari.
Così come prendere un caffè in piazza San Marco è indubbiamente più costoso di qualunque piazza cagliaritana. Ma allora perché?
Cagliari aveva già guadagnato il secondo posto nazionale sin da luglio, attestandosi su una media del 2.8 per cento di inflazione. Ma per capire «il perché?» di questo aumento estivo occorre, innanzitutto, individuare i settori di maggiore incremento dei prezzi.
Ad agosto, ha precisato l`Istat, gli aumenti più consistenti si sono avuti sulle bevande alcoliche e sui tabacchi (più 0,7 per cento rispetto a luglio) «a causa dell`aumento dei tabacchi»; e nei trasporti (più 0,6 per cento) «per gli aumenti stagionali nei servizi dei trasporti aerei e marittimi». L`unica variazione negativa si è registrata per i prodotti alimentari e per le bevande analcoliche (meno 0.2 per cento). Su base annua, invece, gli incrementi più consistenti sono stati quelli degli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (più 4,2 per cento), ricreazione, spettacoli e cultura (più 3,3 per cento) e altri beni di servizi (più 3,2 per cento).
«Va precisato – spiega Raffaele Paci, preside della facoltà di Scienze politiche e docente di economia industriale – che gli aumenti sono avvenuti prevalentemente dove la domanda è più elastica e variabile. E questo fa essere prudenti. Voglio dire che non è detto che questi aumenti reggano. L`ufficio studi della Confesercenti ha precisato che in Sardegna c`è stata una diminuzione delle presenze turistiche. Quanto affermato dall`Istat fa pensare che gli aumenti abbiamo influito negativamente allontanando i turisti». In genere dove la domanda è elastica è più difficile avere degli aumenti dei prezzi per il semplice fatto che le persone possono, ad esempio, ridurre il numero di pizze consumate o di uscite in ristorante. Mentre dove la domanda è più rigida (il consumo di emergia elettrica, ad esempio) è più facile incrementare i prezzi perché chi consuma un `x` numero di watt presumibilmente continuerà a consumarli anche dopo l`aumento. Lo stesso discorso è valido per i tabacchi, che sono ugualmente aumentati: chi è dipendente dalla nicotiva continuerà a fumare ugualmente. Ma che cosa significa, per una città come Cagliari, registrare che i maggiori incrementi si sono avuti nei settori a «domanda elastica»? «Di fronte a una diminuzione delle presenze turistiche – continua Paci -, ma il discorso si allarga alle coste della provincia di Cagliari, la politica giusta sarebbe stata quella di diminuire i prezzi. Stando ai dati Istat, invece, i costi sono stati aumentati». Nei mesi estivi, l`aumento dei prezzi può essere stato condizionato da fattori contingenti come, appunto, le aspettative turistiche. In città, ad esempio, il costo dei ristoranti e delle pizzerie è, in generale, aumentato notevolmente. «Si tratterà – precisa Paci – di verificare se questi incrementi reggeranno sul medio periodo o sono solo un effetto-estate. Il problema è che da noi manca un sistema concorrenziale interno».
Molte altre città italiane (Roma e Firenze per tutte) pur avendo avuto un flusso turistico decisamente superiore a Cagliari, hanno registrato incrementi nei prezzi inferiori (più 2.7 per la città eterna e più 2 per cento per Firenze). Secondo alcuni la propaganda di Cagliari città turistica va ben oltre la sua realtà. Di fatto la città non è ancora un centro turistico, semmai un luogo di visitatori di passaggio. Insomma: l`immagine di «Cagliari-città turistica» è drogata. Nello stesso tempo le avversità atmosferiche di quest`estate, ha affermato a suo tempo il presidente dell`Ascom commercianti della provincia, Giancarlo Deidda, hanno constribuito a spostare alcuni flussi turistici verso la città. Che tutto questo abbia «montato la testa» a qualcuno e contribuito all`aumento dei prezzi?
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