Ma il caro-prezzi fa rabbia a molti
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fonte:
- Il Centro
Pescaresi all`oscuro della protesta
Ma il caro-prezzi fa rabbia a molti
PESCARA. Un flop in città lo sciopero dei consumi, iniziativa promossa per la giornata di ieri da una serie di associazioni (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) contro il rincaro dei prezzi. «Dello sciopero non sapevo niente» è stata la risposta più comune raccolta dal Centro all`uscita dei supermercati, «ma che tutto sia aumentato è lampante». La replica dei commercianti: «Aumenti contenuti che dipendono da cosa si acquista».
Il fallimento pescarese della singolare iniziativa è stato dovuto, secondo Alberto Corraro segretario provinciale dell`Adiconsum, «alla inesistenza della coalizione che nel resto d`Italia ha lavorato per pubblicizzare lo sciopero. A Pescara non abbiamo potuto organizzare niente» ammette Corraro, «siamo rimasti soli, neanche l`Arco ha voluto aderire».
«Tuttavia non ce ne restiamo con le mani in mano», aggiunge il segretario. «Lunedì chiederò un incontro con l`assessore al Commercio, Maurizio Suaria, per sapere che fine ha fatto quella Commissione prezzi che doveva vigilare sugli aumenti in città. Sembra che i rilevamenti siano fatti spedendo ogni tanto qualche impiegato comunale a chiedere ai commercianti il costo di un bene o dell`altro, senza alcuna scientificità». «Andremo dall`assessore anche con delle proposte concrete», conclude Corraro, «come l`apertura ai consumatori dei mercati generali, pur di combattere una spirale inflazionistica sempre più evidente».
«Non abbiamo aderito allo sciopero dei consumi», specifica Franco Venni, presidente dell`Associazione regionale conusmatori (Arco) «perché queste iniziative sono a metà tra l`ingenuità e la demagogia, prive di strategia. Qui ci vuole invece un`azione che incida sui meccanismi del mercato», continua Venni «e che migliori il bilancio annuale delle famiglie. Davanti a un mercato dominato da pochi gruppi che hanno fatto cartello», sostiene il presidente dell`Arco, «non serve a nulla bloccare temporaneamente le tariffe, come ha deciso il governo. Bisogna avere più aziende in concorrenza vera fra loro, regole certe di trasparenza governate da un sistema di controlli pubblici affidabili, con un`informazione che consenta una scelta consapevole fra le offerte disponibili», conclude Venni.
Alla base dell`insuccesso dello sciopero degli acquisti in città, secondo una nostra piccola inchiesta, soprattutto la quasi totale disinformazione della gente: «Non ne sapevo nulla», ha dichiarato Pietro De Vecchis, colto in flagrante carico di buste della spesa all`uscita del supermercato Tigre di via Battisti, «e dire che condivido il merito della protesta: è aumentato perfino il bicchiere d`acqua al bar!». Non hanno avuto notizia dell`iniziativa neanche Mariella Policheni, “pizzicata“ all`uscita di un bar di piazza Salotto col gelato in mano; Paola Petrilli, dal parrucchiere; Guglielmo Ponti, acquirente di una scheda telefonica in tabaccheria; Mario De Rossi, con una pubblicazione sotto braccio appena comprata all`edicola della stazione. Sulla stessa lunghezza d`onda i commenti dei commercianti: «Nessun calo nelle vendite» per Mimmio D`Ilio, direttore del supermercato Margherita Conad di via Forti; per Anna Lucia Di Donato, della Caffetteria Silvan; per Bruno Del Trecco, titolare dell`omonima macelleria. «Tutto normale» anche per il direttore del supermercato Tigre di via Battisti, per il capofiliale dell`ipermercato Dico di via Tiburtina, Angelo Barreca, come per il responsabile di cassa della Sidis di Cepagatti, Umberto Di Giovanni. Uniche due voci fuori dal coro il pescivendolo “Da Benito“ di via Battisti, che ha registrato «un forte calo nelle vendite di oggi», e il fruttivendolo Luigi Manzoli di “Tuttifrutti“, che ammette di aver venduto «un pochino di meno del solito».
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