Industria, mai così male da 6 anni
Industria, mai così male da 6 anni
Roma. Pesante battuta d ? arresto per l ? industria italiana nel mese di giugno che in termini di fatturato ha registrato il peggior risultato degli ultimi sei anni. Secondo quanto rilevato dall ? Istat, a giugno 2002 l ? indice relativo al fatturato dell ? industria ha subito una flessione tendenziale pari al 7,7% riportandosi sui livelli toccati nel novembre del 1996 quando il calo fu dell ? 8,8%. Alle dolenti note del fatturato industriale si è aggiunto il risultato degli ordinativi che hanno segnato una netta diminuzione a livello annuale (-4,8%). In base alla fotografia scattata dall ? Istituto nazionale di statistica anche la perdita di « appeal » da parte del made in Italy sembra rientrare tra le cause che hanno contribuito al crollo del fatturato dell ? industria: il calo record di giugno non deriva, infatti, solo dalla diminuzione riscontrata sul mercato interno (-7%) ma anche da quella rilevata sul mercato estero con un netto -9,1%. In più gli ordinativi provenienti dal mercato interno sono diminuiti del 6% e quelli provenienti dal mercato estero sono calati del 2,9%. Scavando poi tra i vari settori dell ? industria, l ? Istat ha rilevato che nel giugno 2002 l ? indice del fatturato è diminuito del 2% per i beni di consumo, dell ? 11,7% per i beni di investimento e del 9,3% per quelli intermedi. Rispetto al giugno dello scorso anno l ? unico comparto a vantare un andamento positivo è stato quello alimentare: l ? indice del fatturato calcolato dall ? Istituto nazionale di statistica presenta infatti diminuzioni in tutti i settori tranne che in quello delle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (»2,6%). Tra i cali più vistosi spiccano quelli delle raffinerie di petrolio (-14,1%), della produzione di apparecchi elettrici e di precisione (-12,9%), della produzione di macchine e apparecchi meccanici (-12,1%) e della produzione di mezzi di trasporto (-10,6%).
A pesare non poco sul « profondo ross o» raggiunto dall ? industria a giugno sono state anche le performance negative del comparto automobilistico, che confermano l ? ormai consolidato stato di crisi del settore: in particolare – in base a quanto riferito dagli esperti dell ? Istat – l ? indice del fatturato per le ? quattro ruotè ha subito una flessione del 17,8% rispetto al giugno 2001 e non è andata molto meglio per gli ordinativi che hanno accusato un -11,4%. In dettaglio, per ciò che concerne la produzione auto destinata al mercato nazionale, l ? Istituto nazionale di statistica ha rilevato a giugno 2002 una flessione annuale dell ? indice del fatturato pari al 18,8%, mentre il dato relativo alla produzione per il mercato estero è invece calato del 16,5%. Un altro segnale negativo per le auto viene infine dal dato che si riferisce agli ordinativi nazionali che, rispetto allo stesso mese del 2001, hanno registrato una flessione del 14,7%, mentre quelli ricevuti dall ? estero sono diminuiti del 6,2%. Milano . La Confindustria insiste: la prossima finanziaria dovrà essere quella della svolta. Occorrerà coniugare davvero rigore e sviluppo per fare da un lato grandi risanamenti, e dall ? altra grandi investimenti. Per il numero uno degli industriali, Antonio D ? Amato, le cose da fare sono chiare: riduzione della spesa corrente, che in valore assoluto ha continuato a crescere negli ultimi 15 anni, liberalizzazioni, privatizzazioni, investimenti in infrastrutture, innovazione e formazione, attuazione del Patto per l ? Italia e riforma delle pensioni, «che non si ha mai il coraggio di fare stando al Governo». Per il Governo, impegnato negli Usa Silvio Berlusconi, ha risposto il vice presidente Gianfranco Fini, che ha ribadito la linea osservata dall ? Esecutivo dal suo insediamento. Quella di minimizzare i problemi della congiuntura e dei conti pubblici: «Bisogna tener conto delle preoccupazioni espresse dalla Confindustria, ma per molti aspetti si tratta di preoccupazioni eccessive». Nel frattempo, gli industriali hanno incassato un parziale successo dopo il dibattito dei giorni scorsi: il ministero dell ? Economia ha dichiarato ufficialmente con una nota che, nella legge finanziaria che sta per essere varata, saranno trovate le risorse per il rifinanziamento del bonus per l ? occupazione a favore delle imprese del Mezzogiorno. Alla soddisfazione di Fini, che ha ribadito anche che il Governo manterrà gli impegni con l ? Europa e con le parti sociali, non ha fatto riscontro eguale ottimismo da parte di Innocenzo Cipolletta, attuale presidente di Marzotto: «Bisogna contenere la spesa pubblica, probabilmente anche rinviare le riduzioni delle pressioni fiscali e cercare di liberalizzare il mercato in maniera tale che possa comunque crescere in una situazione di finanza in ogni caso molto restrittiva». L ? andamento dei conti pubblici preoccupa non poco, viste le difficoltà mondiali, che si sono accentuate di recente. Così, sia D ? Amato che Savino Pezzotta, segretario della Cisl, si sono trovati d ? accordo nell ? appello al Governo. Ma pe r il responsabile per l ? economia dei Ds Pierluigi Bersani la situazione è invece precisa: «A due settimane dalla decisione sulla finanziaria il Governo è nella nebbia più assoluta». Roma . C ? è chi azzarda addirittura la cifra di 20 milioni di italiani. Esagerazioni, ma è sicuro che le adesioni allo sciopero della spesa indetto ieri dal gruppo di associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) unito sotto la signa Intesa non hanno deluso le aspettative degli organizzatori. Certo, la protesta non è stata omogenea, ogni città ha risposto a modo suo ad una mobilitazione che comunque è stata ben più vasta di quella del 5 luglio scorso. Stando alle cifre fornite, il Sud, con punte del 45-50% di partecipazione, ha battuto di gran lunga il nord con il 30%. Le percentuali di 4 città campione raccolte tra le 8.00 e le 9.00 del mattino, orario in cui sono stati monitorati bar, caffetterie, edicole, piccoli mercati rionali, vedevano già a Milano un ? astensione dagli acquisti da parte dei cittadini vicina al 20%, Firenze al 23%, Napoli al 35% e Catania al 40%. Un andamento le cui percentuali, seppur aumentate con il passare delle ore, è rimasto invariato. A poco sono valse le critiche lanciate da Bologna dal ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno, secondo il quale si «tratta di un ? iniziativa molto forte, che rischia di squilibrare il mercato perchè non dà segnali di fiducia». A fine giornata i numeri resi noti dalle associazioni, danno Milano con il 22% delle astensioni, Torino con il 32%, Bologna con il 30%, Firenze con il 25%, Roma con il 38%, Napoli con il 45%, Bari con il 48% e Catania con il 50%. Ma i consumatori hanno fatto sentire il loro sostegno all ? Intesa non solo astenendosi dagli acquisti.
Sono state 82.000 le telefonate ricevute nelle sedi delle quattro associazioni; 30.000 le e-mail, 335.000 i messaggi sms e migliaia i fax. Protesta contro i negozianti dunque in tutte le sue forme, ma anche contro il Governo. Ieri mattina infatti l ? Intesa ha organizzato un sit-in davanti alla Camera dei Deputati in piazza Montecitorio «per testimoniare l ? opposizione agli aumenti selvaggi e incontrollati dei prezzi, che falcidiano i redditi e rendono più difficile la vita dei cittadini».
Le cifre fornite dalle associazioni sono state però contestate. Confcommercio è drastica: «danno i numeri al Lotto», «non ci sono riscontri reali di caratteri statistico». Per molti operatori ieri è stato un giorno come un altro.
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