«Qui i prezzi sono fuori controllo»
Lo sciopero della spesa Ieri giornata di sospensione degli acquisti per protestare contro i rincari
Al supermercato rabbia e rassegnazione
Le associazioni di consumatori: «Urge un osservatorio». Tamellini: pronti a farlo
Che senso ha parlare di «tonno» se non si indicano la marche più diffuse nel largo consumo? O di olio d?oliva, quando ne esistono molte varietà? Ma il panorama è deprimente anche perché le associazioni per la difesa dei consumatori non riescono a concretizzare una vera difesa dei cittadini, tramite una collaborazione con le istituzioni e mediante accordi con produttori e commercianti.
Giorgio Passigato, responsabile scaligero di Adiconsum (espressione della Cisl), ammette: «Sì, è vero, qui a Verona siamo ancora all?anno zero. Malgrado i segnali e le richieste di collaborazione avanzate alle istituzioni, nulla si muove. Il palazzo è fermo, il Comune si accontenta della sua rilevazione periodica, del tutto insufficiente. Tra Verona e provincia, ho contattato 40 Comuni proponendo un?attività di controllo dei prezzi. Solo Sona si è mostrata disponibile a lavorare con le associazioni».
Proprio Verona, invece, dovrebbe dare il buon esempio. «Bisogna creare uno strumento di rilevazione dei prezzi, dando vita a dei tabulati che riportino i prezzi di un gruppo di 300-400 prodotti di largo consumo. Queste rilevazioni dovrebbero essere poi adeguatamente pubblicizzate, magari via Internet, sul sito del Comune, o presso le associazioni dei consumatori. Già questo calmiererebbe i prezzi».
Renzo Campanini, un esperto di questa tematica che ha lavorato nel mondo del commercio e della distribuzione organizzata, ha costruito un progetto che dà vita a un «panel» di referenze, suddivise per settori merceologici: «Si prende un prodotto, la pasta, ad esempio; e si vede quanto costa alla Grande Mela, alla Città Mercato, alla Galassia, da Brendolan».
Sembra difficile, ma basta un programmino su un computer al quali i vari centri d?acquisto inviino i dati automaticamente, via Internet. La base per questo Osservatorio potrebbe essere lo stesso Ufficio Statistica del Comune o la Camera di Commercio, che già elabora un listino dei prezzi all?ingrosso.
«Non è necessario obbligare commercianti e supermercati a prezzi imposti, che non hanno senso: siamo in un regime di libero mercato. Ma dobbiamo creare più trasparenza e mettere il cittadino in grado di scegliere», prosegue Campanini, che spiega: «Con cifre molto limitate è possibile dare vita a un osservatorio dei prezzi per Verona e provincia».
Rendere accessibili le informazioni è un fatto di democrazia: «Se ogni anno il mio stipendio perde un 2-3% di potere d?acquisto, vuol dire che in 10 anni è calato del 30%. E la gente non ce la fa. Ogni giorno riceviamo telefonate che ci chiedono: ma perché un bicchier d?acqua minerale al bar costa 1.500 lire?», commenta il responsabile di Adiconsum.
Campanini gli fa eco: «L?Amia aumenta le tariffe del 6,50%, la mia assicurazione del 13%. Non si può andare avanti così. Il Comune deve dare un supporto alle associazioni e ai cittadini, per fare trasparenza sui prezzi. È un?operazione che andrà a vantaggio degli stessi commercianti».
Ma come si difende la categoria, accusata di aumenti ingiustificati?
Graziella Tabacchi Basevi, presidente della sezione commercio di Asco-Confcommercio, replica: «Siamo imputati di aver alzato i prezzi, ma posso assicurare che i prezzi sono per noi uno strumento di lavoro troppo importante per essere trattato con leggerezza. I prezzi sono sacri. E non li alziamo inopinatamente».
Ma qualcuno che fa il furbo c?è, però. «Sicuramente. Ma i rialzi da parte dell?industria ci sono stati. Così come la crescita dei costi fissi: a Verona acqua, luce e affitti sono cresciuti». A fare i veri soldi, sostiene la signora Tabacchi Basevi, sono soprattutto gli internediari tra produzione e commercio: «Prendiamo i grossisti ortofrutticoli: pagano il raccolto al contadino ancor prima che sia effettuato, strozzandolo. E poi rivendono con grossi ricarichi».
Sta di fatto che Verona è cara. «E? vero, è senz?altro più cara di Milano, Mantova e persino Venezia», replica la signora Tabacchi Basevi. «L?Asco è comunque favorevole alla nascita di un Osservatorio scaligero dei prezzi. E noi stessi chiediamo al sindaco iniziative in favore della trasparenza».
Fare qualcosa è possibile: a Padova la Confesercenti ha inviato un elenco di merci selezionate a 12.500 commercianti di città e provincia e a 2.500 ristoratori, affinché indichino prezzi certi. A Catanzaro sono stati avviati controlli sulle fatture di chi specula sui prezzi; è stata poi decretata l?apertura nei mercati rionali di punti vendita riservati ai produttori, ma anche l?apertura al pubblico dei mercati generali, un giorno alla settimana.
Cosa risponde il Comune di Verona? L?assessore al commercio Francesca Tamellini si dice pronta ad affrontare il problema: «Sono senz?altro favorevole a creare un osservatorio e a riunire attorno a un tavolo associazioni dei consumatori e commercianti, per creare un sistema di garanzia dei cittadini». Tamellini promette: «Il Comune è pronto a farsi mediatore e ad operare come garante di un osservatorio sui prezzi. Si tratta di un?esigenza indiscutibile, sulla quale lavoreremo». di Ferruccio Pinotti
Contro llo e trasparenza dei prezzi: Verona è all?anno zero. Nonostante gli aumenti siano un problema che affligge migliaia di famiglie, la nostra città è ancora lontana dall?aver identificato un metodo per sorvegliare l?andamento reale dell?inflazione. Mentre in tutta Italia si moltiplicano le iniziative e gli accordi tra produttori, consumatori e commercianti per il blocco dei prezzi o almeno per il loro controllo attivo, a Verona non si fa nulla, nonostante i rincari siano tra i più pesanti d?Italia. I prezzi sono quindi fuori controllo. In primo luogo perché – come già evidenziato su queste pagine – la rilevazione mensile dei prezzi operata dall?Ufficio Statistica del Comune non tiene conto degli ipermercati situati nei Comuni limitrofi. I prodotti su cui si basa (quelli del paniere Istat) sono poi unanimente ritenuti superati dagli esperti. I prezzi continuano a lievitare. I consumatori sono adirati, ma rassegnati, e i sindacati protestano. Codacons e Federconsumatori hanno indetto, per la giornata di ieri, lo sciopero dei consumi, invitando la clientela a limitare qualsiasi tipo di acquisto. Abbiamo visitato alcuni supermercati per raccogliere opinioni, testimonianze, lamentele di chi si confronta quotidianamente con i prezzi. «Sapevo che c?era lo sciopero, ma non ho aderito perchè mi occorrevano il pane e i detersivi», racconta Mariarosa Biasini, mentre esce dal Pam di via dei Mutilati con due borse della spesa, «il problema è che i sindacati non riescono a coinvolgere la gente, a farla partecipare. Comunque il rincaro dei prezzi dopo l?entrata in vigore dell?euro c?è stato, soprattutto per la frutta e la verdura».
«Oggi non faccio la spesa, oggi non spendo niente», esclama con tono irritato Franca Sterza, pensionata disposta a rinunciare al rito del caffè pur di nuocere ai negozianti. Anche Alessio Calaz, che esce dal Pam, coglie l?occasione per lamentarsi: «Molte volte le offerte dei supermercati non sono chiare; c?è confusione e disorganizzazione. Spesso vengono affissi “cartelli civetta“ che promuovono offerte speciali che poi non si rivelano tali».
È ottimista Roberto Raggi, responsabile della Federazione dei consumatori: «Per ora lo sciopero ha riscosso un successo superiore rispetto a quelli organizzati in precedenza. Stamattina si è riscontrata una riduzione della spesa per i beni voluttuari, soprattutto per quanto riguarda la colazione al bar e l?acquisto dei giornali. Ciò significa che il consumatore non ne può più e sta cominciando a prendere coscienza dei propri diritti. Negli ultimi tempi è stato registrato un aumento dei costi pari al 30 per cento, in s
eguito al quale il tenore di vita dei cittadini si è ridotto a tutti i livelli. È soprattutto la grande distribuzione che sta gestendo un?ingente operazione speculativa ai danni del consumatore. Purtroppo alcune associazioni sindacali, come Cisl e Adiconsum, non hanno aderito alla manifestazione di protesta».
Davanti al Migross di via Mameli incontriamo Vincenzo Danesi, che esclama: «Dovrebbero aumentare gli stipendi. Sapevo che oggi è stato indetto lo sciopero, ma ho fatto la spesa ugualmente».
«Lo sciopero è giusto perchè i prezzi sono elevati per chi gode di uno stipendio da lavoratore dipendente», dichiara Ombretta Spagnolo, viceresponsabile del supermercato, «in questo quartiere la capacità di spesa è piuttosto elevata e la gente non si lamenta del rincaro. Attualmente abbiamo 212 articoli in offerta e prestando un po? di attenzione è possibile realizzare acquisti oculati».
«Qui la situazione non è diversa rispetto agli altri giorni, i nostri punti vendita non hanno risentito della protesta» afferma Gianluca Finetto, direttore del Famila al Saval, «all?inizio dell?anno abbiamo aderito all?Unione consumatori e abbiamo tenuto bloccati i prezzi, perciò per la nostra clientela lo sciopero non ha ragione di esistere. Abbiamo, inoltre, promosso alcune offerte quindicinali per agevolare i clienti e anche nel settore ortofrutticolo i prezzi sono cresciuti in produzione, ma non nella vendita».
La pensa diversamente Tredicesimo Jerardi, di origine calabrese, che subito esclama: «Aderisco allo sciopero con tutto il cuore. Con la nostra esigua pensione patiamo la fame».
E Cristiana Mazzi precisa: «Purtroppo avevo a disposizione solo questa mattina per fare la spesa perchè gli altri giorni lavoro. Perciò non avevo alternative».
L?opinione di Finetto è confermata anche all?Esselunga di via Fincato, in Borgo Venezia. «L?afflusso è identico agli altri giorni», afferma il direttore Andrea Piu, «tra le nostre iniziative rientrano numerose promozioni, le campagne premio e l?attività di sotto costo, un?offerta che prevede la vendita di prodotti a minor prezzo». E, infatti, all?interno del punto vendita è possibile trovare un?area dedicata ai prodotti in offerta.
Anche nei negozi e nei bar del centro si respira nell?aria lo stesso clima di opinione.
«Qui la crisi c?è sempre», lamenta Natalina Brunelli, proprietaria del bar di via Cairoli, «i clienti sono diminuiti da gennaio perchè è calata l?effettiva disponibilità economica. È aumentato il costo degli affitti, dei servizi dell?Agsm e dei trasporti pubblici, così in molti preferiscono rinunciare al caffè».
E se nel bar Brunelli il prezzo di una lattina di Coca Cola da asporto è di 1.55 euro, la stessa ci viene a costare 1.60 euro se acquistata sulle bancarelle di piazza Erbe.
«La nostra clientela è fedele e di tipo giornaliero», spiega Maria Luisa Zerman , cassiera della gastronomia Stella, «perciò non è possibile gonfiare i prezzi perchè i clienti si accorgerebbero facilmente».
«Non sono d?accordo con l?iniziativa dello sciopero», spiega Giancarlo Caldelli, cliente della gastronomia Stella, «la protesta andrebbe condotta in senso politico, controllando e monitorando la situazione e coinvolgendo gli organi istituzionali competenti. È comunque giusto adottare l?euro per conformarsi al mercato europeo; le contestazioni sono legittime, ma l?opposizione contro il governo deve essere attiva e costruttiva. Questa è solo una strumentalizzazione».
Paola Arosio
Ecco la top ten delle segnalazioni pervenute all?associazione consumatori Codacons e fornita dall?avvocato Barbara Sorgato, responsabile per Verona. l Pizza margherita: da 8 mila lire a 7 euro.
l Coperto: da 3 mila lire a 3 euro.
l Panini: da 4.500 lire a 3 euro.
l Birra media al pub: da 8 mila lire a 7 euro.
l Lavaggio auto: da 10 mila lire a 7 euro.
l Gentalyn crema: da 9.550 lire a 11,55 euro.
l Guardaroba in discoteca: da 3 mila lire a 3 euro.
l Aperitivo: da 6 mila lire a 5 euro.
l Prostituta: da 50 mila lire (in auto) a 50 euro.
l Cono gelato: da 2.500 a 2,50 euro.
Il Codacons compila la classifica tutte le settimane sulla base delle segnalazioni dei consumatori. Tra le proteste più frequenti, il tentativo da parte di molti commercianti di far equivalere un euro a mille lire: «Le persone non hanno ancora assimilato la moltiplicazione per 2 mila lire e quando il consumatore legge 5 euro, pensa a 5 mila lire. Da qui gli aumenti indiscriminati», dice il Codacons.
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