Sciopero della spesa, Bari seconda
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fonte:
- la Repubblica
Sciopero della spesa, Bari seconda “Ma l`euro ormai è una disgrazia“
I prezzi disegnati con le gli zeri a forma di sole o con occhi, naso e grandi sorrisi. Cosimo nella sua bancarella di frutta e verdura, al mercato di Japigia, cerca così di rendere più «simpatica» la nuova moneta. E l`euro, infatti, il grande colpevole, secondo i consumatori baresi, dei «prezzipazzi». E non a caso, Bari è al secondo posto in Italia, dopo Catania, per le adesioni allo sciopero della spesa di ieri. In base ai dati sull`afflusso di consumatori, a bar e centri commerciali, nel capoluogo pugliese ieri c`è stato un calo di presenze del 48 per cento: un vero record, secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Anche se, ieri mattina, ad occhio, i supermercati cittadini erano affollati come al solito.
«Sì, lo so che oggi c`è lo sciopero della spesa e idealmente sono d`accordo – dice Maria Coccozza, nell`ipermercato De Sandi di via Oberdan – ma oggi è giovedì, se non faccio la spesa non si mangia». L`ipermercato ai margini del quartiere Japigia è vivace e animato e le domande sul caroprezzi attirano i curiosi. Ognuno vuole dire la sua: «Lo scriva che con le promozioni cercano di fregarci – dice Raffaela Di Tullio – sul cartello c`era scritto che le pentole da forno costavano 4 euro e quando sono andata alla cassa me le hanno fatte pagare 5,11 euro. E non è la prima volta». La signora Emilia, invece, vuole regalare la sua pensione al Governo: «Per un mese l`amministrino loro per mangiare, vestirsi, per le medicine e pagare tutte le spese, voglio proprio vedere come faranno. Con l`euro il portafoglio è sempre vuoto. La mia pensione non basta e certo non faccio mancare niente ai miei figli». Emilia confessa anche come ha risolto il problema: «Lavoro in nero come sarta. Lo Stato ci ruba i soldi e io li rubo a `lui`». Ma a volte non è così facile. Anna Maria e Gianni confessano: «Ci sentiamo poveri». Gianni per 31 anni ha lavorato come guardia giurata, ma ha avuto un infarto e ieri ha ritirato l`ultima busta paga. A casa ci sono tre figli: Marcella 25 anni, Monica di 23 e Andrea di 21, tutti diplomati e disoccupati. «Tutti i mesi viviamo con l`angoscia di non farcela» dicono, trascinandosi dietro un carrello semivuoto.
E l`euro proprio non ha conquistato il cuore dei baresi. «Di solito la spesa la fa mia moglie – dice Enrico Prisco – Quando tocca a me, apro il portafoglio e faccio fare alle cassiere». A nove mesi dalla nascita dell`euro la vecchia lira non vuole proprio morire. I prezzi spesso sono scritti con la doppia valuta, la gente è armata di convertitori e soprattutto, nel bene e nel male, ragiona in lire.
Alessandro De Sandi, 24 anni, direttore dell`ipermercato, però, è ottimista: «Facciamo 25 mila scontrini al settimana e non abbiamo avuto nessun tipo di aumento. Anzi. Su formaggi, salumi e frutta siamo i più competitivi. E per noi i prezzi devono diventare un dettaglio, offriremo ai clienti un sito Internet per fare la spesa da casa e un bus navetta collegato con tutta la città. Il nostro cavallo di battaglia saranno i servizi». Per Raffaele Candido, direttore del supermercato «Gs» di viale della Resistenza invece il vanto sono proprio i prezzi: «Abbiamo una vasta gamma di prodotti sottocosto, cioè li vendiamo a meno di quanto li compriamo». Ma qual è il “trucco“ per frenare il caro prezzi? «Trasformare un euro in banconota», dice Rodolfo Rizzo, in fila a una cassa del «Gs». Avviare i nuclei di valutazione sui prezzi (oggi ci sarà un incontro tecnico in Prefettura a Bari) propone l`avvocato Domenico Romito di Confconsumatori. Ma la maggior parte dei consumatori, quelli che devono fare i conti a fine mese con lo stipendio, scelgono la pazienza. «Bisogna cercare le promozioni – dice Angela Greco – girare i supermercati e stare attenti anche ai centesimi».
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