13 Settembre 2002

La Confcommercio replica «Non dare numeri al lotto»

Per gli organizzatori in città si è registrato un calo del 20 per cento

La Confcommercio replica «Non dare numeri al lotto»

Nella giornata dello sciopero dei consumatori, i milanesi non incrociano le braccia. Allo slogan «supermercati e negozi vuoti per un giorno», scandito dall`Intesa dei consumatori, il raggruppamento delle quattro più agguerrite associazioni (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), i cittadini non hanno dato ascolto. Le file ai bar sono rimaste più o meno le stesse, magari qualche caffè o quotidiano in meno. Guerra sulle cifre. Secondo gli organizzatori, Milano è stata la città più fredda (calo del 20 per cento), Catania la più calda con -40. Ma la Confcommercio ribatte di «non dare i numeri al lotto». Più che nei dati, la novità sta nella figura del «consumatore pentito». Secondo il Codacons, infatti, sono tanti quelli che, incappati nei picchetti (molto affollato quello di in piazza Cordusio al quale era presente Anna Bartolini, rappresentante dei consumatori nel consiglio europeo) all´uscita di ipermercati, negozi e bar, sentono il bisogno di giustificarsi. Insomma, hanno comprato lo stesso, ma sono tutti d´accordo con le motivazioni della protesta. Parlando con la gente si coglie il fastidio di chi si sente raggirato dai negozianti, magari quello che era di fiducia, che avrebbero approfittato dell´arrivo della nuova moneta. Fioccano gli esempi: aperitivi da 6 mila lire a 5 euro, panini – riti obbligati a mezzogiorno per molti lavoratori – a 3,60 euro, pizze margherite da 8 mila lire a 7 euro, cono due gusti da 2.500 lire a 2,5 euro. «Mi ero dimenticato di questo sciopero. I rincari ci sono, ma credo che ci sia anche la nostra disattenzione nel fare i conti con l´euro – racconta Luca, pensionato -. In ogni caso uno sciopero non risolve nulla». Tra gli studenti c´è chi ha rinunciato al panino al bar, portandoselo invece da casa.

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