Chi sono i nuovi tribuni della plebe
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fonte:
- La Stampa
Un po´ per gioco un po´ per provocazione c´è chi dice che sono gli eredi dei Gracchi
Parlano storici, sociologi e i loro rappresentanti . Con opinioni diversissime
Chi sono i nuovi tribuni della plebe e da quali rostri alzano i loro veti
SI mobilitano per i prezzi, le bollette gonfiate del telefono, hanno sommerso di denunce le banche per i mutui e sono sempre in prima fila contro il caro libri per la scuola o i disservizi della sanità. Sono i nuovi tribuni della plebe. I paladini agguerriti delle associazioni dei consumatori. Si chiamano, solo per citarne alcuni, Carlo Rienzi, Elio Lannutti o Paolo Landi, Primo Mastrantoni. Non tutti li conoscono eppure, all`ultima manifestazione indetta contro i rincari dell`euro, più di 10 milioni di persone hanno lasciato il carrello vuoto. Oggi scendono in piazza contro gli aumenti selvaggi invitando tutti i cittadini all`astensione da qualsiasi acquisto. Ma sono davvero loro i neo fratelli Gracchi pronti a difendere i cittadini dai piccoli e grandi problemi della vita quotidiana? E da quali rostri arringano le folle? Abbiamo girato la domanda a storici, sociologi, archeologi e naturalmente ai diretti interessati. «Andiamoci piano con i paragoni. Nell`Antica Roma, i tribuni della plebe li facevano fuori» scherza il sociologo Franco Ferrarotti. «Il primo nome che mi viene in mente è Nanni Moretti. Tuttavia se i cittadini non vengono più rappresentati dai partiti ma da gente che va a fare i girotondi significa che il sistema è in crisi». E lo sciopero dei consumi? Ferrarotti dissente: «Non fare la spesa una volta può anche far bene alla dieta ma senza esagerare. Chi difende i consumatori dovrebbe incitarli a spendere di più perché senza gli acquisti l`economia si blocca». Il sociologo del lavoro Domenco De Masi ha le idee diametralmente opposte: «E` una follia consumare di più. Semmai dovremmo imparare a dare più senso a ciò che ci dà gioia, come sentimenti e amicizia. Quanto ai tribuni contemporanei -continua De Masi- per me sono Marco Pannella e Vittorio Sgarbi perché bucano lo schermo. La plebe, invece, è rappresentata dai telespettatori». Sulle doti del tribuno De Masi non ha dubbi: «Deve essere un tipo carismatico che maneggia bene il mezzo televisivo mentre questi delle associazioni chi li conosce?».
Certo è facile perdersi nella nubolosa di sigle e acronimi che mandano in confusione anche un enigmista incallito eppure le associazioni dei consumatori sono delle macchine da guerra con centinaia di migliaia di iscritti pronti a segnalare un`assicurazione esosa, frodi alimentari o un tour operator che ha trasformato le vacanze in un inferno. Crescono a macchia d`olio e si inventano ogni giorno nuovi capo popolo non sempre pronti ad andare d`accordo fra di loro. «Pure i tribuni dell`antichità litigavano» spiega lo storico Luciano Canfora, «i due Gracchi, per esempio, furono messi in difficoltà dai colleghi». La storia si ripete insomma. Ma qual era il ruolo dei tribuni della plebe? «All`inizio erano dei magistrati preziosi per la giustizia sociale» risponde Canfora «ma nella tarda repubblica diventarono dei politicanti al servizio dei potenti». «Un`analogia tra passato e presente non funziona», replica l`autore di “Roma Antica“ Andrea Giardina, «i tribuni moderni – continua lo storico – non godono del diritto di veto degli antichi però esprimono minacce, pressioni e condizionamenti che aiutano nei risultati». Non passa giorno senza che i giornali non segnalino le nuove conquiste dei difensori dei consumatori. Ecco perché qualcuno resta scettico: «La difesa dei consumatori è il tema della contemporaneità ma i loro leader sono altezza?» si chiede il sociologo Massimo Canevacci. «Se per tribuno si intende un demagogo, uno che sul popolo e non per il popolo costruisce il suo ruolo di potere -risponde Canevacci- allora ci vedo bene uno dei leader di queste associazioni, un avvocato che conosce il guazzabuglio degli inghippi giudiziari e grazie a quelli si afferma e si fa largo. Io questi nuovi capi li immagino noiosi e rancorosi. Preferirei una forma di protesta più allegra e colorata tipo il gay pride o una tecnoparade». «Nell`antica Roma non c`erano solo i populisti» puntualizza il direttore dell`Istituto di archeologia dell`università di Urbino Sergio Rinaldi Tufi «Tiberio Gracco propose una riforma agraria e per questo fu ucciso mentre suo fratello Caio propose leggi e ribassi del prezzo del grano ma per ingraziarsi la plebe e rafforzarsi». Il paragone non impressiona Carlo Rienzi, fondatore e presidente di Codacons. Lui il tribunato ce l`ha nel sangue: «In un`opera di Wagner il Rienzi è l`ultimo tribuno della plebe, deve essere un destino» ride Rienzi «mi hanno chiamato in tanti modi, questo è il più gentile». Gli altri sono il rompiscatole, il talebano e, l`ultimo, del ministro Gasparri, terrorista. Ma lui dice: «L`unica leva su cui possiamo contare è la paura. Le autorità e le aziende devono temerci se no non ci rispettano». Ne sanno qualcosa le Ferrovie dello Stato che hanno dovuto rimborsare i viaggiatori bloccati per ventiquattr`ore in una galleria per un guasto della locomotiva con un milione e mezzo a testa. «Un successo- esulta Rienzi -per la prima volta anche la paura è stata riconosciuta come un disagio da risarcire». C`è un bagno rotto nel treno, una segreteria non richiesta nel telefono o le assicurazioni che fanno cartello? Adesso i consumatori sanno che c`è qualcuno pronto a dare voce alle loro proteste. «Una ventina di anni fa gli utenti erano schiavi, neanche plebe». E di plebe Rienzi se ne intende visto che già studente trovava i comitia curiata e centuriata un`ingiustizia insopportabile. Più tardi tenne corsi all`università su la lotta di classe ai tempi di Mario e Silla e la riscossa dei tribuni che considera sui colleghi. «Macché tribuni della plebe- si arrabbia Giorgio Bernardi, presidente di Associttadini-mica siamo nel Medioevo! Identificare la cittadinanza con la plebe non mi piace». Poi si calma. L`ex promotore finanziario diventato famoso per il volantino con scritto “sei sicuro di dover pagare questa multa?“ infilzato nei tergicristallo delle macchine è un crociato degli automobilisti. Grazie a lui, l`ufficio contravvenzioni del Comune di Roma è andato in tilt, naufragato sotto il peso di oltre due mila ricorsi al mese.E la battaglia continua. I prossimi bersagli? I parchi elettronici e gli ausiliari del traffico troppo zelanti. Anna Bartolini, di “Mi manda Rai 3“ si sente alla stregua di un tribuno. Lei che è consigliere consumatori dell`Unione Europea è molto fiera del ruolo che è riuscita a ritagliarsi: «La gente mi ferma per strada e mi dice `grazie per quello che fa per noi`. Fino a qualche anno fa eravamo ignorati, oggi siamo in grado di condizionare le misure del governo». E tutto grazie a sentenze favorevoli e alla cassa di risonanza dei media, i rostri delle associazioni dei consumatori. Associazioni che «potenzialmente valgono una valanga di voti». Parola di Renato Mannheimer, presidente dell`Istituto di studi sulla pubblica opinione. «La sensibilità dei consumatori continua a crescere. C`è maggiore consapevolezza per i propri diritti. Un esempio? Oggi prima di un acquisto ci si informa, si legge l`etichetta e si vuole conoscere la provenienza». E se nell`antica Roma la plebe protestava per chiedere maggiori diritti «oggi la gente è pronta a scendere in campo per il caro prezzo».
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