11 Settembre 2002

Prezzi, è una giungla: scatta lo sciopero della spesa

Prezzi, è una giungla: scatta lo sciopero della spesa

A Firenze la mortadella costa il doppio che a Torino, mentre il dentrifricio la metà rispetto a Roma. Divari inspiegabili che l`Istat non rileva, dicono le associazioni dei consumatori che lanciano la protesta.

ROMA – Il prezzo della mortadella, in un negozio alimentare al dettaglio, costa, al kg, 5,53 euro a Torino e 13,40 euro a Firenze. Sempre nel capoluogo toscano, il prosciutto crudo arriva a costare 30,63 al kg, quasi il più caro d`Italia. Un tubetto di dentifricio della stessa marca, costa 3,34 euro a Roma e appena 1,70 euro nella Firenze del caro-suino. Per non parlare della carta igienica che nella Capitale costa tre volte in più che a Catania e un ammorbidente che a Torino costa un quarto che a Milano.

I dati, che fanno assomigliare i nostri mercati sempre più a una vera e propria jungla, sono stati raccolti in una decina tra le principali città italiane, dalle associazioni dei consumatori che hanno indetto, per giovedì 12, la giornata nazionale di sciopero dei consumi. Codacons, Adusbef, Federconsumatori, Adoc, a cui hanno aderito, tra gli altri, Cgil, Uil pensionati e l`Ulivo hanno indetto una giornata di mobilitazione su tutto il territorio nazionale. Un sit-in di protesta davanti a Montecitorio, come nelle migliori tradizioni.

E poi, manifestazioni a Milano, Firenze, Reggio Emilia davanti alle sedi comunali, ai grandi supermercati e ai mercati rionali. Parola d`ordine numero uno: per un giorno, astensione dalla spesa e colazione tra le quattro mura di casa.

Due i motivi della protesta: i rincari che negli ultimi mesi hanno colpito praticamente tutti i prodotti di largo consumo. L`inattendibilità dei dati Istat sui prezzi che, secondo le associazioni dei consumatori, non vengono rilevati correttamente. In primo luogo, al Sud. “Secondo i documenti pubblicati sull`ultimo bollettino Istat, ci sono ben ventuno Comuni italiani che non vengono presi in considerazione dai rilevatori – dicono le associazioni – in pratica, 9 milioni di italiani pari a un sesto della popolazione nazionale. Una percentuale che in Sicilia raggiunge addirittura il 33%“. Dunque dati sballati, affermano le associazioni, che rendono inattendibili le cifre sull`inflazione. E ancora più ingiustificati gli aumenti dei prezzi.

“E pensare che qualcuno parlava di isolati episodi speculativi“, mandano a dire al ministro Marzano. Non è più sufficiente il paniere unico attuale. E` necessario crearne quattro-cinque, dicono le associazioni, che tengano conto delle differenti tipologie di consumatori, come pensionati, famiglie numerose e a basso reddito, per i quali l`impatto inflazionistico è certamente più pesante.

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