Rilevamento dei prezzi Istat, inadempienze del Comune
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Catanzaro è uno dei ventuno comuni nel mirino dell`Intesa dei consumatori, che raggruppa alcune delle principali ?sigle? a tutela del consumatore (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori), per non aver effettuato il rilevamento dei prezzi per i calcoli dell`Istat. La denuncia dell`Intesa si baserebbe su una tabella degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nei capoluoghi di provincia. Inoltre, da altri documenti relativi al piano di rilevazione che l`Istat avrebbe diramato agli enti locali, si dedurrebbe che: «Il numero minimo di quotazioni da considerare è di 5 per i beni alimentari e 3 per i non alimentari. Nella realtà tale numero non è spesso sufficiente a garantire il requisito della rappresentatività». E, per quanto poi riguarda la sostituzione dei prodotti e il trattamento dei dati mancanti «alcuni controlli effettuati a campioni hanno rilevato che oltre il 90% delle sostituzioni di prodotto viene effettuato senza registrare alcuna variazione nell`indice, sottintendendo l`ipotesi che la differenza di prezzo tra il nuovo e il vecchio prodotto sia completamente da attribuire a differenze qualitative. Tale ipotesi non è sempre vera e una maggiore attenzione va prestata alla stima del prezzo ricostruito. Le omissioni occasionali di rilevazione vengono trattate come assenza di variazione di prezzo. In periodi di bassa inflazione la pratica utilizzata in Italia non comporta distorsioni negli indicatori sintetici purché l`entità delle mancate risposte sia trascurabile e non assuma carattere sistematico. Attualmente manca la possibilità di effettuare una valutazione dell`ampiezza del fenomeno perché le modalità di registrazione adottate dai Comuni non distinguono tra l`invarianza effettiva nel prezzo e quella forzata per mancata rilevazione». Cercando di capirci qualcosa dallo ?statistichese?, parrebbe che non solo i comuni non sono solerti ma gli stessi mezzi di rilevamento sono inadatti. Cosa si deduce? Innanzi tutto che non sempre i valori fatti corrispondere ai beni nel ?panierino? (l`insieme dei beni considerati) corrisponde a quello reale. Poi che i comuni, omettendo i controlli, sfalzano la percezione della realtà da parte del cittadino, quando i prezzi aumentano realmente, quando cioé l`inflazione se non galoppa certamente trotta. Se, allora, il comune non trasmette dati reali, il vecchietto di Siano che va a fare la spesa ogni mattina e vede che i prezzi sono aumentati, nell`ipotesi in cui, per esempio, dovesse chiedere (insieme ai ?colleghi?) un adeguamento della pensione si sentirebbe dire: «Vede signore Lei sbaglia lo dicono i dati Istat». Che però non tengono conto del fruttivendolo sotto casa. C`è chi ci vede la malafede. Rappresentare la realtà così com`è vorrebbe poter dire che l`inflazione sta aumentando, cioé che il potere di acquisto degli stipendi diminuisce. Infatti, secondo l`Intesa, se fossero presenti tutti gli indici, l`inflazione registrerebbe un aumento compreso fra lo +0,1% e lo 0,3% e il tasso reale sarebbe ben oltre il 3%. Le banche, così, dovrebbero aumentare gli interessi sui conti correnti, per esempio. Il capoluogo calabrese si troverebbe in buona compagnia di comuni ?fuorilegge?, quali Aosta (fino al 2001), Gorizia, Imperia, Rieti, Frosinone, Caserta, Salerno, Taranto, Lecce, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa. L`inadempienza è ?trasverale?, e riguarda sia il Sud, che il centro, che il Nord. Anche se il record a livello regionale (33%) è della Sicilia. Per l`Intesa quindi un sesto dei cittadini italiani, oltre 9 milioni e 257 mila, non sono presi in considerazione dall`Istat. Il cartello delle associazioni dei consumatori avrebbe deciso di denunciare i sindaci dei 21 Comuni alle Procure della Repubblica con l`accusa di omissione ed abuso di atti d`ufficio.
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