La pioggia? Solo una scusa
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fonte:
- Il Mattino
non c?è controllo comunale»
Colpa del maltempo, si giustificano i fruttivendoli. Ma è difficile farlo credere a chi la pioggia ha già rovinato le vacanze e ora, di ritorno dalle ferie, si sente rispondere che se peperoni, melanzane e pomodori costano un occhio della testa la colpa è proprio del maltempo, di questa pazza estate. Prezzi alle stelle, dunque, da un lato all?altro della città, rincari spropositati, ingiustificati, due euro per un chilo di peperoni o un euro e venti per un chilo di pomodori San Marzano sembrano davvero troppi.
C?è difesa di fronte a questo aumento settembrino (a luglio gli stessi prodotti costavano molto meno)? «Colpa del maltempo il rincaro? È una stupidaggine», ribatte l?avvocato Giuseppe Ursini, vice-presidente nazionale del Codacons, per il quale appigliarsi alla pioggia per giustificare l?aumento dei prezzi «è una presa in giro». «Sì, è vero, il maltempo c?è stato, intenso anche ma breve. E comunque non c?è stata grandine, e i prodotti nei campi erano già maturi. Tutt?al più ci può essere stato un disagio nella raccolta, ma non tale da giustificare aumenti così consistenti che rasentano addirittura la speculazione». Il malumore, tra i consumatori, è evidente. E la rabbia è tanta. C?è un rimedio per evitare che la spesa si riduca ogni giorno ad un terno al lotto? Ursini una proposta ce l?ha. «Bisognerebbe munire i prodotti – spiega – di un cartellino in cui sia evidente la tracciatura dei prezzi». Insomma, una sorta di certificazione del prezzi, perché, sostiene Ursini, «è giusto che il consumatore sappia come un chilo di peperoni possa arrivare a costare anche due euro».
Ma Ursini, che conferma per il prossimo 12 settembre lo sciopero dei consumatori, tira in ballo anche il Comune. «Giovedì scorso – dice – proprio sull?onda dell?aumento dei prezzi incontrammo l?assessore al Commercio Tecce. Fu concordato di dar vita, entro quindici giorni, a un osservatorio dei prezzi per monitorare l?andamento dei costi. Ebbene, è trascorsa quasi una settimana da quell?incontro, ma passi in avanti non ce ne sono stati». Anzi, osserva Ursini, la risposta del Comune è stata quella di aumentare il costo dei grattini. «Parlano, parlano, parlano, e poi aumentano», chiosa il vice-presidente del Codacons. E dal rincaro del grattino, per arrivare all?aumento del prezzo dei generi alimentari, parte anche Ciro Pesacane, presidente dell?Acu (associazione consumatori utenti). «Se il buon giorno si vede dal mattino – dice – c?è poco da stare allegri. Tutti ammettono che c?è un problema di aumento dei costi, tutti ammettono che c?è un concreto rischio che l?inflazione salga, ma poi non si fa niente per risolvere il problema. Piuttosto, si aumenta il costo del grattino. Complimenti». E anche Pesacane, come Ursini, sollecita Tecce ad avviare l?osservatorio dei prezzi. «Sembrava che si dovesse partire subito e invece si è ancora fermi. E con la scusa grottesca del maltempo c?è chi ne approfitta».
Peperoni, melanzane e pomodori a prezzi da record? Invoca «regole precise» l?avvocato Angelo Pisani, presidente di Cittadinanza attiva, movimento di tutela dei consumatori, che denuncia un «cartello tacito per la determinazione dei prezzi simile a quello che le compagnie di assicurazioni attuano per le RcAuto». «La libera concorrenza – aggiunge Pisani – si è trasformata in un boomerang». Da qui una proposta: «Governo e comuni devono intervenire per tutelare i beni di prima necessità e calmierare i prezzi». Insomma, pane, latte, acqua, pasta e verdure abbiano costi contenuti accessibili a tutti. «Poi – commenta Pisani – chi vuole aragosta e champagne libero di farlo e pagare quanto vuole».
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