«Sì ai ticket, ma a pagarli devono essere solo i ricchi»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Contrarietà anche all`introduzione delle vecchie mutue
«Sì ai ticket, ma a pagarli devono essere solo i ricchi»
Piccoli ospedali, il 65% degli italiani dice no alla chiusura
Roma. Il 65% degli italiani dice sì ai ticket per finanziare la sanità, ma li farebbe pagare solo ai ricchi. Per l`80%, inoltre, è giusto che chi guadagna oltre 100mila euro l`anno, metta mano al portafoglio per acquistare almeno i farmaci. Questa la «ricetta» degli italiani per frenare la spesa sanitaria e farmaceutica, secondo un`inchiesta condotta da Ageing society (l`Osservatorio sulla terza età) nelle località turistiche della penisola su 5.000 persone over 50, chiamate a pronunciarsi sulle misure che il governo ha in cantiere. Quasi tutte bocciate, per la verità.
Favorevoli a far pagare le prestazioni a quanti possono permettersele, i nostri connazionali fanno quadrato contro la chiusura dei piccoli ospedali e l`introduzione delle mutue private, proposte respinte al mittente, rispettivamente, dal 56% e dal 70%. In particolare, sostengono gli intervistati, la fine dei piccoli ospedali equivarrebbe alla chiusura delle scuole elementari nei centri rurali: significherebbe privare le piccole comunità periferiche sparse sul territorio della possibilità di curarsi. Il 62% dei cittadini è convinto che la sanità sia meglio lasciarla in mano pubblica e, per questo, sarebbe disposto a dare una mano allo Stato, soprattutto per l`assistenza agli anziani. Il 75% vedrebbe di buon grado un incentivo fiscale o un bonus per quanti assistono in casa anziani non autosufficienti.
Partendo dalla disponibilità degli italiani a pagare un ticket in base al reddito, il Comitato tecnico-economico di Ageing Society ha ipotizzato un contributo progressivo che farebbe incassare allo Stato circa 2 miliardi di euro, salvaguardando le fasce deboli. Poichè ogni famiglia spende per i farmaci 553 euro l`anno, con un esborso decrescente se aumenta il reddito, è pensabile un ticket del 25% per quanti guadagnano dai 20 ai 40mila euro e del 50% per chi supera questa fascia. Farmaci del tutto gratis, ovviamente, per i malati cronici e i meno abbienti.
Infine, il 70% non ha dubbi: «non è giusto – sostiene – accollare alla collettività le spese sanitarie di coloro che per incuria non seguono le indicazioni e le prescrizioni dei medici». Il 43% continua a pensare che le risorse destinate alla sanità nel nostro Paese siano poche.
E a esprimere preoccupazione per le conseguenze delle misure in cantiere sulle fasce più deboli è il Cardinale Ersilio Tonini: «Ci sono famiglie con un reddito di 8-900 euro al mese. Se poi saltano fuori farmaci che costano l`ira di Dio – commenta – mi viene in mente la frase di mia madre, «queste sono malattie da signori». I più deboli non devono essere buttati sul lastrico».
D`accordo il segretario generale di Ageing Society, Roberto Messina, che avverte: «Occorre fare attenzione prima di attuare certi provvedimenti. Sarebbe più semplice recuperare efficienza negli ospedali a far pagare chi se lo può permettere».
Intanto, pur ritenendo di «fondamentale importanza» la razionalizzazione della spesa sanitaria l`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) dice no alla chiusura dei piccoli ospedali, che creerebbe, si legge in una nota, «non pochi problemi».
I consumatori, piuttosto, propongono il rilancio delle strutture sanitarie minori «attraverso la specializzazione in settori che ne migliorino le prestazioni».
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