Il governo ha l?esigenza urgente di fare cassa
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- Brescia Oggi
Rispuntano i condoni, coro di «no»
Il governo ha l?esigenza urgente di fare cassa L?Europa e il Fmi bocciano quello fiscale
Roma. Stretta fra l?incudine dei parametri del Patto di stabilità e il martello di una Finanziaria leggera, la maggioranza è alla ricerca di risorse per far quadrare i conti pubblici. In base alle prime indiscrezioni sulla manovra economica da 20 miliardi di euro, si delinea un ricorso massiccio alle sanatorie. L?ultima ipotesi che vedrebbe il Governo impegnato nel mettere a punto un nuovo condono edilizio da inserire, eventualmente, in Finanziaria, raccoglie un vero e proprio coro di proteste. Un coro con argomenti forti, trasversale, bipartisan, e con una voce che intona il «no» anche da Bruxelles. Mentre dubbi arrivano anche dall?Fmi. Il presidente della Commissione Finanze della Camera Giorgio La Malfa ammonisce contro il rischio di conseguenze devastanti. «Non so cosa intenda fare il governo ma i condoni sono un disastro per l?effetto annuncio che creano». Per quanto riguarda le pensioni, invece, «la riforma è urgente ma non ai fini degli equilibri della prossima Finanziaria».
La maggioranza, e in particolare Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione bilancio di Montecitorio, si mostra invece più possibilista, nonostante le critiche dei sindacati, sul condono fiscale, che potrebbe aprire una nuova pagina nei rapporti fisco-cittadini.
– CONDONO FISCALE. Si concretizza ogni giorno di più. La misura sarà inserita nella Finanziaria con una serie di emendamenti. L?obiettivo è quello di agire sui redditi personali offrendo alcune soluzioni alternative nei rapporti con il Fisco in materia di imposte dirette, Iva ed altre tasse. Aderendo alla sanatoria il contribuente eviterebbe in tutto o in parte l?accertamento da parte delle autorità competenti. Più difficoltoso appare il discorso per le aziende: gli incentivi per l?emersione del sommerso potrebbero sottrarre risorse. Così le ipotesi sul gettito oscillano sensibilmente da un minimo di 3 ad un massimo di 10 miliardi.
– CONDONO EDILIZIO. Su questa ipotesi l?opposizione è pronta a fare le barricate in Parlamento. «Siamo assolutamente contrari perchè sarebbe un nuovo inaccettabile attacco alla tutela del territorio e alla legalità» ha dichiarato il diessino Pierluigi Bersani sottolineando che l?esigenza di fare cassa da parte del governo «finirebbe per dare nuovo impulso all?abusivismo. Negativo anche il giudizio di Verdi ed Anci. Tecnicamente potrebbero essere riaperti i termini dell?ultimo condono – quello del 1994 – agli immobili edificati fino al 31 dicembre 2001 aggiornando il valore delle sanzioni previste. Il perdono immobiliare farebbe affluire nelle casse dello Stato 5-8 miliardi di euro. Anche se quel precedente non rassicura del tutto. L?incasso finale pari a 4.836 miliardi rimase ben al di sotto delle stime di gettito. Infine i sindacati, compatti, bocciano il condono edilizio che – spiegano – è un errore in termini economici. Mentre il condono fiscale è anche un?ingiustizia nei confronti di chi, da anni e senza fiatare, paga regolarmente le tasse.
– PREVIDENZA. L?idea è quella di spostare alcuni punti qualificanti della delega nella Finanziaria. Le misure da potenziare riguardano l?innalzamento dell?età pensionabile e l?estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori. Mentre è stata ribadita l?intangibilità dei trattamenti di anzianità. I tempi del confronto stringono. Il 10 settembre il ministro Roberto Maroni incontrerà i rappresentanti dei sindacati sulla riforma del Welfare. L?argomento previdenza, però, sarà tenuto fuori dall?ordine dei lavori. L?intenzione del governo è di definire la proposta entro la metà del mese.
Roma. Il governo stringe i tempi sulla Rc Auto. La commissione Industria del Senato condurrà un?indagine conoscitiva sul settore assicurativo. L?obiettivo – spiega il presidente Francesco Pontone – è quello di «accertare ufficialmente come funzionano le polizze, quali sono i guadagni delle assicurazioni se c?è equilibrio economico tra offerta e prezzi, come deve essere bloccato il parametro regionale di territorialità, quali sono gli strumenti per garantire la trasparenza e per la tutela degli utenti». Nell?iniziativa saranno coinvolti i presidenti di Isvap e Ania, i rappresentanti di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, oltre alle associazioni dei consumatori e ai presidenti delle Regioni. Ma ieri il vicepresidente della commissione Attività Produttive del Senato Giampaolo Bettanio ha ribadito anche l?ultimatum lanciato dal ministro Antonio Marzano: «Faremo il massimo sforzo affinché il decreto legge sulla Rc auto venga approvato in Parlamento». Il provvedimento è già calendarizzato in Senato per il 19 settembre e la maggioranza è pronta a farlo approvare anche ricorrendo ai tempi contingentati.
Il governo moltiplica gli sforzi in vista della prossima finanziaria. Del blocco delle tariffe, di congiuntura economica e dell?inflazione Silvio Berlusconi ha discusso in una lunga telefonata con il ministro per l?Economia Giulio Tremonti. Temi caldi che saranno al centro del vertice di maggioranza convocato per dopodomani a palazzo Grazioli al termine del consiglio dei Ministri in cui si discuteranno i primi intervenni contro il rincaro dei prezzi. Eppure non mancano le polemiche. I consumatori hanno annunciato che diserteranno il tavolo sul «caro prezzi» convocato dal ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano. All?incontro, fissato per il 4 settembre, l?Intesa che riunisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori invoca invece la presenza del presidente del Consiglio che «si è pubblicamente impegnato sull?argomento». Mentre l?Aduc in una lettera a Berlusconi contesta la validità del blocco tariffario chiedendo invece l?abolizione dell?Iva sui tributi.
Dopo giorni di silenzio anche l?Ania interviene nella querelle. Secondo l?associazione delle assicurazioni la riforma della Rc Auto in discussione in Parlamento deve essere approvata al più presto. In questo modo – spiega una nota – si risolverà la questione dei premi «che si trascina da anni per l?inerzia del Paese nell?affrontare il problema dei costi dei risarcimenti in modo organico e strutturale».
Intanto sul fronte dell?inflazione si registra una schiarita. Il Fondo Monetario Internazionale ha difeso il metodo di calcolo utilizzato dall?Istat oggetto di roventi polemiche nei giorni scorsi. Roma. L?Italia «abusiva», quella che attende il condono edilizio per sanare gli edifici costruiti senza permessi, è per lo più tutta al Sud. Con la Campania che, da sola, nel 2001 ha «tirato su» tante nuove case abusive quanto tutta l?Italia settentrionale. È quanto emerge dagli ultimi dati di Legambiente, che parlano di un?aggressione al territorio «stabilizzata».
Lo scorso anno, infatti, risultavano costruite 28.276 case illegali in più, con una produzione che sfiora i 4 milioni di metri quadri (3.841.090), e un valore stimato di circa 1.785 milioni di euro.
Il dato – sottolinea Legambiente – è particolarmente preoccupante perchè di poco inferiore (-2,3%) alle 28.938 del 2000: una lieve flessione che giunge dopo il vero e proprio «stop» (-13,8%) del 2000, quando un?ingente campagna di demolizioni, anche di grande significato simbolico (come l?hotel Fuenti) blocco in qualche misura le nuove costruzioni abusive.
Nel 2001, invece – spiega Legambiente – le demolizioni sono tornate ad essere «un rischio calcolato piuttosto che un?inquietante prospettiva per chi decide di investire capitali ingenti nella costruzione di una casa o di un complesso edilizio illegale».
È così ripartita la corsa nel mattone abusivo, che vede in Campania e Sicilia il regno dell?illegalità, con oltre 9.500 costruzioni irregolari. E la sola Campania, con 4.985 edifici illegali, pareggia quasi il contro con le sette Regioni dell?Italia settent
rionale (5.136 costruzioni abusive in totale).
Se poi a Campania e Sicilia si aggiungono Puglia e Calabria, la cifra complessiva degli abusi edilizi di queste quattro Regioni sale ad oltre 15.000, più della metà dell?intera Italia. Roma. Dopo l?aumento del 3,3% scattato dal primo luglio per il bimestre in corso, sulle bollette della luce potrebbe scattare dall?inizio di settembre un nuovo rincaro, pari all?1,4% in media nazionale. A tanto ammonterebbe, infatti, l?incremento atteso sulle tariffe elettriche, legato all?adeguamento del costo dei combustibili che l?Authority per l?Energia compie ogni due mesi.
La previsione arriva dal Rie (Ricerche industriali energetiche di Bologna) sulla base del calcolo utilizzato dall?Autorità di controllo per adeguare, ogni due mesi, i prezzi dell?energia con l? andamento di quelli dei combustibili. Spetterà comunque alla stessa Authority comunicare, entro fine agosto, l?adeguamento per il bimestre settembre-ottobre.
Se l?aumento dovesse essere invece confermato, l?impatto si tradurrebbe per una famiglia tipo (3 kw di potenza impegnata e consumi mensili di 225 kwh) in una maggior spesa su base annua intorno a 3,6 euro, vale a dire quasi 7 mila «vecchie» lire in più. E che, associato alle variazioni già scattate dall?inizio dell?anno, porterebbe la spesa annua di ogni famiglia a registrare un incremento di circa 11 euro rispetto alla fine del 2001.
Secondo i calcoli del Rie, nel prossimo bimestre – sempre secondo il meccanismo utilizzato dall?Autorità per adeguare i prezzi dell?energia all?andamento dei combustibili – dovrebbe invece rimanere ferma la bolletta del gas che era aumentata del 2,1% dal primo luglio.
Le bollette elettriche, in seguito all?andamento dei costi della materia prima, avevano registrato nel primo bimestre dell?anno un calo del 4,2%, pari ad una minor spesa annua per la famiglia tipo di circa 5,26 euro.
Nel bimestre successivo erano invece rimaste ferme, mentre nel terzo e quarto avevano registrato un aumento medio nazionale, rispettivamente, dell?1,4% e del 3,3% (pari ad un aggravio della spesa annua a famiglia di 3,65 e 9 euro).
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