Rubavano nei bagagli, ripresi dalla telecamera
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fonte:
- Il Messaggero
Rubavano nei bagagli, ripresi dalla telecamera
Scoppia il caso dei furti negli aeroporti. Allo scalo di Malpensa denunciati 37 operai della Sea
MILANO – Alcuni turisti, derubati dei loro bagagli, hanno cominciato a tempestare il centralino della Polizia, quasi subito, quando la notizia della banda di Malpensa è stata diffusa dai Tg. «Quella mia Mont-blanc c?è?» ha chiesto, con tono apprensivo, uno dei malcapitati, che evidentemente non sperava più di riaverla. Non si sa se tra le penne pregiate, recuperate nell?immensa refurtiva (valore 25mila euro), ci sia proprio quella dello sventurato passeggero, la cui unica colpa è stata quella di essere transitato a Malpensa nel momento in cui la banda dei bagagli non dava tregua, credendo di operare nella totale impunità. Certo è che di penne a stilo di quella marca, che sono anche le più costose, ce ne sono diverse tra le mercanzie che gli operai disonesti tenevano nascoste nella propria abitazione. Ma il blitz di Polaria, la polizia dell?aeroporto, ha portato alla luce uno dei più grandi furti negli aeroporti italiani, almeno negli ultimi tempi, 37 operai della Sea sono stati denunciati (e sono indagati dalla Procura di Busto Arsizio) per furto e ricettazione, mentre uno, M.D., 30 anni, è stato arrestato per possesso di munizioni da guerra (aveva in casa una decina di proiettili calibro 9 che solitamente sono in possesso alle forze dell?ordine, ma non aveva alcuna arma). Le perquisizioni, invece, sono state fatte in 10 abitazioni dei presunti capi della banda, quelli che nascondevano gli oggetti rubati.
Non si sa quanti siano stati i furti, «certamente qualche centinaio» esclama un investigatore. E come afferma Giuseppe Codispoti, commissario capo, la difficoltà dell?inchiesta è stata quella di operare «in un terreno omertoso». Che ci siano state minacce e ricatti, da parte degli operai finiti nel mirino, è possibile ma ciò è oggetto di ulteriori investigazioni, che potrebbero portare alla contestazione di nuovi reati. I lavoratori di Malpensa sono sotto choc. Il sindacato Filt-Cgil, con una dichiarazione del segretario Franco Fedele, esprime una severa condanna morale ed afferma che è un risultato «rassicurante per individuare un gruppo di lavoratori Sea che ha sfruttato la propria collocazione in azienda, sottraendo preziosi e oggetti, dai bagagli dei passeggeri. La loro individuazione rappresenta una garanzia per tutti gli altri 6.500 lavoratori». Ma le polemiche non mancano. Il Codacons chiede che il Pm di Busto Arsizio ipotizzi per gli indagati anche il reato di associazione a delinquere e invita la Sea, società di gestione, a risarcire i danni provocati ai passeggeri. Per un dirigente di Polaria, Giovanni Gigliofiorito, quei dipendenti «dovrebbero essere licenziati». In passato, infatti, quando la polizia individuò una cinquantina di operai che rubavano carburante, l?inchiesta finì in una bolla di sapone. Nel senso che i responsabili, dopo aver patteggiato «furono tutti riammessi al lavoro».
La prima scoperta, una volta avviate le indagini, è stata quella della fascia oraria. Quasi tutti i furti avvenivano di notte, allo smistamento bagagli. Questa è la cosa più inquietante. Gli operai Sea, tastavano le valigie più «corpose», nonchè quelle avvolte nel «cellophane» di garanzia, poi estraevano la merce, sotto gli occhi di tutti i colleghi, e infilavano negli armadietti macchine fotografiche (ne sono state recuperate ben 30, prive del rullino), occhiali, penne, orologi di marca, profumo. Poi gli stessi oggetti erano rivenduti in mercatini, intorno a Malpensa, a prezzi dimezzati. Curiosi gli stratagemmi usati dagli operai per non essere visti all?uscita dall?aeroporto. Quando gli oggetti erano voluminosi, venivano gettati oltre una recinzione, dove un complice, dotato di auto, transitava per prelevarli. Paradossale e ridicola la scena, trasmessa da una telecamera, quando uno «snowboard» viene lanciato oltre la recinzione. La tavola si impiglia nelle reti. E gli operai, tutt?attorno si affannano a disincagliarla. Fatica inutile: quella tavola è rimasta invenduta. E adesso le indagini sono concentrate sul «mercatino parallelo» dove la refurtiva è stata riciclata.
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