Inflazione, Confindustria «Nei contratti non bisogna rincorrere i prezzi»
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fonte:
- Il Tempo
«MI AUGURO che il sindacato abbia un atteggiamento responsabile e non metta le imprese in condizioni ancora meno competitive». È giorni che si parla e si polemizza sull`inflazione e per la prima, volta si fanno sentire anche gli industriali attraverso il direttore generale Confindustria Stefano Parisi. La preoccupazione principale di via dell`Astronomia riguarda soprattutto l`effetto dell`aumento del costo della vita sui prossimi rinnovi contrattuali. «Ci aspettiamo che ci sia il rispetto dell`accordo del 23 luglio. In Italia abbiamo già sconfitto i fenomeni inflattivi negli anni ?80 e ?90: lo dobbiamo fare e anche nel 2000 con la politica dei redditi». Se il risultato di una politica contrattuale sbagliata «fosse un tasso di crescita inferiore alla media europea – aggiunge -, e già si prospetta un tasso di crescita abbastanza tiepido, sarebbe un grande problema per l`economia e soprattutto per i disoccupati». E poi indica la responsabilità degli aumenti all?affetto euro. E aggiunge: sull`inflazione 2002 stanno influendo il commercio a dettaglio e le tariffe.
Va avanti intanto la polemica sulla crescita dell`inflazione e sull`Istat. L`Adiconsum chiede all`esecutivo l`apertura di un tavolo per discutere gli aumenti tariffari. Obiettivo: congelare almeno per qualche mese gli aumenti e varare provvedimenti volti a contrastare l`ulteriore sviluppo dell`inflazione. Mentre l`Intesa dei consumatori (che raggruppa le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) minacciano scioperi e mobilitazioni se l`Esecutivo non interverrà. «Secondo l`Istat – afferma il segretario dell`Adiconsum, Paolo Landi – l`aumento dei prezzi incide per la gran parte delle famiglie per un euro al giorno coprendo in pratica i rincari intervenuti per la tazzina di caffé e il cornetto, l`acqua minerale e il pane». Ma le cose secondo l`Adiconsum non stanno così: «Applicando il dato Istat del 2,3% su tre livelli di reddito tipo della famiglia italiana (12.000; 16.000; 25.000 euro) – sottolinea Landi – si avrebbe come risultato una maggiore spesa per i rincari rispettivamente di 240, 368 e 575 euro su base annua». E – aggiunge Landi – si tratta “di un dato che ognuno di noi può verificare assolutamente non veritiero e che in media significa per le famiglie una cifra almeno tre volte superiore».Se consideriamo che le retribuzioni o le pensioni hanno recuperato circa un 2,7%, mentre i prezzi sono aumentati dal 5 al 10%, conclude Landi, «significa che gran parte delle famiglie in mancanza di provvedimenti avranno una perdita reale del potere di acquisto che si tradurrà inevitabilmente in minor consumi e minor sviluppo». Pronti all`azione, intanto, gli associati dell`Intesa dei consumatori. «Di fronte alla sordità alle nostre responsabili disponibilità – si legge in una nota – sapremo come rispondere».
L`Acu (Associazione consumatori utenti), intanto, propone l`individuazione di due nuovi indici per il paniere.
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