Guerra sui dati dell`inflazione
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fonte:
- La Sicilia.it
Consumatori: sarà sciopero
Ultimatum al governo per il blocco degli aumenti tariffari
ROMA ? Fidarsi dell`Istat? Ma per favore… Umberto Bossi ha sparato ad alzo zero sull`Istituto centrale di statistica commentando i dati sull`inflazione dalle città campione: «Tutte le volte che diedero i numeri li diedero davvero, come ad esempio al tempo di Mussolini, quando mandarono in guerra il paese dicendo che avrebbe consumato meno carbone in guerra che in pace… Quindi fidarsi di certa gente… Diciamo che il dato che viene fornito è indicativo». Comunque, per il leader del Carroccio «una delle cose di cui dovremo preoccuparci è andare a vedere bene, ricordare a tutti che un euro vale 2.000 lire, non 1.000. Quindi, su certe cose bisogna fare dei patti». Intanto l`Adiconsum chiede all`esecutivo l`apertura di un tavolo per discutere gli aumenti tariffari. Obiettivo: congelare almeno per qualche mese gli aumenti e varare provvedimenti volti a contrastare l`ulteriore sviluppo dell`inflazione. Mentre l`Intesa dei consumatori (che raggruppa le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) minaccia scioperi e mobilitazioni se l`Esecutivo non interverrà. Ma ieri Berlusconi a Rimini, forse in risposta, ha precisato che il blocco delle tariffe pubbliche partirà dal 2003.
«Secondo l`Istat – afferma il segretario dell`Adiconsum, Paolo Landi – l`aumento dei prezzi incide per la gran parte delle famiglie per un euro al giorno coprendo in pratica i rincari intervenuti per la tazzina di caffé e il cornetto, l`acqua minerale e il pane». Ma le cose secondo l`Adiconsum non stanno così: «Applicando il dato Istat del 2,3% su tre livelli di reddito tipo della famiglia italiana (12.000; 16.000; 25.000 euro) – sottolinea Landi – si avrebbe come risultato una maggiore spesa per i rincari rispettivamente di 240, 368 e 575 euro su base annua». E – aggiunge Landi – si tratta «di un dato che ognuno di noi può verificare assolutamente non veritiero e che in media significa per le famiglie una cifra almeno tre volte superiore».
Se consideriamo che le retribuzioni o le pensioni hanno recuperato circa un 2,7%, mentre i prezzi sono aumentati dal 5 al 10%, conclude Landi, «significa che gran parte delle famiglie in mancanza di provvedimenti avranno una perdita reale del potere di acquisto che si tradurrà inevitabilmente in minor consumi e minor sviluppo». Pronti all`azione, intanto, gli associati dell`Intesa dei consumatori. «Di fronte alla sordità alle nostre responsabili disponibilità – si legge in una nota – sapremo come rispondere». L`Acu (Associazione consumatori utenti), intanto, propone l`individuazione di due nuovi indici per il paniere: il primo relativo alla fascia di reddito mensile pro capite fino a mille euro, il secondo relativo alla fascia di reddito medio-bassa di 2.500 euro. Ai due indici andrebbe aggiunta una rete di rilevazione civile, composta da 5mila soci di associazioni di consumatori, formati e coordinati da Istat e Antitrust. Sempre per sollecitare un intervento del Governo, l`Aduc ha inviato ai ministri dell`Economia, Giulio Tremonti e a quello delle Attività produttive, Antonio Marzano, una lettera con la quale denunciano «la situazione di stallo» in cui si trova il mercato dei consumi italiano. L`associazione chiede che «la risposta sia quella della concorrenza e del mercato. L`obiettivo – si legge in una nota – è aumentare la circolazione delle merci, le vendite e i consumi».
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