Il carovita sale al 2,3% ed è scontro
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fonte:
- Il Messaggero
Ma i consumatori premono sull?esecutivo: paniere inadeguato e tariffe da bloccare
Il carovita sale al 2,3% ed è scontro
I sindacati: il governo riveda l?1,4% programmato per i salari del 2003, o sarà battaglia
Un piccolo sussulto, solo uno 0,1%. Però in un mese caldo, in genere, per le temperature, ma tradizionalmente freddo quanto ad andamento dei prezzi (la fiammata, si sa, è roba d?autunno). L`inflazione d?agosto, invece, non si ferma, è ancora in salita: al 2,3% dal 2,2% di luglio secondo le rilevazioni rese note ieri dalle città campione, ma non solo. Il 2,3% viene ribadito anche se si considera, invece, una valutazione dei dati basata sul confronto degli indici. Il secondo metodo è generalmente il più usato dagli analisti, e sufficientemente attendibile. Anche se per avere indicazioni certe bisognerà comunque aspettare i dati dell`Istat, le rilevazioni preliminari del 28 agosto e quelle definitive del 16 settembre. Ma non è che si prevedano grandi consolazioni. Anzi, secondo la tendenza mostrata dal sistema di calcolo, si profilerebbe qualche possibilità in più che l`indice possa arrivare al 2,4% piuttosto che regredire al 2,2%.
Tra le città campione (dodici) quella con la variazione mensile al rincaro più consistente è Palermo con un +0,3%. Poi, molti capoluoghi con un incremento pari allo 0,2%. Prezzi invariati, invece, ad Ancona e Torino. E a Firenze il costo della vita ad agosto ha segnato una contrazione dello 0,2%.
Il 2,3% non ha, per la verità, sorpreso gli analisti. Più d?uno ne aveva già individuato possibili radici nel rincaro dei trasporti, innescato dell`aumento del petrolio. Tuttavia per valutare appieno la minaccia prezzi, dicono molti di loro, bisognerà attendere settembre, quando si scaricherà in pieno sui prodotti alimentari freschi (stavolta dai prezzi in lieve regresso) anche l`effetto a tenaglia di siccità e alluvioni. «Non mi sembra – afferma ad esempio da Bank of America il corresponsabile analisi europee, Lorenzo Codogno – che ci siano forti tensioni. Le prospettive di settembre e ottobre comunque non sono favorevoli». Un impatto sugli alimentari potrebbe infatti portare un aumento mensile a settembre dello 0,2% con l?indice al 2,5%: i livelli di marzo scorso. Un aumento dello 0,1% manterrebbe invece il tasso al di sotto del 2,4%. Ma lo scenario più pessimistico prevede anche un 2,6% di aumento ad ottobre per poi approdare a una graduale discesa e chiudere a fine anno con una media del 2,4%. Comunque superiore alle previsioni iniziali.
Non c?è da meravigliarsi, dunque, se i sindacati mettono con decisione le mani avanti: il governo riveda l`1,4% di inflazione programmato programmata nel Dpef per il 2003, dicono, perché non è realistico. E ammoniscono che useranno «tutte le armi possibili» per fare in modo che la stagione imminente dei grandi rinnovi contrattuali non parta, a loro modo di vedere, già azzoppata da un tetto reale agli aumenti dei salari, e solo virtuale sul fronte prezzi.
«Non c`è rischio inflazione. Allo stato attuale delle cose non prevedo un inasprimento significativo dell`inflazione», getta invece acqua sul fuoco il ministro alle Attività produttive Antonio Marzano, commentando i dati prima di intervenire ad un dibattito al Meeting di Cl a Rimini. Ma l?ex ministro ds Pieluigi Bersani, co-protagonista nello stesso dibattito, replica al volo: «Noi chiediamo una cosa semplice: che il governo alla ripresa dei lavori parlamentari si presenti alla Camera con una nota aggiuntiva al Dpef, che non tenga conto più delle previsioni fatte dall`esecutivo sul Pil, sul deficit e sull`inflazione», messe fuori corso dai dati.
Più che mai sul piede di guerra le associazioni dei consumatori: dall`Istat «viene la conferma delle preoccupazioni dei consumatori», dicono le associazioni dell`Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori). E rincarano: la situazione è «molto più grave di quella rappresentata dall`Istat e non può essere affrontata solo attraverso la costituzione di osservatori e di varie vigilanze della polizia annonaria». Al governo chiedono invece un immediato raffreddamento delle tariffe, ai cui aumenti viene imputata buona parte di responsabilità dell?andamento dell?indice. E si continua anche a chiedere a gran voce panieri alternativi e un confronto diretto con l`Istat. L`Istituto «ha ignorato la realtà italiana», accusa ad esempio l?Adoc. E Cento (Verdi) invita a rilanciare iniziative di ?sciopero della spesa“ simili a quelle già sperimentate con il pieno di benzina.
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