22 Agosto 2002

Costo della vita. L?Istat corre ai ripari

Costo della vita. L?Istat corre ai ripari mentre l?Eurispes conferma il lancio dell?osservatorio dei prezzi per il 1° settembre

Scoppia un?inflazione di polemiche

Governo nel mirino di opposizione e sindacati «Ha imbrogliato gli italiani, è una eurotruffa»

Roma. Promosso a pieni voti l?Istat, bocciata senza appello l?inflazione «fai da te che rappresenta un elemento di grandissimo disordine». Il responsabile delle Attività Produttive Antonio Marzano interviene con decisione per ridimensionare la querelle sul rincaro dei prezzi annunciando che, per mettere ordine nella giungla dei prezzi, è pronto a richiamare in servizio la polizia annonaria. Se il capogruppo di An alla Camera Ignazio La Russa difende l?operato del ministro affermando polemicamente che «è iniziata un?opera di trasparenza sui numeri Istat che negli anni scorsi è mancata», l?opposizione spara una raffica di accuse.
«Il governo ha pesanti responsabilità a partire dall?introduzione dell?euro» attacca Mario Lettieri, deputato della Margherita che indica un rimedio drastico. «Ora serve il blocco dei prezzi e delle tariffe almeno per i generi e i servizi essenziali».
Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, denuncia «l?eurotruffa perchè i dati sull?inflazione sono truccati per imbrogliare gli italiani», intima ai ministri Marzano e Tremonti di «rivedere il Dpef perchè i numeri di riferimento sono sbagliati» oppure di dimettersi per «manifesta incapacità» ed infine sollecita un vertice dell?Ulivo sull?emergenza inflazione.
Sul balletto delle cifre – 2,2% la previsione del governo, 2,4% quella di Eurostat per l?anno in corso – chiede chiarezza anche il leader dell?Udeur Clemente Mastella mentre Paolo Ferrero, responsabile economico di Rifondazione, rivela che il governo gioca con carte truccate. «Il dato reale a cui dovranno adeguarsi i salari – sottolinea – è almeno il doppio, se non il triplo dei dati Istat».
– I SINDACATI. Anche il fronte sindacale si agita. Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta polemizza con il ministro Marzano. Gli chiede di monitorare «le furbizie dei commercianti» che in alcuni casi avrebbero trasformato «i vecchi prezzi da mille lire a un euro tagliando il potere d?acquisto dei lavoratori». Per Luigi Angeletti (Uil) è giusto affidarsi all?Istat ma è necessario rivedere il paniere dei beni e dei servizi. Cisl, Uil ma anche Ugl e Cisal mandano un segnale al governo: l?inflazione costituirà un fattore decisivo nella verifica del patto per l?Italia. Tocca invece al segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, stroncare la previsione dell?inflazione programmata all?1,4% contenuta nel Dpef. Si tratta – avverte – di un dato partorito dalla «fantasia di Tremonti lo vedono pure i ciechi».
– I TECNICI. Novità anche sul versante dei tecnici. «La difesa dell?Istat mi sembra un atto di fede del ministro Marzano» polemizza il presidente dell?Eurispes, Giovanni Maria Fara, che ha confermato l?avvio dell?osservatorio sui prezzi il primo settembre. Ma intanto l?Istat corre ai ripari. E, attraverso il direttore del dipartimento statistiche economiche Andrea Mancini, annuncia che è possibile migliorare il paniere per la rilevazione dei prezzi.
– I CONSUMATORI. Intanto, dopo lo sciopero del 5 luglio contro il caro-spesa, i consumatori si rivolgono direttamente a Silvio Berlusconi. L`Intesa, che riunisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, ha chiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio nel timore di un forte incremento dei prezzi. «La situazione – si legge in una nota diffusa ieri – è più grave di quanto ufficialmente viene dato a sapere e incide fortemente sul potere d`acquisto delle famiglie a basso reddito». Per questo è necessario che il governo inrtaprenda «un`azione molto forte e responsabile, finalizzata al contenimento ed al calmieramento della situazione inflazionistica». L`Adusbef inoltre chiede la ricusazione del ministro delle Attività Produttive Marzano che presiede il consiglio nazionale dei consumatori ed utenti (Cncu) accusandolo di agire come «un Robin Hood alla rovescia» in danno di milioni di lavoratori e pensionati «truffati dai dati sbagliati sull`inflazione». Milano. La possibilità di un imminente, massiccio, attacco statunitense all?Iraq continua a condizionare i mercati internazionali del petrolio. Ieri, mentre aerei americani e britannici cominciavano a prendere di mira la difesa aerea irachena e le strutture di controllo e di comunicazione a circa 200 chilometri a sudest di Baghdad, per la prima volta dal maggio del 2001, il prezzo del greggio ha toccato a New York i 30 dollari al barile, sulla base dell?andamento dei contratti futures con consegna a settembre, con un aumento di 16 cents, ossia dello 0,5%, rispetto a ieri. Un aumento che, dopo l?apertura al ribasso ieri mattina all?International Petroleum Exchange di Londra (-12 cents a 27,14 dollari al barile), sottolinea ancora una volta il nervosismo che la questione-Iraq riflette sulle quotazioni internazionali. «Questi prezzi – commentano gli analisti – indicano che i traders sono convinti di un imminente, massiccio, attacco a Saddam Hussein». Affermazioni che destano preoccupazione, soprattutto se affiancate a quanto rilevato, sempre oggi, dall?International Energy Agency (Iea), secondo la quale un prezzo del petrolio attestato su 30 dollari al barile potrebbe pregiudicare la ripresa economica mondiale.
Ma a portare verso l?alto i prezzi del greggio, che in questi giorni hanno comunque sempre sfiorato cifre record, ha contribuito anche l?incertezza sui dati che l?American Petroleum Institute diffonderà sulle scorte Usa. Dati che – prevedono gli analisti – dovrebbero registrare il terzo consecutivo calo settimanale.
Intanto, in attesa di vedere quale sarà il prossimo scenario politico-militare in Medio Oriente, le compagnie petrolifere americane hanno radicalmente diminuito, negli ultimi 5 mesi, le importazioni di petrolio dall?Iraq, mettendo ancora più in difficoltà il presidente Saddam Hussein. Una decisione che potrà contare sulla ?coperturà dell?Opec, che si è dichiarata disponibile a subentrare con sue forniture alla chiusura Usa al greggio iracheno.
Secondo le Nazioni Unite le esportazioni irachene di petrolio la scorsa settimana sono aumentate del 63,6% (7,2 milioni di barili), al ritmo di 1 milione di barili al giorno.

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