5 Agosto 2002

SANITÀ, LA POLEMICA

Da oggi si pagherà per alcuni farmaci, prima previsti nella fascia «A» e passati ora a carico dei cittadini. Ma anche se la delibera varata dalla Regione ufficialmente è in vigore già da questa mattina, proprio in previsione del ciclone che porterà con sé il delisting, sono stati già preannunciati alcuni giorni di tolleranza, almeno la prima settimana. Poi la scure si abbatterà anche su migliaia di pazienti napoletani. Dopo la Sardegna e il Lazio, infatti, che hanno già cancellato dal primo agosto (per il contenimento della spesa sanitaria) alcuni farmaci dall?elenco di quelli erogati a carico del servizio nazionale, da venerdì 9 agosto (quindi con cinque giorni di margine), anche in Campania 500 medicinali di largo uso e per varie patologie, passeranno dalla fascia «A» alla «C». Saranno, cioé, pagati dai pazienti.
Si preannuncia una settimana bollente per l?approvvigionamento di medicinali. Gli scaffali della farmacie saranno saccheggiati dalle categorie più deboli tra i malati, soprattutto anziani e indigenti alla ricerca di fiale, pillole o pomate abituali prima di essere poi costretti a pagare il prezzo intero per averle. Immediata e dura la reazione di molte delle categorie coinvolte: federazione italiana medici di famiglia, Federfarma, Tribunale per i diritti del malato e Codacons, l?associazione a tutela dei diritti del consumatore. «Da settimane si parla del medico di famiglia come di uno spendaccione – puntualizza Angelo Castaldo, segretario regionale generale della Fimmg – perché iperprescrittore. La delibera sul delisting, secondo noi tende a delegittimare il medico di famiglia e la sua professione, amputando parti della sua attività assistenziale e affidando ad altri tali attività». Nella fascia «C» rientrano anche medicinali che servono per curare malattie diffuse come la psoriasi, l?asma, l?ipertrofia prostatica e l?emicrania. Per chi soffre di queste patologie c?è la possibilità di avere i farmaci ancora gratuitamente ma solo dopo aver ottenuto da uno specialista il cosiddetto «piano terapeutico». C?è un?altra grossa fetta di popolazione che subirà in prima persona l?effetto del delisting: le donne, adolescenti e non, che fanno uso di contraccettivi. Infatti per averli dovranno presentarsi ai centri materno-infantile, altrimenti li pagheranno a prezzo pieno. Infine, le terapie antibiotiche iniettive, saranno divise in due fasce assistenziali: se il paziente è curato fuori dall?ospedale ha diritto soltanto ai farmaci di cui è commercializzato il prodotto generico. Se curati in ospedale potranno avere anche gli antibiotici coperti da brevetto, ma solo se erogati dalle farmacie delle aziende sanitarie.
«C?è un altro problema – conclude Castaldo – in tema di farmacovigilanza. Molti, che usano antiallergici potrebbero ricorrere ai cortisonici ad alti dosaggi con inevitabili effetti secondari. Infine, si parla di dare il ricettario verde – invece di applicare la delibera regionale 1018 agli specialisti, quali induttori della spesa farmaceutica – ai posti di pronto soccorso così da evitare controlli e buttare a mare i sanitari della guardia medica. L?unica cosa sensata, quindi, sarebbe rivedere completamente la delibera».

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