Pressing su beni dell`Argentina
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA – Dieci piccoli risparmiatori contro uno Stato sovrano, anzi due. È questa la “missione impossibile“ del Comitato Creditori Argentina che ha ottenuto pochi giorni fa la clamorosa pronuncia del Tribunale di Roma che consente il sequestro «dei beni mobili e immobili e dei crediti della Repubblica Argentina, in Italia e all`estero». I dieci risparmiatori, guidati dall`avvocato Mauro Sandri, per cercare di recuperare la loro esposizione sui bond argentini – pari a circa 2,3 milioni di euro – puntano a pignorare un finanziamento «approvato da un organo dello Stato italiano» nei confronti dell`Argentina. Il Comitato, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri a Roma, di più non dice sul tentativo di blitz che cercherà di effettuare forse già dalla prossima settimana. Ad uno dei consulenti legali incaricati sfugge solo l`indicazione che «i doni non rientrano nella non pignorabilità». Possibile anche un tentativo di blocco di un immobile, di proprietà dello Stato argentino, che non rientra però nella riserva della extraterritorialità. La strategia però resta coperta da riserbo anche per cercare di evitare quello che viene definito il pericolo principale: un intervento dell`Avvocatura dello Stato. Il default della Repubblica Argentina a dicembre ha coinvolto circa 350 mila risparmiatori, secondo le stime delle banche italiane, esposti nei confronti dei titoli del debito argentino per un ammontare complessivo di oltre 12 miliardi di euro. Il Comitato commenta con soddisfazione quindi l`ordinanza del giudice Izzo del Tribunale di Roma secondo la quale l`immunità degli Stati esteri non vale quando esercitano «un`attività meramente privata». Secondo l`ordinanza «l`emissione statale di titoli obbligazionari è attività di natura meramente privata e i rapporti che ne derivano sono rapporti obbligatori di diritto privato». La decisione del Tribunale di Roma prende come riferimento normativo una convenzione tra Italia e Argentina siglata nel `90, poi ratificata con legge, sulla protezione degli investimenti nei due Paesi. La convenzione, scrive il giudice, prevede che le controversie tra uno dei due paesi e un investitore dell`altro siano sottoposte alla giurisdizione dello Stato in cui si trova l`investimento. Nel caso dei bond argentini, trattandosi di titoli mobiliari, il luogo è «quello in cui si trovano i titoli rappresentativi dell`investimento stesso». L`agguerrito comitato ora «minaccia» tutti i futuri rapporti commerciali o aiuti dell`Italia all`Argentina: l`ordinanza del giudice romano non ha scadenza e tutti i futuri rapporti economici sono sequestrabili secondo Sandri. C`è poi una linea di credito tra Italia e Argentina bloccata dal ministro Tremonti, in attesa della pronuncia del Fondo monetario sulla ristrutturazione del debito argentino che, secondo il comitato potrebbe essere «aggredita». Il comitato prende poi le distanze da altre associazioni dei consumatori che puntano ad azioni penali nei confronti delle banche italiane. Secondo Sandri il debitore è lo stato Argentino e prendersela con gli intermediari non avrebbe senso. Scettico sull`iniziativa dei dieci piccoli risparmiatori è il Cita, il comitato promosso da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori che definisce il sequestro dei beni argentini come «un pignoramento su Marte» messo in atto per illudere i risparmiatori sulla possibilità di rientare in possesso dei propri investimenti.
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