Argentina, partono i pignoramenti
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fonte:
- Il Messaggero
Argentina, partono i pignoramenti
La prossima settimana l?ufficiale giudiziario busserà al Tesoro italiano a caccia di fondi
ROMA ? L?ufficiale giudiziario busserà a metà della prossima settimana al portone di Via Venti Settembre. Non si interesserà alle sedie e alle scrivanie, tralascerà anche le auto blu e i computer, per concentrarsi invece sul bilancio dello Stato, che per così dire “abita“ proprio al ministero dell?Economia. Tra le tante voci di questo ponderoso documento ce n?è anche una da circa 2,6 milioni di , uno stanziamento riservato proprio all?Argentina in una delle tabelle della Finanziaria 2002, e già reso operativo.
È questo il primo gruzzolo su cui intendono mettere le mani i risparmiatori italiani che nei giorni scorsi hanno strappato una clamorosa sentenza al tribunale di Roma, ottenendo il sequestro conservativo dei beni di Buenos Aires sia in Italia sia all?estero. Tra i beni rientrano anche i crediti e i finanziamenti decisi da Paesi come l?Italia.
I dieci creditori, che nel blocco dei titoli di Stato di Buenos Aires hanno visto svanire un milione e mezzo di euro, non prenderanno materialmente i soldi, almeno per stavolta: l?ufficiale giudiziario si limiterà a consegnare il provvedimento di sequestro, indicando gli estremi dei fondi che si intende pignorare.
A quel punto la somma sarà di fatto bloccata, e lo Stato si ritroverà in una poco simpatica condizione che in termini giuridici si definisce del “terzo sequestrato“. Potrà però opporsi in tribunale; ugualmente potrà andare dal giudice e fare reclamo contro l?ordinanza di sequestro la Repubblica argentina, che finora non si è presentata ed è stata per questo dichiarata contumace.
La vera battaglia quindi inizia adesso, fuori e dentro le aule del tribunale. Ne sono consapevoli i risparmiatori del comitato, e gli avvocati che li rappresentano. La loro strategia è duplice. Da una parte si punta ad “aggredire“ concretamente una somma tale da garantire i dieci che hanno vinto il ricorso: e il primo finanziamento individuato è sufficiente, visto che il giudice tenendo conto di interessi e spese ha riconosciuto loro 2,3 milioni (una volta e mezzo l?importo dei titoli). Le visite dell?ufficiale giudiziario riguarderanno probabilmente anche altre sedi istituzionali, oltre al palazzo del Tesoro: questo per maggiore sicurezza di centrare l?obiettivo.
Ma l?offensiva è anche di lungo periodo: altri risparmiatori potranno ottenere ordinanze simili e quindi cercare beni da pignorare. Nel mirino c?è un più cospicuo finanziamento da 100 milioni di euro, a favore delle piccole imprese argentine, deciso nel gennaio scorso ma poi bloccato dal ministro Tremonti in attesa di un accordo tra Buenos Aires e Fmi. E si valuta anche la situazione di un immobile che potrebbe sfuggire al vincolo dell?extraterritorialità.
Ma come ha spiegato Mauro Sandri, presidente del comitato, i risparmiatori contano sul fatto che l?ordinanza di sequestro non ha scadenza, e quindi intendono prendere di mira qualsiasi flusso di denaro riferibile all?Argentina che in futuro transiti dall?Italia. Insomma non daranno tregua, a meno che non si arrivi ad una soluzione “politica“ che salvaguardi i diritti degli interessati. Della quale però al momento non vedono traccia: le banche italiane, fanno notare, non sono riuscite neanche a farsi riconoscere come interlocutori del Fondo monetario nella gestione della crisi.
Sulle possibilità di successo della guerra giudiziaria lo stesso comitato si dichiara cauto, pur rallegrandosi della prima battaglia vinta, che a suo avviso rappresenta un precedente importantissimo. Ed è chiaro che l?ordinanza del tribunale di Roma al di là degli effetti giuridici rappresenta una forma di pressione verso l?Argentina e lo stesso governo italiano, in vista di una eventuale transazione.
Scettici sul sequestro sono invece quattro associazioni di consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) che vorrebbero piuttosto agire nei confronti delle banche. E ha dei dubbi il tributarista Victor Uckmar, «anche in considerazione dell` entità del debito pubblico espresso in titoli di Stato».
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