26 Luglio 2002

Argentina, sequestrabili anche i beni all?estero

Ad ampio raggio l?ordinanza che accoglie il ricorso di un gruppo di investitori coinvolti nel blocco del debito pubblico di Buenos Aires

Argentina, sequestrabili anche i beni all?estero

Dopo la vittoria al tribunale di Roma i creditori pronti ad agire contro il governo italiano




ROMA ? Beni mobili, immobili e crediti della Repubblica argentina in Italia e all?estero. In teoria non c?è che l?imbarazzo della scelta per i 350 mila italiani rimasti incastrati nel blocco del debito pubblico di Buenos Aires: l?ordinanza emessa dal giudice Izzo del tribunale di Roma è forse anche più netta ed ampia di quanto immaginassero gli stessi creditori che hanno presentato ricorso. Naturalmente questo non vuol dire che la strada sia in discesa, e che il sequestro conservativo possa avere conseguenze pratiche immediate. Lo stesso comitato protagonista dell?iniziativa giudiziaria ne è consapevole e si prepara ad una lunga battaglia; ma il pronunciamento della magistratura ha suscitato un sussulto di buon umore nei risparmiatori coinvolti. Non sembra vero, a chi per mesi ha dovuto ingoiare solo brutte notizie, avere almeno qualcosa in cui sperare.
E in effetti l?ordinanza, ottenuta dopo il ricorso presentato da Mauro Sandri e altri nove investitori (rappresentati dagli avvocati Mazzuti, Bassi e Lozupone) qualche spiraglio lo apre. In primo luogo perché stabilisce che lo Stato argentino, almeno limitatamente a questa vicenda, ricade nel campo di azione della giustizia italiana: l?immunità infatti, argomenta il giudice, vale per le attività «dirette alla realizzazione dei fini pubblici», mentre l?emissione di titoli obbligazionari viene considerata «attività di natura meramente privata». E la correttezza di questa impostazione sarebbe confermata anche dall?articolo 8 dell?accordo sulla promozione e protezione degli investimenti, stipulato nel 1990 tra Italia ed Argentina.
Stabilito questo principio, il provvedimento delinea la situazione in cui si trovano i cittadini che hanno fatto ricorso: impossibilitati ad esigere il proprio credito e minacciati da una crisi economica argentina che per loro «rappresenta un vero e proprio depauperamento del patrimonio». Anche perché «i piani di rinegoziazione del debito pubblico sono limitate al mercato domestico e non includono quindi gli investitori di altri Paesi». Su questo punto, per inciso, la posizione del governo di Buenos Aires è che ogni nuova decisione sul debito è subordinata al buon esito delle trattative con il Fondo monetario internazionale.
Quindi, via libera: i risparmiatori hanno diritto al sequestro singolarmente, per una cifra pari al proprio credito «maggiorato in misura del 50 per cento per interessi maturati e maturandi, e per le spese». Ma cosa si può sequestrare? Per il giudice «evidentemente i beni pignorabili in quanto non vincolati nella destinazione a fini pubblici».
Naturalmente fin dall?inizio nessuno faceva affidamento sulla possibilità di mettere le mani sul palazzo dell?ambasciata. L?attenzione del comitato (che ha anche un sito Internet: www.creditoriargentina.it) si concentra su somme destinate a Buenos Aires, che attualmente si trovano nelle casse di altri governi tra cui quello italiano. Ulteriori azioni giudiziarie potrebbero partire già nei prossimi giorni: e stavolta la controparte saranno soggetti dell?amministrazione pubblica italiana.
Il pronunciamento ha intanto scatenato le reazioni polemiche di un altro comitato, che raccoglie alcune associazioni di consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc). Queste ritengono irrealistica la via del sequestro e se la prendono invece con le banche, annunciando denunce alla Consob, alla Banca d?Italia, alla magistratura e al governo.
Approccio opposto a quello di Sandri e compagni (tutti coinvolti in prima persona nel crack), i quali pensano all?azione contro gli istituti bancari solo come ad una soluzione di riserva: in ogni caso nel mirino ci sarebbero non le singole banche italiane ma il cartello di istituti internazionali che hanno gestito il collocamento del debito argentino.

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