9 Luglio 2002

Perché diciamo no agli Ogm

Coldiretti: perché diciamo no agli Ogm

L`associazione ha scelto la strada della trasparenza e la «tolleranza zero»


È di questi giorni il riaccendersi il dibattito sugli organismi geneticamente modificati e sulle conseguenze della loro introduzione. Di certo quello che manca è un quadro davvero chiaro della situazione, con l`evidenziazione degli elementi positivi e di quelli negativi secondo una lettura obiettiva e non di parte. E così di fronte alla risoluzione della FAO che vede nello sviluppo del biotech una possibilità di soluzione per la fame nel mondo, più di una voce si è levata per evocare scenari inquietanti. Altra cosa certa è che i consumatori conoscono molto poco degli OGM e che chi ne sa qualcosa è in linea di massima contrario o preoccupato. In particolare le perplessità si accavallano sull`utilizzo in agricoltura mentre sull`impiego delle biotecnologie ad uso medico le contrarietà spariscono. Una situazione di incertezza rispetto alla quale si registrano prese di posizione interessanti, quali quelle di Barilla da una parte e del cartello di associazioni che si è formato per difendere i prodotti tipici, all`insegna del “No OGM“ dall`altra. Date le premesse dell`incertezza scientifica che sta attorno al problema delle possibili conseguenze negative dell`introduzione degli OGM nell`ambiente e nella nostra dieta, si punta a rendere distinguibili e rintracciabili le filiere, operando per una trasparenza nei confronti dei consumatori che devono essere messi nelle condizioni di sapere che cosa stanno acquistando o consumando, potendo scegliere tra OGM o non OGM. E di fronte a scelte che mirano a tutelare i diritti dei consumatori e che mettono le grandi aziende dell`agroalimentare nella condizione di rifiutare materie prime contenenti OGM, anche Coldiretti ha scelto la linea della chiarezza, dicendo No agli OGM e sostenendo la politica della “tolleranza zero“, a tutela delle proprie imprese agricole e a difesa dell`intera filiera, che si spinge, coerentemente con il ruolo di forza sociale, sino al consumatore. Non è chiaro infatti come sia possibile sviluppare una filiera “OGM Free“ se già a monte, dal seme, si introduce il concetto di percentuali di tolleranza, di accidentalità, di contaminazioni. È la scelta di “semina sicura“ quella cui invece punta Coldiretti, affinchè sia possibile assicurare materiale sementiero esente completamente da OGM e quindi coltivare con tranquillità ed immettere prodotti sul mercato con una chiara connotazione e con la rispondenza alle richieste dei consumatori. La quale cosa deve stimolare determinati ragionamenti e processi: ad esempio, perchè accettare di produrre OGM quando il mercato non li richiede, soprattutto quando il mercato di riferimento per la nostra agricoltura e l`agroalimentare italiano, è quello dei prodotti di qualità, tradizionali, ad elevato valore aggiunto di servizi e di garanzie? La creazione di una filiera OGM Free deve essere occasione per affermare la professionalità degli operatori del settore, ad iniziare dalle ditte sementiere, che devono garantire alla fonte la caratteristica dei semi commercializzati. Devono far riflettere le considerazioni del maggior gruppo alimentare italiano, a favore di una filiera esente da organismi geneticamente modificati, quale scelta strategica di posizionamento sul mercato, coerente con l`immagine aziendale e rispettosa delle aspettative dei consumatori. Per la genuinità delle produzioni si schiera anche la Cna Alimentare, che ha firmato un protocollo d`intesa sull`argomento insieme a Coldiretti, Adiconsum, Acu, Codacons, Federconsumatori ed altre Associazioni di rappresentanza di consumatori e cittadini, ribadendo per voce del proprio presidente, Sandro Moscardi «che le scelte devono essere fatte a fonte, non tollerando le contaminazioni da OGM».
Per Coldiretti, per le imprese di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti agricoli italiani, l`utilizzo di OGM rischia di non essere competitivo, imponendo un confronto sul piano dei costi molto alto. Costi sostenuti a prescindere dagli orientamenti del mercato, che, ad oggi, respinge i prodotti OGM e richiede invece le produzioni di qualità, tradizionali, che rappresentano la forza della nostra agricoltura e che occorre salvaguardare nella loro specificità biologica da ogni contaminazione che ne metta a rischio l`identità. Una salvaguardia che per Coldiretti rende ancora più necessario affrontare il tema della rintracciabilità obbligatoria delle produzioni agricole, che significa “obbligatoriamente“ partire dalla produzione, dal campo, e non dalla fabbrica nel “tracciare“ i prodotti agroalimentari, rendendo credibile l`etichetta che ne diviene una vera “carta d`identità“ e ne sottolinea il legame con il territorio e con l`impresa di produzione, anche in un mercato globale.

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